Capitolo 1
Giovanni Luca Ventura
LA DECISIONE IMPOSSIBILE
un giallo tinto di rosso.
Sono trascorsi venti anni da quel giorno maledetto e se sono ancora in vita lo devo alla scelta che fece mio padre in quel terribile frangente, ma è meglio se comincio dall’inizio.
ORA 00.00 - MC DONALD
- Allora, bambini, vi siete ingozzati abbastanza di queste porcherie?
Papà Vittorio aveva quarantadue anni, Valerio dodici e Valentino quasi dieci.
- Forza, mamma Virna ci aspetta a casa.
- Piuttosto, dove hai messo le bustine di Ketchup, questa volta?
-Nella custodia del game boy.
- L’ho pagato, non hai bisogno di nasconderlo.
Il fanciullo non rispose, il genitore sorrise, poi, seguito dai figli, raggiunse il parcheggio, ma prima ancora di aprire l’Alfa Romeo il suo corpo fu percorso da una violenta scarica elettrica.
Quello che seguì non lo visse.
Non vide l’uomo che l’aveva stordito rivolgersi ai suoi bambini, indossando le vesti del soccorritore, oltre a grandi occhiali scuri ed una sciarpa che gli copriva il viso.
- Presto, sta male, la mia auto non è lontana, dobbiamo portarlo al pronto soccorso.
Afferratelo, ognuno per un piede, io lo prendo sotto le ascelle.
I fratellini non erano in grado di far altro che obbedire. Pochi istanti e Vittorio, fu appoggiato sul sedile anteriore dell’auto dell’aggressore.
- Tenetegli la testa dritta, non vorrei che soffocasse.
L’auto percorse poche centinaia di metri, poi s’infilò nella rampa d’accesso di un garage sotterraneo di una villetta monofamiliare.
- Questo non è un ospedale… - Valerio, sempre più preoccupato.
- È il mio ambulatorio, sono medico.
Ancora, i fanciulli aiutarono il presunto dottore a trasportare il padre in un locale che non sembrava quello che doveva essere.
Si stavano guardando attorno, quando la porta da cui erano entrati si chiuse.
ORA 01.00 – LUOGO IGNOTO
- Babbo!
Svegliati… non morire.
Vittorio aprì gli occhi.
- Ahaa… cosa diavolo… bambini!
Si rese subito conto che erano entrambi al suo fianco, piangevano.
- Dove… siamo?
Non aveva più il cellulare, intanto si guardava attorno.
Erano su di un letto matrimoniale, in una stanza arredata in modo molto spartano. Un televisore, appoggiato su di una sedia e altre tre attorno ad un tavolo quadrato. Sullo stesso, alcuni libri, dei fumetti ed un mazzo di carte. Dal soffitto pendeva un filo che terminava con un piccolo neon. L’unica altra fonte di luce era una lampada su di un comodino.
La cosa più preoccupante era la totale mancanza di finestre.
C’erano però due porte.
La prima, senza chiave, rivelò un piccolo ripostiglio, pure esso cieco, la seconda, chiusa, era sicuramente quella di accesso a… quel che diavolo era quel posto
Una voce dall’alto lo chiamò.
- Vittorio, come stai?
- Chi ca… volo sei? Come fai a conoscermi?
Aveva subito individuato la fonte, proveniva da una telecamera situata in un angolo del soffitto.
- Ho visto i tuoi documenti, tu puoi chiamarmi Marco - il timbro era tranquillo, rilassato, quasi distaccato, senza particolari inflessioni.
- Cosa mi hai fatto? - al contrario, quello del prigioniero, era irritato e concitato.
- Ti ho colpito con una scarica di un Taser.
- Un che?
- Una novità dagli Stati Uniti, una specie di pistola elettrica che stordisce le persone.
- Facci immediatamente uscire da qui!
- Sarà meglio che ti renda subito conto che non puoi dare ordini, sono il tuo signore e padrone assoluto, il tuo Dio, se preferisci.
Vittorio prese a calci la porta, l’unico risultato fu quello di farsi male ad un piede.
- Cosa ti abbiamo… cosa ti ho fatto?
- Niente, non vi avevo mai visti, fino ad un paio d’ore fa.
