Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Un Nuovo Inizio di Anna Sportelli


Eve

Le monete tintinnano debolmente nella borsa, la apro, altri oggetti che mi ricordano di lui. Il suo portamonete che contiene i nostri risparmi, ho solo questi franchi, più o meno la metà dell’ultimo stipendio. É sempre stato Adrien a gestire il nostro denaro. Che stupida! Non dovevo fidarmi. Uno sfortunato incidente in cui veniva investito con una carrozza, me l’ha portato via. Lacrime e dolore mi hanno lacerato, ma questo tragico evento mi ha soprattutto aperto gli occhi. Che idiota a credere a ogni sua parola. Ora vedo solo i piccoli frammenti di quella felicità che tanto prometteva. In fin dei conti non ci aveva mai fatto mancare nulla, però nascondeva bene i suoi segreti. Debiti di gioco e alcool. Anche quella sera doveva giocare, era uscito per quello e chissà per cos’altro, ma a differenza delle altre volte, non avrebbe fatto ritorno. Niente più bugie, solo la dura realtà a infrangersi su di noi.Da quella sera sono trascorsi quattro mesi. Siamo sole da quattro lunghi mesi, i soldi sono sempre meno e l’inverno è già inoltrato.Anais, nostra figlia, continua a chiedere del padre e io non riesco ancora a dirle la verità. Sono costretta a mentire, a propinarle storie di un padre impegnato in viaggi inesistenti. La verità è un’altra. Sono stata cieca o meglio lui mi ha ingannata bene. Non era l’uomo che credevo fosse. All’inizio della nostra relazione tutto era perfetto. Adrien si mostrava sempre gentile e amorevole, l’uomo perfetto.Io aiutavo la mia famiglia, lavorando al negozio di fiori e lui passava all’ora di chiusura per salutarmi. Mi riaccompagnava a casa e tutti i suoi gesti galanti mi ammaliavano. C’era intesa e una forte alchimia. Poi si era dichiarato e io non potevo crederci. Ero innamorata e mi ero concessa a lui, pensavo fosse l’uomo della mia vita. Con lui avevo scoperto il tremito caldo della pelle, il respiro che si mescola al mio, la vertigine di sentirsi desiderata. Scoprii poco dopo di essere incinta e la vergogna mi attanagliava l’anima. Non avevo il coraggio di parlare con i miei genitori, avrei visto delusione e disprezzo nei loro occhi. Anche in questo caso Adrien era stato comprensivo. Lui aveva trovato lavoro nel quartiere Montmartre, aveva preso casa e mi aveva accolta. Ero fuggita con lui verso un nuovo inizio, una nuova vita insieme. «Siamo una famiglia e io mi prenderò cura di voi.»Mi aveva assicurato del suo amore e della volontà di sposarci, ma ogni volta lui mi faceva cambiare idea «sarebbe bello sposarsi a giugno, come quando ci siamo conosciuti» o ancora «aspettiamo che Anais cammini per portare le fedi». Io pendevo dalle sue labbra e credevo a tutte le sue false promesse.

