Storia · capitolo 1

Capitolo 1

La torcia di Massimo Sculli

La torcia


La notte era fredda e il vento correva tra gli alberi come un animale invisibile.

La tribù delle Rocce Alte era raccolta vicino all'ingresso della caverna. Nessuno parlava. Fissavano una figura che avanzava nel buio, lentamente.

Era Khar.

Nella mano teneva un ramo. Una lingua arancione danzava sulla punta illuminando il suo volto e facendo arretrare le ombre.

Gli altri ominidi lo osservavano con il terrore negli occhi. Avevano paura ed erano diffidenti.

Il vecchio Trock, capo della tribù, si alzò e batté il bastone sul terreno.

— Fermati, Khar!

Khar si fermò.

— Perché mi fermate?

— Perché porti ancora una volta con te quella cosa pericolosa — ringhiò Trock indicando la fiamma. — Da quando giochi con quel mostro luminoso, nulla è più come prima.

Un mormorio attraversò il gruppo.

— Ha ragione! — gridò Drok, il miglior cacciatore. — Prima servivano dieci uomini per stanare le prede. Servivano molti giorni a rincorrerle e molte lune fuori dal campo. Ora per spaventare gli animali e farli correre verso le trappole basti solo tu e un paio di cacciatori: ci stai togliendo il lavoro!

Alcuni annuirono convinti.

Khar osservò la torcia.

— Drok, continui comunque a cacciare. E ora con i gruppi più piccoli potete cacciare più prede, se userete la torcia.

— Sì, ma adesso? — protestò l'altro. — Prima tutti dicevano: "Bravo Drok, tu sai come far fuggire la selvaggina, sai come guidarci nella caccia". Adesso basta un pugno di uomini e tutti sono diventati bravi, tutti sono contenti. Ognuno con il suo gruppo, ognuno per conto suo!

Una femmina anziana, chiamata Comac, fece un passo avanti.

— E poi il fuoco cambia le persone. I bambini restano svegli la sera a guardarlo. Prima dormivano appena il sole spariva. Adesso fanno domande.

— Già! — gridò qualcuno. — Troppi pensieri!

Khar sospirò.

— Pensare non è male.

— Lo dici tu! — urlò Comac. — Mio nipote ieri mi ha chiesto perché la luna cambia forma. Prima era un bravo bambino. Ora vuole sapere tutto.

La tribù borbottò approvando.

Trock incrociò le braccia.

— Khar, il tuo fuoco porta problemi. Gli anziani sono preoccupati.

— Quali problemi?

Il capo indicò un giovane seduto in fondo al gruppo.

— Vieni avanti, Brog.

Brog si avvicinò.

— Parla.

Il giovane abbassò la testa.

— Prima passavo il tempo a masticare la carne per gli anziani. Era il mio compito. Ora quando usano il fuoco che tieni acceso tu possono cuocere le carni e nessuno ha più bisogno di me.

Khar sorrise.

— Brog, ora puoi fare altro.

— Altro cosa?

— Esplorare. Costruire utensili. Cercare nuove grotte.

Brog sembrò confuso.

— Non ci avevo pensato.

— Ecco! — intervenne Trock. — Vedi? Gli metti strane idee in testa.

Le risate scoppiarono nella tribù.

Poi una donna mostrò un pezzo di carne.

— Guarda questo! Ha ragione Brog, da quando usiamo il fuoco cuciniamo la carne. I bambini la preferiscono così. Tra poco nessuno saprà più mangiarla cruda come facevano gli antenati! Guasterà loro i denti e renderà le membra meno forti! E poi il fuoco scalda e questo rende le persone più deboli, meno resistenti, la razza di indebolisce!

— La carne è più buona cotta — disse Khar.

— Appunto! — esclamò la donna. — Le tradizioni vanno perse.

Gli altri annuirono nuovamente.

Khar rimase in silenzio per qualche istante.

La fiamma tremolò nel vento.

Infine parlò.

— Avete paura.

La tribù reagì con indignazione.

— Non abbiamo paura!

— Sì che ne avete. Paura di cambiare.

