Capitolo 1
Chi l'ha detto che un gatto non può fare delle scelte? Io per esempio ne ho fatte spesso, ma mai avrei immaginato di trovare una famiglia che mi corrispondesse in modo perfetto. A distanza di cinque case con un angolo alla fine ho trovato i miei amici preferiti: marito moglie e un figlio già grandicello. E poi tre belle gatte e un gatto semisiamese. Sono un Nibelung grigio con occhi verdi, un gatto di un certo livello, ma la signora preferisce il suo Amadeus che alla fine se n' è andato per la mia assidua presenza. E questo fatto ha impedito che lei mi volesse un gran bene sin dall' inizio.
Com' è iniziata la mia storia?
Gironzolavo per la strada ed entravo
nelle case. In alcune mi sentivo padrone, ma ero sempre incerto e tornavo dalla mia padrona che mi tagliava le unghie, mi accorciava il pelo il più delle volte in modo grossolano, mi dava dei croccantini non di alta qualitá e mi portava per due mesi nella casa al mare dove me ne stavo appollaiato in attesa che giungesse settembre. In più dovevo sopportare le avances del cane Sansone che era la metà di me quanto a stazza. Non mi sono mai spiegato perchè gli avessero dato quel nome.
Cercavo qualcosa di meglio, ma dopo assenze che duravano da poche ore
fino a mezza giornata, tornavo a casa. Finalmente un giorno durante le mie peregrinazioni per terrazze intravidi su
un balcone due belle gatte; una favolosa con quei tre colori: rosso
nero e bianco. A volte quando si godeva il fresco sulla colonna del villino antistante la casa, i passanti la chiamavano principessa e lei se ne faceva un vanto. Una volta nel giardino dei vicini dove si trovavano
due cani, maschio e femmina, mentre il maschio le andava dietro e abbaiava, si era voltata, l' aveva guardato e lui si era ritirato. Che temperamento!
Lila e Puffina inseparabili, la seconda all' ombra della prima, ogni tanto a litigare per il possesso di una sedia.
Lila era la madre adottiva e a sua volta adottata ( in verità presso quella famiglia i gatti erano quasi tutti adottati).
La figlia di Puffina, Cosetta, se ne stava in disparte, perchè le due la snobbavano. E lei, la scacchierina con quelle macchie rosse e gialle sulla pancia, appena giungeva la primavera si affannava a cacciare e portare in dono ogni tipo di preda.
Veniamo a me. Me ne stavo sotto il sole cocente di giugno sul terrazzo prospiciente il cucinino. Ogni tanto mi gettavano dei croccantini, ma io
volevo di più. Con un grande salto da un angolo del terrazzo un giorno raggiunsi il balcone col rischio di
catapultarmi in giardino. Continuai così per giorni. Ecco, il primo traguardo era raggiunto e altri mi aspettavano. A poco a poco fui accettato, ma le due gatte dominanti mi soffiavano, Lila di continuo. Puffina di nascosto ammiccava, ma poi seguiva l'esempio di Lila.
Il peggio però doveva ancora venire.
La nuova famiglia dove facevo soste sempre più lunghe, col trascorrere del tempo cercò di capire da dove giungessi e alla fine scoprì che per la mia padrona ero Arturo e per altri
Gaetano e soprattutto che abitavo
vicino.
Ecco giunti i guai; sentivo di dover fare la scelta decisiva, ma non ne ero
capace. Cominciai a soffrire di una
dermatite che mi ricoprì parte del corpo e tutta la coda. Il mio nuovo
amico, amichevolmente Totu, che mi aveva dato il nome Totino, mi ripuliva di continuo. Questo non bastò.
Nessuna cura faceva effetto, un bel collare mi cingeva il collo e non potevo raggiungere la famiglia
preferita. La signora si recò a casa della mia padrona per sapere cosa mi fosse accaduto e viste le mie condizioni e il mio desiderio la pregò di farmi andare con lei per un' ora.
Avevo il collare. Prima di andare però mi avvicinai alla mia padrona per chiederle il permesso. La mia cara megera annuì; devo ammettere che
anche lei mi era affezionata ed io
pure. Mancai per meno di un'ora. Pochi giorni dopo la mia padrona mi
trasferì in campagna presso un suo fratello a pochi chilometri dal paese.
Non ce la faceva più a tenermi in quelle condizioni, ma non aveva avuto il buon senso di darmi a Totu. E dire che pochi giorni prima le avevano manifestato il desiderio di prendersene cura. Aveva detto di no. Li aveva poi informati dell' allontanamento forzato.
