Capitolo 3 – Il Rituale della Cena e della Spiaggia
Uscirono dalla casa che la sera era ormai scesa del tutto. Quel primo incontro del pomeriggio aveva spazzato via ogni residuo di tensione: non c'era più l'ansia del ricongiungimento, ma la grazia distesa di chi si è appena riconosciuto nel corpo dell'altro.
Il tavolo nell'angolo più riservato della trattoria era coperto da una tovaglia di lino grezzo e illuminato soltanto dalla fiamma bassa di una candela. Dentro l'aria era calda, impregnata del profumo del pane appena sfornato, di olio buono, rosmarino e sughi sobbolliti a fuoco lento.
Per Alba e Ovidio, quella cena fu un rituale di vicinanza serena. Il cibo — la semplicità sapiente del pescato del giorno, la consistenza morbida di una pasta fatta a mano — veniva scoperto con un'attenzione devota. Ad accompagnarlo, un vino rosso corposo che profumava di ciliegia matura e spezie dolci. Ogni sorso scendeva lento nel petto, lasciando un tepore profondo che scioglieva i muscoli.
Si guardavano sopra il bordo dei calici, scambiandosi sorrisi complici. Quando le loro dita si cercavano sulla tovaglia tra un piatto e l'altro, il contatto portava ancora il ricordo e la gratitudine per il piacere condiviso poche ore prima.
«Hai un'aria diversa» mormorò Ovidio, sfiorando con lo sguardo i tratti rilassati di lei.
«Ho solo smesso di pensare» rispose Alba sorridendo, portando il calice alla bocca. «Tutto ha un sapore più denso quando non si ha fretta.»
Terminata la cena, la notte li accolse con il suo respiro salmastro.
La spiaggia era completamente deserta, una striscia scura segnata soltanto dal luccichio bianco della risacca. L'aria di mare era pungente, ma il freddo non arrivava a toccarli. Ovidio aprì il bottone del suo cappotto per avvolgere Alba, attirandola contro di sé. Lei si rifugiò in quel calore con un sospiro di sollievo, appoggiando la testa sulla sua spalla mentre camminavano a passo lento sul bagnasciuga.
In quell'abbraccio in movimento, con il suono ritmico del mare negli orecchi e il sapore del vino ancora sulle labbra, il mondo esterno svaniva del tutto. Non c'erano decisioni da prendere: soltanto la certezza solida di un corpo ricettivo e la bellezza pura di un momento perfetto.
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