Trock strinse gli occhi.

— E tu credi di essere più intelligente di tutti noi?

— No. Ma guardate cosa fa il fuoco.

Indicò la foresta.

— Gli animali stanno lontani.

Poi mostrò la carne.

— Il cibo dura più a lungo.

Indicò una vecchia ferita sul braccio di un cacciatore.

— Possiamo scaldare l'acqua e pulire meglio le ferite.

Infine sollevò la torcia verso il cielo.

— E possiamo vedere nella notte.

Per qualche secondo nessuno rispose.

Ma Drok non si arrese.

— Può darsi. Però il fuoco è pericoloso. Se incendia la foresta?

— Se usiamo male una lancia possiamo ferirci — rispose Khar. — Significa forse che dobbiamo buttare tutte le lance?

Drok aprì la bocca e poi la richiuse.

Un bambino, seduto vicino alla madre, alzò la mano.

— Posso parlare?

La tribù lo guardò sorpresa.

— Parla — disse Trock.

— Quando avevamo freddo, mia sorella piccola piangeva sempre. Da quando c'è il fuoco, dorme tranquilla.

Seguì un silenzio imbarazzato.

Poi un'altra voce si fece sentire.

Era Brog.

— E io ieri sera ho costruito un nuovo raschiatore di pietra invece di passare il tempo a masticare per gli anziani.

Comac sbuffò.

— Sempre cambiamenti, cambiamenti...

Khar si accovacciò vicino al fuoco.

— Ascoltatemi. Quando qualcuno ha inventato la lancia, forse altri dissero: "Rovinerà la caccia". Quando qualcuno ha inventato il cesto, forse dissero: "Toglierà lavoro a chi trasporta le cose con le mani".

Qualcuno rise.

— Forse è vero.

— Ogni novità spaventa — continuò Khar. — Ma non sempre porta danni. A volte libera tempo per fare altro.

Trock fissò la fiamma.

Il suo volto sembrava più stanco che arrabbiato.

— Sai cosa temo davvero?

— Cosa?

— Che un giorno il mondo cambi così tanto da non riconoscerlo più.

Khar rimase pensieroso.

Poi posò una mano sulla spalla del capo.

— Cambierà comunque, Trock. Con o senza il fuoco.

Gli altri ascoltavano in silenzio.

— Le stagioni cambiano. I fiumi cambiano. I bambini crescono. Anche noi cambiamo.

La torcia illuminava i loro volti.

— La vera scelta non è fermare il cambiamento. La vera scelta è decidere come usarlo.

Per un lungo momento si sentì soltanto il crepitio delle fiamme.

Infine Trock si voltò verso la tribù.

— E se tenessimo il fuoco?

Gli ominidi si guardarono tra loro.

— Purché qualcuno controlli che non bruci la foresta — disse Drok.

— E purché i bambini dormano ogni tanto — aggiunse Comac.

— E purché mi lasciate costruire qualcosa — sorrise Brog.

Qualche risata spezzò la tensione. Ma tanti di loro non erano contenti e lo facevano vedere.

Trock annuì lentamente.

— Va bene. La decisione è presa: Khar e il tuo fuoco dovete abbandonare la tribù!

Un applauso goffo, fatto di mani callose, si diffuse tra il gruppo.

A Khar si spense il sorriso.

Mentre la notte avanzava, gli ominidi si sedettero a guardare Khar che se ne andava. Alcuni mangiavano carne cruda. Altri raccontavano storie. I bambini ascoltavano a occhi spalancati.

E il fuoco nella tribù delle Rocce alte venne spento.

Non serviva per scaldare i corpi, non serviva per illuminare una verità che ogni generazione avrebbe riscoperto: ogni nuova invenzione porta timori, accuse e resistenze; eppure, se usata con saggezza, può diventare una torcia capace di illuminare il cammino di tutti.

Khar guardò indietro un’ultima volta la caverna mentre  il vento continuava a correva tra gli alberi come un animale invisibile, ma un paio di figure lo chiamarono – Khar, veniamo con te!


Torna alla scheda dell’opera

Dopo questo capitolo puoi leggere anche