La sua morte e la scoperta dei debiti avevano infranto il sogno del matrimonio e non avrei mai ricoperto il ruolo di moglie e di donna per bene. Cosa ne sarebbe stato di me?Prima abbassavo lo sguardo per la vergogna, adesso non tolleravo di vedere gli sguardi di pietà del piccolo vicinato. La signora Bernard è l’unica a darci una mano, senza ostentare i pensieri maleducati di chi giudica senza conoscere la verità. Le altre donne fingono di non vedermi e appena possibile sputano sentenze e compatiscono la mia sorte sventurata.Ma cosa posso fare? Non posso tornare dai miei, ho iniziato a lavorare qualche ora al giorno per una sarta, però temo non sia sufficiente.Se penso che secondo Monsieur Dubois potrei chiudere il debito di Adrien andando a letto con lui, mi sento sporca solo a pensarci. «Ogni cosa ha un prezzo, mia cara e sei bella e giovane. La sorte non è stata benevola con te. Puoi saldare i debiti di Adrien e avere denaro per te e la bambina compiacendomi, pensa bene alla mia proposta.» Ecco la dura realtà, l’amore senza nulla in cambio non esiste. Io ho dato tutta me stessa ad Adrien mentre lui viveva una vita di inganni e sotterfugi. Passava le sere a bere e a giocare d’azzardo. Forse anche la scelta di stabilirsi qui era dettata dalla vita bohemien che aveva intrapreso.Passano i giorni e cerco un altro lavoro. Le alternative possibili sono proprio nel quartiere, servire ai tavoli dei café o in quei luoghi che Adrien di sicuro conosceva e frequentava. Montmartre è così piena di vita, esplosioni di luci e insegne, che di giorno sono spente e poco visibili, di sera prendono vita. Sono come lucciole che danzano agli occhi dei tanti avventori. Uomini con soprabiti su misura passeggiano con andatura fiera e distinta, accanto a uomini con un abbigliamento più comodo e colori più scuri. Ceti diversi che si mescolano senza pregiudizi. Ci sono molti locali e adesso che il freddo è giunto chi vende alcolici e ha investito sulle nuove tecnologie di riscaldamento ha una buona clientela. Al café Moulin de la Galette cercano una cameriera che indossi una lunga gonna a pieghe nera. A completare la sua mise una camicia bianca che mette in risalto le forme delle ragazze. Devono esibire il sorriso agli avventori anche davanti ai tanti sguardi lascivi. Non fa per me e decido di non chiedere altre informazioni. Faccio ritorno a casa da Anais.É il 15 dicembre, sono passati cinque giorni dalla mia ultima ricerca di lavoro e non ho trovato nient’altro. Stasera tornerò nella zona dei café, con un po’ di fortuna potrebbe esserci ancora il posto da cameriera.

Claude

Il freddo pungente entra dal colletto del mio cappotto, lo alzo e avanzo per le strade. Il quartiere è così ricco di stimoli, mi troverò bene qui a Montmartre. È un caleidoscopio di colori, di profumi, che mette una strana allegria tra i passanti. Tra due settimane sarà Natale e l’arrivo delle feste influisce molto sull’umore della gente. Durante il giorno prevale la frenesia per fare gli ultimi acquisti, per andare al lavoro, aprire negozi e locali. Giovani strilloni annunciavano i titoli più importanti per vendere le copie del giornale. Mentre a sera ci si può fermare e aspettare l’accensione dei primi lampioni a gas, vedendo ancora la meraviglia negli occhi dei viandanti. Sono un pittore e adoro osservare con occhio critico. Si respira arte sia nei café che nelle vie dove artisti di strada cercano visibilità e qualche soldo. La mia attenzione si sposta verso una donna che si stringe in un lungo scialle bordeaux. Le ricopre anche parte della testa celando i suoi lineamenti. Qualche ciuffo riccio e di un castano chiaro fa capolino dall’improvvisato copricapo. Ma a impressionarmi sono le sue mani che stringono con eleganza e morbidezza il tessuto consunto dello scialle. La giovane possiede mani affusolate e diafane, molto affascinanti da ritrarre. La sua andatura è incerta, volge la testa a destra e sinistra. So che non dovrei, ma sento il bisogno di capire le sue incertezze e così decido di seguirla. Osserva la vetrina del Moulin de la Galette, sta cercando qualcuno o qualcosa. Entra e si avvicina al bancone. Si rivolge al proprietario, credo, la conversazione dura solo qualche minuto con un diniego marcato della testa dell’uomo.La donna abbassa la testa afflitta e esce dal locale per proseguire il suo cammino. Entra in altri locali più piccoli, uscendo sempre sconfortata. Ritorna sui suoi passi e frustrata sospira per poi accennare la sua delusione.«É tutto inutile, nessuno può aiutarmi.» Non riesco a rimanere impassibile, forse posso essere io ad aiutarla.

