Storia · capitolo 2

CAPITOLO 2

Il peso della polvere di MarVin

​Il rumore di un motore diesel, un borbottio rauco che conosceva bene, ruppe l'incantesimo del vento. Una vecchia Panda 4x4, impolverata e con la carrozzeria segnata da troppi anni di sterrati, svoltò l'angolo della stradina sterrata che portava al retro della casa. Si fermò a pochi metri da me.

​Il motore si spense con un sussulto, lasciando dietro di sé un silenzio ancora più pesante di quello di prima. La portiera si aprì e ne scese il maresciallo Valenti. Era invecchiato. I capelli, un tempo nerissimi, erano ora una chiazza di cenere, e la schiena era più curva sotto il peso dell'uniforme. Ma gli occhi — quegli occhi scuri, che sembravano sempre scrutarti per vedere cosa nascondessi — erano rimasti quelli di sempre.

​Davide, non avresti dovuto scavare qui — disse, senza nemmeno un saluto di cortesia. La sua voce era profonda, come ghiaia smossa.

​Rimasi immobile, con la cassetta di metallo stretta tra le mani gelate. Il fango mi sporcava i vestiti, ma non riuscivo a muovermi. Valenti fece un passo verso di me, ignorando il fatto che fossi armato di vanga.

​Cosa stai cercando? — chiese ancora, fermandosi a distanza di sicurezza. Non guardò me, ma i miei piedi, poi lo scavo aperto nel terreno. Non cercò di nascondere la sua preoccupazione, o forse era paura.

​Ho trovato questo — risposi, cercando di mantenere la voce ferma mentre gli porgevo la scatola. Non sapevo perché lo facessi. Forse volevo vedere se, dopo vent'anni, la legge in questo posto aveva ancora un significato.

​Valenti guardò il contenuto della cassetta. Per un istante, il suo volto non espresse nulla. Poi, un tremito quasi impercettibile gli scosse le mani. Chiuse il coperchio con un colpo secco.

​Mettila via, Davide. Vattene da qui stanotte stessa. Non hai visto nulla, non hai trovato nulla. San Michele ha già pagato abbastanza il suo debito con il silenzio. Non costringermi a rendere il tuo ritorno più breve del previsto.

​Le sue parole non erano un consiglio. Erano una minaccia, velata dal tono stanco di chi è costretto a recitare una parte che detesta. Mi voltai a guardare il melo, poi tornai a fissare il maresciallo.

​Perché, Valenti? Clara era mia amica. Meritava risposte, non una tomba in giardino.

​Valenti tornò verso la sua auto, senza voltarsi. Si fermò sulla soglia della portiera, il volto metà in luce e metà nell'ombra scura della sera che avanzava.

​A San Michele, le risposte sono come i funghi che crescono dopo la pioggia: meglio non toccarle, se non vuoi finire avvelenato. Vai a dormire, Davide. Se domani mattina sei ancora qui, non sarò io a venirti a prendere.

​La Panda ripartì, lasciandomi solo con il fango, la vanga e una scatola di metallo che pesava come un macigno sulla mia coscienza. Avevo appena capito che non era il passato a essere tornato a cercarmi. Era il presente che, finalmente, stava iniziando a vomitare le sue verità.

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