Capitolo 1 – L'Attesa e la Soglia
Fuori, il vento di mare piegava i pini marittimi contro il cielo grigio della costa, mentre a più di quattrocento chilometri di distanza, da dove lui era partito all'alba, la nebbia ricopriva ancora i campi della pianura. Dentro la piccola casa che Alba aveva affittato per quel incontro a metà strada, il tempo sembrava scorrere a un'altra velocità, misurato solo dal crepitar lieve del parquet sotto i passi e dal ronzio discreto del frigorifero.
Alba era in piedi accanto alla finestra, una tazza di tè scuro tra le mani. A sessantasei anni, la vita le aveva tolto diverse illusioni, ma le aveva restituito il possesso del proprio corpo: il divorzio, avvenuto quattordici anni prima, era stato un terremoto lento che le aveva lasciato una casa troppo grande, una figlia ormai indipendente nella grande città e una libertà pulita, priva di rancore.
Guardò l'auto di Ovidio accostare sul viale di ghiaia. Il cuore le fece un piccolo salto, non con l'ansia cieca dei vent'anni, ma con una gioia profonda, radicata nella consapevolezza di quanto fosse raro e prezioso quello che stavano per rubare al mondo.
Ovidio spense il motore. Rimase nell'abitacolo per qualche secondo, le mani ancora strette sul volante. A sessantanove anni, le tempie ormai del tutto d'argento, aveva una carriera solida e un matrimonio che non era una prigione, ma un'abitudine consolidata, un patto di lealtà afona che non aveva intenzione di distruggere. Eppure, ogni volta che vedeva Alba, la sensazione di tornare a respirare a pieni polmoni si faceva fisica, quasi dolorosa.
Quando la porta di casa si aprì, Ovidio era già sul pianerottolo.
Non ci fu un abbraccio irruente. Si guardarono negli occhi per un lungo istante, studiando le piccole tracce che i mesi di lontananza avevano lasciato sui loro volti: una ruga d'espressione più marcata attorno agli occhi di lui, un taglio di capelli leggermente diverso per lei.
«Sei stanco» disse Alba, la voce morbida, priva di qualsiasi appunto.
«Ho guidato piano» rispose Ovidio, varcando la soglia. «Volevo abituarmi all'idea di essere qui.»
Appoggiò la borsa di pelle all'ingresso e si tolse la giacca. Alba gli si avvicinò senza fretta. Gli posò le mani sulle spalle, sentendo la rigidità del viaggio accumulata nei muscoli del collo. Le sue dita, esperte e delicate, iniziarono a massaggiare con lentezza la base della nuca di lui. Ovidio chiuse gli occhi e lasciò cadere la testa all'indietro, emettendo un lungo sospiro che pareva sciogliere le centinaia di chilometri percorsi.
«La vita che ci siamo costruiti è tutta là fuori, Alba» mormorò lui, riaprendo gli occhi per fissare i suoi, intensi e chiarissimi. «I figli, le responsabilità, le cose giuste da fare. Là fuori siamo due persone irreprensibili.»
«Ma qui dentro siamo solo noi» rispose lei, sfiorandogli l'incavo della guancia con il pollice. «E non dobbiamo giustificarci con nessuno. Nemmeno con noi stessi.»
Ovidio le prese la mano, portandosela alle labbra per baciarne il centro del palmo.
Il contatto della sua barba ruvida sulla pelle sensibile di Alba fece scattare una scarica elettrica, sottile e calda, che corse lungo le braccia di entrambi. Non c'era la premura di chi deve dimostrare qualcosa, ma l'attenzione meticolosa di chi vuole assaporare ogni istante, sapendo bene che il tempo a loro disposizione era un bene finito, recintato da date di scadenza inamovibili.
«Mi sei mancata fin nei pensieri più piccoli» disse Ovidio, attirandola a sé con una dolcezza fermissima, avvolgendole la vita con le braccia per far combaciare i loro petti.
Alba appoggiò il viso nell'incavo del suo collo, respirando l'odore familiare di tabacco dolce, cuoio e aria fredda che lui portava con sé. «Adesso sei qui. Il resto non esiste fino a domani.»
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Un insolito viaggio di andata e ritorno
È la storia di Olivia giovane scrittrice freelance, che non riesce più a scrivere storie emozionanti. La sua editrice le dice che deve ritrovare la sua vena perché i suoi personaggi, nelle ultime storie, avevano perso carattere. Le consiglia di andare in mezzo
Codice aperto- L'algoritmo a palazzo
CODICE APERTO- L’algoritmo a PalazzoSono le 9 di lunedì 13 aprile quando accendo il registratore davanti al municipio. Il cartello con il nome del nuovo sindaco è già affisso all'ingresso: Alba Rizzo. Lo leggo ad alta voce, per verificarne la consistenza. Ness