- Allora perché ci hai rapiti? – realmente sorpreso.
- Ero davanti al Mc Donald, in attesa di trovare le persone adatte al mio scopo, voi siete stati i primi che ho individuato.
- Ci hai portati qui in auto?
- Lo sai che pesi, Vittorio, ma i tuoi bastardini mi hanno aiutato.
- Qualcuno avrà visto...
- Probabile, per questo ho usato una FIAT rubata, che ora è nascosta nel garage interrato di questa villa, che appartiene ad una persona attualmente all’estero e che rientrerà fra dieci giorni.
- Hai pensato proprio a tutto, brutto st… upido.
- Se faccio una cosa, la faccio bene.
- Si può sapere cosa vuoi da me… da noi.
- Guarda nel cassetto del comodino.
Vittorio lo fece, c’era una piccola pistola.
- Una Beretta- specificò Marco – con un solo colpo.
- Cosa dovrei farne?
- Semplice, avrai circa settantadue ore per ammazzare uno dei tuoi figli.
ORA 01.15 – LUOGO SEMPRE IGNOTO
- Nooo! – urlarono i due, che non avevano perso una parola del colloquio.
- Cosa!? – gridò lui, che sperava di aver compreso male.
- Hai capito benissimo.
- Tu sei pazzo! – con quanto fiato aveva in corpo.
- Sì, forse – la voce leggermente divertita.
- Babbo, non ucciderci – mentre gli si aggrappavano.
- Non farò mai una cosa del genere!
- Aspetta ad essere così categorico, ti illustro le varie opzioni che hai davanti.
Vittorio non rispose, la voce riprese.
- Spara ad uno dei mocciosi, quello che vuoi ed io lascerò andare te e l’altro.
- Mai!
- Signore… non ci ammazzi…
- Zitti voi due, adesso parlano i grandi.
- Se non lo farai, vi lascerò morire di sete.
- Cosa…
- Tu potresti resistere quattro giorni, loro nemmeno tre.
Te la senti di vederli crepare entrambi in un modo così terribile?
- Io…
- A proposito, se cercassi di accecare la telecamera attraverso cui parliamo… sempre la faccenda della mancanza d’acqua.
- Sei un miserabile.
- Va bene, va bene – senza dare peso alle offese – in ogni modo, quando saranno morti, sarai libero di andare a seppellirne i cadaveri dove meglio credi.
- Sei completamente fuori di testa!
- Ti ho già detto che potrebbe anche essere.
- Non farò mai quello che mi chiedi, non ucciderò uno dei miei figli.
- Vittorio, stai guardando la faccenda dal punto di vista sbagliato, devi pensare che ne stai salvando uno.
A proposito, se ti venisse l’impulso di spararti, sappi che non servirebbe a niente, se tu lo facessi, lascerei morire Valerio e Valentino.
- Sparerò a te, miserabile porco.
- Sfogati pure, le offese sono comprese nel pacchetto, ma lascia che ti riepiloghi le alternative che hai davanti, nelle prossime settantadue ore, circa.
Poiché il prigioniero non rispose, il suo carceriere riprese.
- a) Uccidi uno dei bambini, tu e l’altro ve ne andrete liberi, appena io mi sarò allontanato.
- b) Ti rifiuti stupidamente di obbedire, sopravviverai, ma entrambi moriranno di sete.
- c) Vigliaccamente ti spari, creperanno tutti e due.
L’unica incertezza, nelle prossime settantadue ore, è il numero di persone che periranno nella vostra stanza: una, due o tre.
Sarai tu a scegliere.
- Non lo farò mai.
- Ti ho osservato, al Mc Donald, sembri una persona razionale, mi aspetto che tu decida per il numero minore di vittime.
A proposito, spero abbiate mangiato in abbondanza, oltre all’acqua non riceverete cibo, finché rimarrete qui.
Vittorio era realmente un uomo logico e scelse di comportarsi come tale, tornò calmo.
- Immagino che tu non abbia figli.
- Hai indovinato, come hai fatto?
- Se fossi un padre, non costringeresti mai un altro ad una scelta del genere.
- Forse hai ragione, ma non lo sono.
