CAPITOLO 5
— Il bastone in legno d'ebano — ripetei, quasi a voler assaggiare il peso di quelle parole. — Chi è, Gloria?
Lei si avvicinò ancora, così vicina che sentivo il battito accelerato del suo cuore contro il mio petto. — Il Conte Rinaldi. Vive nella villa che domina la collina, quella che tutti a San Michele chiamano "la fortezza". È lui che possiede la cartiera, le terre, persino il silenzio di questo borgo. Valenti è solo il suo cane da guardia, ed è terrorizzato dal padrone quanto lo siamo noi.
Non c'era tempo per l'esitazione. Se Rinaldi era il centro di quella ragnatela, dovevamo colpire proprio lì, nel cuore del suo dominio.
— Ho un piano — dissi, guardandola dritto negli occhi. — Stasera c'è la chiusura dei registri contabili alla cartiera, un rito che Rinaldi segue personalmente. Se riusciamo a entrare negli uffici, forse troveremo non solo risposte su Clara, ma la prova che lega Rinaldi a quelle sparizioni.
Gloriía esitò solo un secondo. — Mi hanno già portato via tutto, Davide. Non ho più niente da perdere.
Ci muovemmo nel buio, sotto una pioggia che era diventata un velo protettivo. La cartiera era un complesso di capannoni in cemento armato che sembravano ferite aperte nel fianco della valle. Raggiungemmo il retro, dove le condutture di scarico dell'acqua si immettevano nel torrente. Sapevo, dai tempi in cui giocavamo tra quei ruderi, che esisteva una botola di servizio per la manutenzione.
Il metallo era arrugginito e gelido, ma cedette con un gemito soffocato. Scendemmo in un tunnel stretto, impregnato di vapore e dell'odore acre della cellulosa in lavorazione. Il cuore mi batteva nelle orecchie, un martello pneumatico che copriva ogni altro rumore.
Raggiungemmo l'ufficio principale, una stanza rivestita in legno scuro che sembrava uscita da un'altra epoca. Rinaldi non c'era, ma la sua scrivania era un altare di documenti. Gloria iniziò a frugare tra i cassetti con una precisione chirurgica, mentre io tenevo d'occhio il corridoio.
— Guarda qui — sussurrò, con la voce che tremava.
Tenne sollevato un registro rilegato in pelle nera. Non erano conti della cartiera. Erano nomi. Date. E accanto a ogni nome, una cifra: non in denaro, ma in anni.
Clara R. - 2006. 18 anni. Debito saldato.
Il sangue mi si gelò nelle vene. Non erano sparizioni casuali. Erano "pagamenti". Rinaldi usava le vite delle persone del borgo come valuta per coprire i suoi traffici illeciti, e l'intero paese, in qualche modo, sapeva o era stato costretto a tacere.
Improvvisamente, un rumore di passi pesanti, ritmati dal picchiettio di un bastone sul pavimento in marmo, riecheggiò lungo il corridoio.
— È lui — disse Gloria, il volto contratto dal terrore.
Non avevamo via d'uscita. Il bastone si fermò proprio davanti alla porta. La maniglia iniziò a ruotare lentamente.
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