Eve

Anche nell’ennesimo locale mi hanno detto di non aver bisogno di una sguattera o di personale per altre mansioni simili. É così difficile trovare lavoro per una donna? Dovrò piegarmi alle richieste di Monsieur Dubois? Mentre prendo con riluttanza questa decisione, un uomo alto e ben vestito si avvicina per chiedere se ho bisogno di aiuto. Mentre tremo coprendomi meglio con l’unico scialle pesante che possiedo, prendo qualche istante per osservarlo.È un bell’uomo con capelli neri curati in un taglio corto, che contrastano gli occhi di quell’azzurro intenso come il cielo in una giornata limpida. I suoi tratti sono marcati ma infondono bontà. Non mi riserva sguardi leziosi, sembra davvero interessato alla mia condizione. Ma non sono tanto ingenua, non lo sono più. «Buonasera signorina, si sente bene?»«Sto bene, sto cercando lavoro per mantenere la mia famiglia» affermo per congedarlo. Lui mi osserva e con rapidità dice che potrebbe avere un lavoro per me. «Aspetti per favore. Vorrei che posasse per me, devo fare una serie di quadri e vorrei ritrarla. Ha delle mani molto belle.» Vedendomi scettica aggiunge che ritrae la gente comune nelle attività quotidiane, non ha altre mire.«La pagherò 30 franchi per posare un’ora al giorno.»Sono molto incerta e lui se ne accorge. Mi lascia il suo indirizzo per darmi tempo di valutare la sua proposta.Si scusa per non essersi presentato prima, come richiede il bon ton e infine mi rivolge un ultimo saluto. Non so cosa pensare, dovrei accettare, sperando che sia vero quel che quest’uomo promette?

Claude

La delusione di Eve mi ha spinto a farmi avanti, devo esserle sembrato un pazzo. Spero che prenda in considerazione di posare per me. Sono rientrato nel piccolo appartamento preso in affitto. Lo studio mi invoglia a entrarvi, potrei preparare qualche colore finendo poi per dipingere. Meglio di no, resto nella piccola sala sedendomi sul divano. Tante immagini della sera trascorsa fuori mi assalgono. Poi si fa spazio un particolare momento.Il dettaglio delle sue mani si forma nella mia testa e mi riporta a lei. É una donna così indifesa. È molto bella, ha dei lineamenti così delicati e le sue guance appena ha fissato il suo sguardo nel mio, si sono un po’ arrossate. Non deve parlare spesso, ma ha uno sguardo pulito e malinconico. Nei suoi occhi grigio-verde così penetranti ho visto timore e tanta tristezza. Le fa onore aiutare la sua famiglia anche se la sua voce è velata di preoccupazione. Spero di poterla aiutare. Con il pensiero di lei mi addormento.A svegliarmi è un sommesso bussare, ho dormito più del previsto e dalle finestre proviene molta luce. Il mio orologio da taschino segna le undici. Mi alzo e cerco di sistemare la camicia stropicciata andando ad aprire.È lei, fa un leggero inchino, sempre trattenendo lo scialle. «Buongiorno Monsieur Henry, sono venuta per la sua proposta se è ancora valida.» «Certo che lo è, dammi del tu e puoi chiamarmi Claude ci vedremo spesso in questi giorni.»Accetta ed entrando la faccio accomodare in sala, ha la testa bassa e ringrazia con un filo di voce. Le parlo dei miei quadri, della mia ricerca di imprimere emozioni e sensazioni nelle tele. Le mostro qualche schizzo spiegando come lavoro. Vede i miei studi sui volti, i profili, le figure intere e infine sulle mani. La sua diffidenza pian piano diventa comprensione e la vedo distendere i lineamenti del viso. È davvero splendida e mi ritrovo a sorridere di riflesso, non mi capita spesso di essere felice e così in pace con me stesso in compagnia di una donna che conosco appena.Decido di iniziare il primo schizzo, ho già delle idee. Nel mio studio c’è molta luce per la grande finestra che dà sulla strada. Le spiego che deve osservare dalla finestra: inizieremo da un profilo. Nulla di artefatto, solo lei che osserva il panorama con una mano sul vetro. Prendo subito il mio quaderno degli appunti e traccio le linee. «Da qui i lavori per la costruzione della nuova chiesa si vedono appena, sapessi il rumore che fanno.»«Sarà una Basilica bellissima, dicono, abiti lì vicino?»Lei annuisce e si scusa, riprendendo fiato e la posa.Le devo ripetere qualche volta di essere rilassata ma l’ora vola via e sono molto soddisfatto del risultato. La pago e ci diamo appuntamento per domani.