- A parte tutto, chi mi garantisce che, se ti obbedisco, manterrai quello che dici?
- Vedi, Vittorio, il mio piacere sarà nel vederti prendere la decisione e godere della tua sofferenza, per questo spero proprio che tu non ti suicida e per esserne sicuro te lo ripeto: morirebbero entrambi di sete.
Sei destinato a vivere il resto della tua vita nel pensiero di quello che hai fatto.
- Tu sei completamente pazzo!
- Può darsi, ma anche di parola.
- Non ti credo.
- Pensaci, perché avrei fatto in modo di non essere visto, non solo da te, ma anche dai tuoi figli?
Inoltre, potrei sopprimervi tutti, ma ti assicuro che la cosa non mi darebbe nessun piacere… ma vederti fare una tale scelta… ahaa, sto già pregustando il momento.
- Dev’esserci un’altra possibilità!
- Nessuna, oltre a quelle già illustrate.
- Se ci fosse?
- Vittorio, come ti ho detto, nella vostra camera qualcuno dovrà morire.
Il figlio deciso da te, entrambi se non deciderai, tutti voi tre se ti ammazzerai.
Se proprio riuscissi a scovare un’altra soluzione, beh, saresti bravo e io non farei nulla, ma almeno un cadavere lo voglio.
Però non t’illudere, non esiste una quarta chance.
Hai al massimo settantadue ore da adesso per decidere, se hai bisogno chiamami, se non ti risponderò, non ti preoccupare, tornerò.
Tanto, so benissimo che aspetterai a lungo, prima di premere quel grilletto.
ORA 10.00 - A LETTO
Vittorio, in mezzo ai suoi figli, li abbracciava.
- Valerio, cerca di riposare.
- No…
- Non ti preoccupare, ho già un piano per uscire da questa situazione.
- Non..
- Non?
- Ho paura che tu mi uccida, mentre sono addormentato.
Il padre strinse il figlio, ancora più forte.
Girò il viso verso di lui e gli sorrise in modo rassicurante.
- Ma cosa dici? Non potrei mai.
- Quell’uomo ha detto…
- Può dire quello che vuole, non farò una cosa del genere, né tu né tuo fratello morirete.
- Me lo prometti?
- Te lo giuro e adesso dormi tranquillo, domani ti spiegherò come faremo per salvarci tutti.
Nemmeno tre minuti e il piccolo era fra le braccia di Morfeo, oltre a quelle del babbo.
Ma Vittorio non dormiva.
Stava vivendo un incubo da cui non riusciva a svegliarsi, quello in cui deve scegliere quale figlio salvare e quale perdere per sempre.
Più di una volta un’idea del genere lo aveva sfiorato. Aveva visto i suoi bambini in procinto di affogare, di cadere da una rupe, di essere divorati da un incendio. Trarre in salvo uno avrebbe impedito di fare lo stesso con l’altro.
In quelle occasioni, dopo pochi attimi, aveva scacciato la fastidiosa visione affioratagli nella mente, sicuro che non si sarebbe mai concretizzata un’ipotesi simile… e aveva ragione, la situazione che stava vivendo non l’aveva mai nemmeno immaginata.
Prese il revolver, ne sollevò il cane.
Puntò la canna alla propria tempia, ma era una mossa da vigliacco, oltre che sbagliata.
La volse verso la testa di Valerio, alla sua destra.
Non si sarebbe accorto di nulla… ma gli aveva appena giurato.
Valentino, il suo secondo genito, dormiva tranquillo alla sua sinistra… a lui non aveva fatto nessuna promessa.
Lo strinse a sé, in silenzio, prese a baciarlo ed accarezzarlo.
La pistola alla fronte.
La mano gli tremava, sudava, il cuore gli batteva.
Rimase almeno un minuto a pensare.
Sapeva che avrebbe dovuto prendere una decisione, aspettare non sarebbe servito a nulla, salvo che a prolungare quello strazio e far soffrire la sete ai suoi ragazzi, inoltre, non voleva dare la soddisfazione a quel pazzo di Marco di assistere.
- Addio bambino mio, potrai mai perdonarmi?
Premette il grilletto.
ORA 10.15 – SEMPRE A LETTO
Era stato difficile.