Non avrebbero mai saputo quanto avevo sofferto nei giorni successivi.
Pochi giorni e la vita in campagna in compagnia di galline maiali e cani mi risultò insopportabile. E poi il mio
male non si attenuava. Nel frattempo
mi si era abbassato un orecchio, avevo perso qualche dente ed ero infelice. Presi la mia decisione e cercai la via di casa.
Mentre attraversavo campagne di
giorno e di notte col rischio di incontrare qualche volpe affamata o addirittura qualche lupo ripensavo alla vita di prima. Nelle soste cercavo di consolarmi e poi riprendevo il cammino. Quattro cinque chilometri
poi metri mi separavano da casa.
Quando giunsi al paese e mi sentii quasi al sicuro un pensiero orrendo mi percorse la mente. La megera mi avrebbe rispedito in campagna e i
miei amici non eramo degni di
considerazione se avevano permesso
che mi mandasse via.
Imboccai la via opposta a quella di casa e sebbene la nostalgia si facesse sentire spesso, tenni fede al
mio proposito. Non mi avevano voluto e io non li volevo. Trovai una famiglia che mi accolse, anche perchè forse a contatto con la natura e lontano da quelle famiglie tra le quali mi sentivo diviso, ero quasi guarito, pronto a ricominciare una nuova vita.
C' era una bambina che cominciava a farsi volere bene.
Ma le mie avventure non erano ancora finite.
Un giorno dopo tre mesi dall' allontanamento, la nuora della mia padrona era in quelle zone dove mi
trovavo, per la questua casa per casa per la festa patronale.
- Ma quello è Arturo?
Questo il primo giorno.
Dopo qualche giorno passa di nuovo e mi vede.
- Ma quello è Arturo.
Fine della storia.
Mi riportò a casa. In fondo non mi dispiacque; era la mia casa.
Anche dopo, di tanto in tanto, sarei tornato a trovare la mia padrona.
Subito l' affetto per i miei vicini e le care gatte si manifestò con forza tanta forza.
Una sera la signora, tornata a casa, aveva aperto la porta d' ingresso e poi aveva messo l' auto in garage.
Salita su mi aveva trovato sul tappeto d' ingresso ( in genere lo stropicciavo quando ero allegro).
Sulle prime pensò fossi un fantasma, poi annunciò il mio arrivo con grande gioia. Mi fecero grandi feste. Le gatte mi salutarono con un bel soffio. Ma anche quello era sentirsi in famiglia. Ormai la mia storia volge al termine.
I figli della mia padrona la convinsero ad affidarmi alla famiglia che io adoravo.
Una volta lei incontrò Totu e gli chiese come stavo. Totu rispose: - È felice.
Lei ribattè: - E che sia felice- con un filo di disappunto. E felice sono stato per lunghi anni, ma sempre un po' acciaccato. Totu non ha smesso di
togliermi ogni minima crosticina, di pettinarmi e di spendere una barca di soldi per me con la piena approvazione di moglie e figlio.
Vuoi mettere però la gioia che gli ho dato in cambio, soprattutto durante le passeggiate io e lui mentre la gente guardava sorpresa?
Chi l' ha detto poi che a spasso si portano solo i cani? E al guinzaglio. Io non ho mai avuto guinzaglio, sono stato un gatto libero che si accompagnava al suo migliore amico.
Lila è rimasta sempre la matrona e non ha mai smesso di manifestare la sua superiorità. Ha continuato lei a soffiarmi e io ad ignorarla. Con Puffina alla fine siamo riusciti a
mangiare nello stesso piatto. All' inizio preferiva il gatto biondo della vicina di casa, ma sono convinto che mi ha sempre voluto bene.
L' hotel è a cinque stelle e i padroni ci servono con gentilezza e amore.
Non c' è niente di meglio per essere felici.
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Un insolito viaggio di andata e ritorno
È la storia di Olivia giovane scrittrice freelance, che non riesce più a scrivere storie emozionanti. La sua editrice le dice che deve ritrovare la sua vena perché i suoi personaggi, nelle ultime storie, avevano perso carattere. Le consiglia di andare in mezzo
Codice aperto- L'algoritmo a palazzo
CODICE APERTO- L’algoritmo a PalazzoSono le 9 di lunedì 13 aprile quando accendo il registratore davanti al municipio. Il cartello con il nome del nuovo sindaco è già affisso all'ingresso: Alba Rizzo. Lo leggo ad alta voce, per verificarne la consistenza. Ness