Pur sapendo che la pallottola non era in canna e che, di conseguenza, il colpo non poteva esplodere.
La simulazione era riuscita, ma non era immaginabile farlo realmente.
Se uno fosse stato affetto da qualche malattia… ma erano entrambi sanissimi.
Valerio forse più intelligente, Valentino forse più atletico… doveva privilegiare…
- Sono scemo!? Cosa mi passa per la testa!?Non prenderò mai una decisione del genere!
Ma era consapevole che doveva farlo, doveva ammazzare uno dei sui bambini.
Forse aveva ragione quell’infame di Marco, doveva pensare che stava salvandone uno e non uccidendo l’altro…
Non ci riusciva
ORA 24.00 – LUOGO ANCORA IGNOTO
Nella tarda mattinata successiva, stavano guardando la TV.
I telegiornali parlavano della loro sparizione, un testimone raccontò la scena.
Almeno gli inquirenti non avrebbero pensato ad un rapimento di minori da parte del padre.
La polizia stava cercando l’auto, ma lui sapeva che non l’avrebbero rintracciata.
- La mamma! – entrambi i ragazzi, la prima volta che, piangente, era apparsa sullo schermo.
Aveva lanciato un accorato appello, ripetuto più volte su tutte le reti.
Più tardi, Vittorio osservava i suoi figli. Fu quasi contento quando i due presero a litigare per un futile motivo. Era segno che non pativano la pressione di quel momento e… la sete; le sue parole sul “piano” li avevano rassicurati.
- Meglio così. – Pensava, mentre interveniva per dirimere la controversia.
Decidiamola a testa o croce.
Prese una moneta dalla tasca. La fece volare, lasciò che cadesse a terra, ci vollero un paio di rotazioni sul suo asse, ma poi si arrestò.
- Ho vinto!
Vittorio guardò il figlio che aveva perso, ma che non immaginava quanto.
***
Mentre seguivo con attenzione la caduta e le giravolte di quei due euro, non sapevo qual era la posta in gioco: la mia vita o quella di mio fratello.
ORA 30.00 – ALL’INFERNO
La mancanza d’acqua si faceva ormai sentire, soprattutto nei ragazzi.
- Babbo, ho sete.
Valentino si lamentava, ma anche Valerio stava soffrendo, non l’esprimeva a voce, ma gli occhi erano fin troppo rivelatori. A differenza del fratello più piccolo, aveva capito benissimo la sorte che li attendeva e che nessuno avrebbe visto una goccia di un qualsiasi liquido.
- Resistete ancora un po’ e parlate solo se indispensabile.
- Io non ce la faccio più a…
- Tranquillo, è solo un’impressione, un uomo… o un bambino possono benissimo restare senza bere per quattro giorni, non siamo nemmeno ad uno e mezzo.
Non era gran ché come rassicurazione, ma qualcosa produsse.
ORA 36.00 – NEL BARATRO PIU’ PROFONDO
- Bravo Vittorio, ho capito cos’hai fatto, questa mattina.
Marco stava parlando con il suo prigioniero, i ragazzi dormivano.
- Ucciderai quello che ha perso a testa o croce, giusto?
- Sì…
- Ti dirò, non mi aspettavo niente di diverso, sapevo che non avresti mai potuto decidere fra i due, l’unica era affidarsi al caso.
- Sì…
- Non credere che sia finita, il bello viene adesso.
Stabilire quali dei due, in fondo, è stato semplice, ma voglio vederti nel momento in cui premerai il grilletto, sarà fantastico – pregustando il momento.
- Verme schifoso!
- Offendimi pure, come detto, rientra nel pacchetto.
- Ma perché lo fai? – Piegato su se stesso, le mani alle tempie.
- Mi diverte essere Dio e… a proposito, tu ci credi?
- In questo momento, vorrei tanto.
- Potrebbe essere come la faccenda di Abramo e Isacco.
Ti potrei mettere alla prova, chi ti dice che la pallottola non sia a salve?
La luce della speranza attraversò lo sguardo di Vittorio, ma si dissolse velocemente.
- No… non ti credo, non me lo avresti detto.
Farmi ritenere che il colpo sia finto ha il solo scopo di allentare la mia resistenza psichica.
Convincermi ad esploderlo, nell’illusione che sia tutta una messa in scena.
- Forse, ma non hai affermato che sono pazzo?
- Ne sono più che convinto.
- Cosa può passare per la mente di un folle?
ORA 45.00 – PROVE PER UN ADDIO.
Marco aveva riferito che si sarebbe assentato per un po’.
Vittorio non sapeva se avesse mentito, ma si comportò come se fosse vero.
- Valerio, ti ho spiegato quello che devi fare.
- Papà…
- Di cosa ti preoccupi? – il più rassicurante dei sorrisi. - È solo una finta, non c’è la pallottola nella pistola.
Afferrò l’arma e se la puntò alla tempia. In rapida successione, premette il grilletto alcune volte. La Beretta emise solo dei leggeri “click”.
- Coraggio, fa parte del piano, allenati.
Il ragazzo si fece forza, appoggiò il revolver alla testa del padre, le piccole mani gli tremavano.
- Premi il grilletto.
- Io…
- Ma dai! – tranquillo e rilassato - È come quando giocate ai cow boy, è scarica.
Valerio ubbidì.
Premette.
Ancora e ancora e ancora.
ORA 48.00 - IL MOMENTO DELL’ESECUZIONE
I suoi figli soffrivano ormai troppo per la mancanza d’acqua.
Era venuto il momento.
- Dove sono i piccoli bastardi?
- Nello sgabuzzino, volevo parlarti da solo.
- Sono qui, direi che siamo al gran finale, non mi perdo un solo istante.
- Sì, maledetto, hai vinto, stai per avere il tuo cadavere, sei contento?
- Molto, confermi la tua scelta?
- La vedrai in diretta.
- Forza allora, che lo spettacolo abbia termine.
Vittorio appoggiò la pistola sul tavolo, poi prese uno dei cuscini del letto.
- Ehi, intendi soffocarlo? – la voce ad esprimere la sorpresa.
- No, sto per morire.
- Sei solo un vigliacco, ti ricordo che se ti ucciderai i tuoi figli ti seguiranno e lo faranno in un modo terribile – dal tono era chiaro che non stava scherzando.
- Non mi sparerò.
- Cosa significa quel guanciale contro il viso?
- Per smorzare il rumore del colpo, non voglio che i miei bambini si spaventino o, peggio, si sporchino del mio cervello.
- Ma…
- Fra poco me ne andrò, ma non sarà un suicidio, sarà Valerio a premere il grilletto.
- Cosa!?
- Ti avevo pur avvisato che ci doveva essere un’altra scelta.
- Ma…
- Hai detto che volevi un cadavere, lo avrai, nel rispetto delle regole che tu stesso hai imposto.
Se sei veramente di parola, dopo che sarò morto dovrai liberarli.
Seguì un breve silenzio.
- E bravo paparino, hai trovato la quarta soluzione – era quasi divertito. - Non pensavo esistesse, devo ammettere che mi hai sorpreso.
- Farai quanto promesso?
- Quel che dico mantengo… ma sono proprio curioso di vedere se un bambino di dodici anni sarà in grado di sparare al proprio padre.
- Gli ho spiegato come comportarsi.
- Va bene, l’epilogo è inatteso, ma forse addirittura meglio di quanto potessi immaginare.
- Adesso li chiamo.
Aprì la porta del ripostiglio.
- Venite, ragazzi.
Poi si rivolse al maggiore.
- Sei pronto?
- Non vuoi abbracciarli per l’ultima volta? – il carceriere, in un sussulto d’umanità.
- Già fatto, non è il momento dei saluti, ma delle decisioni.
- Forza, allora.
Vittorio si premette il cuscino al lato destro del viso, Valerio appoggiò la pistola all’altezza della tempia del padre.
- Avanti, amore mio.
Babbo…
- Non ti preoccupare, la pallottola non c’è, sarà come nelle prove che abbiamo fatto, io farò solo finta di morire – sottovoce.
- Va bene…
- Dai, premi quel grilletto!
Il ragazzo obbedì.
Un’esplosione, parzialmente attutita dal guanciale, riempì la stanza.
ORA 48.15 – LA FINE
Valerio abbassò l’arma con cui aveva appena sparato al padre, il cuscino insanguinato cadde, rivelando una grossa macchia rossa alla tempia di Vittorio.
Il bambino prese a chiamarlo e scuoterlo.
- Papà, svegliati… non morire.
Continuava a strattonarlo, nel vano tentativo di fargli aprire gli occhi.
La porta si spalancò.
Entrò un uomo, una maschera sul volto impediva di vederne il viso, per il resto era piccolo, grassottello e con pochi capelli.
Impugnava una pistola.
Il ragazzino si mise a piangere, il fratello lo faceva già.
- Devo onestamente ammettere che vostro padre è riuscito a salvarvi entrambi, non l’avrei mai pensato possibile – scuotendo la testa, mentre rinfoderava l’arma. - Ne terrò conto la prossima volta che rifarò questo giochetto.
Intanto si avvicinava al cadavere dell’uomo, che il figlio continuava ad abbracciare e scuotere.
- Bravo moccioso, sinceramente non pensavo che avresti avuto il coraggio per farlo.
- Non sono stato io… mi aveva detto che era scarica… doveva essere una finta… non è colpa mia… - fra un singhiozzo e l’altro.
- Non sapevi…? - Mentre gli occhi si spalancavano. - Vuoi dire che tuo padre ti ha detto che la pistola non aveva la pallottola?
- Sì… non sono stato io…
- Accidenti, Vittorio, sei stato veramente in gamba.
Molto più di quanto pensassi!
IMMENSAMENTE PIU DI QUANTO PENSASSI!
Vittorio era balzato su Marco e lo tempestava di pugni, il destro reso più potente dal game – boy che teneva stretto. Valerio, che non aveva mai mollato la Beretta, si scaglio sul carceriere, che scoprì in fretta quanto potesse far male un revolver scarico. Valentino, si limitò ad usare i calci.
L’ex aguzzino non resse un tale impeto per più di una dozzina di secondi.
Adesso era a terra, privo di sensi, mentre i due ragazzini continuavano a colpirlo e ad urlare.
- Bambini… bambini! Basta così! – La voce del padre era calma e serena.
I figli interruppero la loro furia.
- Non siamo come lui, non lo uccideremo – un debole sorriso sulle labbra.
I piccoli si calmarono.
La pistola dell’ex sequestratore aveva cambiato padrone ed era nelle mani dell’ex prigioniero.
Pochi minuti e il folle tornò cosciente, se pur coperto di ferite e lividi, con un braccio rotto, che si teneva con l’altro. Non indossava più la maschera, il viso era quello di un uomo di cinquant’anni, la faccia tonda di una persona qualunque.
Vittorio continuava ad osservarlo, non si sarebbe aspettato un aspetto del genere.
Marco gli lesse il pensiero.
- Cosa credevi? Che fossi un mostro? Ho moglie e tre figli piccoli che mi aspettano a casa.
- Balle, mi hai detto di non averne e non porti la fede.
Non stette nemmeno a negare.
- Come diavolo hai fatto? – indicando la macchia rossa alla tempia del suo ex prigioniero.
- Ketchup, Valentino ha la mania di nasconderlo e portarselo a casa ogni volta che andiamo da Mc Donald. L’avevo messo sul cuscino e quando me lo sono premuto alla tempia ho trasferito il pomodoro su di essa. Il guanciale serviva anche per non permetterti di vedere che la canna della pistola non era puntata alla mia testa. Ci eravamo allenati.
- Certo che l’hai istruito bene il tuo bastardo – scuotendo il capo.
- Anche l’altro ha interpretato alla perfezione la parte che gli avevo assegnato. Non dirmi che la recita non è stata di tuo gradimento?
Sei proprio un povero idiota, non solo esisteva una quarta scelta, addirittura una quinta.
Marco non rispose.
- Quale sarà l’epilogo?
- Se ti consegnassi alla giustizia, sono certo che sapresti imbrogliare il giudice di turno e te la caveresti con l’incapacità d’intendere e volere.
- Forse.
- Ma non ti devi preoccupare, anch’io sono di parola. Ti avevo promesso che questa stanza avrebbe visto un cadavere.
- Cosa vorresti… - aveva perso tutta la sua tracotanza.
- Mantenere gli impegni.
- Non puoi… esiste una legge… ho diritto ad un processo… - quasi implorante.
- Tranquillo, avrai lo stesso trattamento che avevi previsto per noi, userò la tua pistola.
- Non… chiama la polizia – senza il “quasi”.
- Lo farò… dopo.
- No…
- Bambini, uscite dalla stanza.
Si mossero.
- Fermi! Non passategli davanti, girate alle mie spalle.
Un istante ed i due uomini erano soli.
- Credi nel Signore?
- No…
- Allora non hai nemmeno bisogno di recitare un’ultima preghiera, voltati e preparati a morire.
- Ti prego…
- Ti ucciderò, come tu volevi fare con noi.
- Ti scongiuro.
- Come pensi d’impedirmelo? Sei mio e riconosco che avevi ragione, interpretare Dio da una notevole soddisfazione.
- Finirai in galera…
- Al contrario, sarò un eroe e nessuno penserà che non sia stata legittima difesa.
- No…
Poiché non si decideva ad obbedire, Vittorio si porto alle sue spalle.
- Addio – mentre premette il grilletto.
Marco cadde a terra.
- Certo che gli americani li sanno costruire bene questi giocattolini – mentre osservava il taser.
ORA 00.00 - LA STANZA
In cui Vittorio, Valerio e Valentino erano rimasti segregati per due giorni, altro non era che la cantina di una villetta di un quartiere residenziale.
I tre si affacciarono alla veranda, a piano terra, nelle case attorno, una dozzina di vicini era intenta a curare il prato, a giocare con il cane o a preparare un barbecue.
- Babbo, chiamiamo la polizia?
- Non serve – mentre esplodeva due colpi in aria.
Fra urla e grida, la strada si vuotò in un attimo.
Vittorio appoggiò il revolver alla balaustra, si accomodò su di un divano a dondolo, i figli ai lati, abbracciati.
Tre minuti e giunse la prima volante.
- Ma… voi siete la famiglia Vigna!
ORA SENZA IMPORTANZA - A CASA
Quando potemmo tornarci, lo facemmo fra due ali di folla ed un nugolo di giornalisti della carta stampata e delle tv.
In seguito comparimmo in almeno due dozzine di telegiornali e talk show.
***
Ci volle un po', poi tutto tornò normale, a parte il fatto che eravamo diventati ricchi, grazie all’instant book scritto da mio padre e venduto a centinaia di migliaia di copie.
Partecipammo anche alla riduzione televisiva e facemmo pubblicità per la marca del famoso Ketchup.
VENT’ANNI, OGGI
Sono trascorsi da quei tragici momenti.
Ho due figli di nove e sette anni.
Mio fratello altrettanti, di un anno più piccoli.
Ancora uno e potremo fondare una squadra di basket.
Come sempre, da allora, questo giorno lo passiamo tutti insieme da Mc Donald.
- Bambini, vi siete ingozzati abbastanza di queste porcherie?
- A dire il vero, fosse per me, non ci entrerei nemmeno. Mi piace il risotto con il tartufo e qui non lo fanno.
Il mio primogenito ha dei gusti molto raffinati, dipendesse da lui andremmo solo in ristoranti con almeno una stella.
- Lo sai che lo facciamo per accontentare i nonni Vittorio e Virna.
- Sul serio? - i diretti interessati, gli occhi spalancati.
- Certo! – mio fratello, a sostegno, con il sorriso sulle labbra.
- Lasciamo stare, finito?
- Sì – un po’ tutti.
- Avete preso le bustine di Ketchup?
- Come al solito, anche se a me non piace – il buongustaio di famiglia.
Vorrei tanto sapere da chi ha preso.
- Babbo, le abbiamo pagate, ci spieghi perché dobbiamo sempre portarle via di nascosto?
- Un’antica tradizione di famiglia.
- E le tradizioni, a volte, salvano la vita.
Fine
Postfazione dell’autore.
Ve lo avevo anticipato che questo racconto giallo, più che di rosa, si sarebbe tinto di rosso… del pomodoro concentrato.
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