Eve

Claude si è dimostrato davvero un uomo di parola, ero diffidente e timorosa. Sono stata davvero bene con lui. Tra i silenzi e le pause in cui mi parlava non pensavo di poter allentare così in fretta la tensione. Sembra così facile ascoltarlo e sorridere per le sue espressioni. Quando sorride mostra delle fossette irresistibili e l’azzurro dei suoi occhi si fa più intenso. Penso ancora ai suoi occhi e trascorro la giornata aspettando di vederlo al mattino successivo. Non ho preso una cotta per lui, mi dico mentre sono a letto e ripenso al profumo di trementina e alle note di pepe e tabacco della sua acqua di colonia. Al mattino sono di nuovo alla sua porta ma a differenza di ieri mi accoglie subito dopo aver bussato. «Buongiorno Eve, come stai? Ti stavo aspettando. Oggi iniziamo con un ritratto e poi finirò la bozza di ieri per poterla riprodurre su tela.» «Buongiorno Claude, sto bene, grazie. Hai sempre molte idee, spero di non deludere le tue aspettative. Con molta naturalezza fa strada verso lo studio e mi fa sedere su una poltrona dorata. Si inginocchia per darmi le indicazioni sulla posizione, siamo così vicini da sentire il suo profumo e osservo le sue labbra. Deglutisco a vuoto e distolgo lo sguardo. Cosa mi viene in mente di fare.Mi dice di tenere il viso rivolto verso di lui e una posa rilassata con le mani incrociate sul grembo. Si allontana e inizia il suo lavoro. I giorni si succedono, ogni mattina mi presento e finita l’ora torno a casa per poi pensare a lui.

Claude

Stamattina non posso farmi trovare mezzo addormentato. Sono sveglio da qualche ora e penso già a capelli castani e occhi grigio-verde. Mi preparo e bevo un tè caldo. Osservo il mio orologio, segna le 10.45, tra non molto lei sarà qui. Ormai non riesco a non pensare alle mattine in sua compagnia. Oggi le farò un nuovo ritratto. Il suo viso è tenero, tutto in lei richiama alla delicatezza. Vorrei conoscerla meglio, sapere il perché della sua malinconia e fare qualcosa per farla ridere ed essere la donna spensierata che intravedo nei suoi accenni di sorriso.

Il suo arrivo mi fa provare emozioni indefinite, quando pronuncia il mio nome il battito del cuore accelera. Mentre siamo vicini per dare le istruzioni per la posizione da assumere, vorrei accarezzarle il viso. Eve mi ascolta con attenzione posando lo sguardo sul mio volto e devo stringere i pugni.É la prima volta che tracciando le linee col mio carboncino e poi sfumandole con le dita, vorrei che il foglio fosse la sua pelle per poterla toccare. Non devo fare sciocchezze, potrei spaventarla. Devo pensare a qualcosa di diverso. «La tua famiglia come sta? Aiutare i genitori è segno di molta maturità. Loro saranno molto fieri di te.» Perde la posizione e punta lo sguardo nei miei occhi. È agitata, stringe e rilascia i pugni. Aspetto la sua risposta e poi i suoi occhi si fanno lucidi.Che stupido a chiedere in questo modo, la tristezza è tornata nei suoi occhi. Lascio il carboncino e mi avvicino. «Non volevo renderti triste, scusa la mia domanda indiscreta.»Lei fa dei grandi respiri e poi i suoi occhi cambiano espressione. Ha preso una decisione. «Per famiglia io intendo mia figlia Anais, suo padre Adrien è morto lasciandoci sole. Ero disperata e pensavo di non aver via di uscita e poi sei arrivato tu a propormi questo lavoro. Ti sei fatto un’idea diversa di me, non sono la brava figlia che aiuta i suoi genitori.» Come può pensare così male di se stessa, la sua determinazione la rende ancor più bella e degna di stima. Non posso tacere oltre. Faccio ancora qualche passo, la mia mano punge per la voglia di stringerla e confortarla.Le prendo una ciocca di capelli e la posiziono dietro l’orecchio sfiorando la guancia. «Ai miei occhi sei più bella e degna di ammirazione, non pensare mai di non esserlo.»

Eve

Claude mi ritiene una donna degna di stima, non vedo pietà nel suo sguardo. È così vicino, potrebbe sentire i battiti del mio cuore impazzito e il brusio dei miei pensieri. Rimaniamo in silenzio, assorti nelle nostre congetture. Poi lui si ferma a pochi centimetri dalle mie labbra e mi bacia. Prima sovrappone le sue labbra alle mie, lievi come le ali di una farfalla. Sento il suo respiro mescolarsi al mio e mi perdo in questo bacio. Lo ricambio perché non posso più fingere. Istinto, passione e un sentimento che non pensavo di poter provare si risvegliano in me. Mi lascio avvolgere dalle sensazioni, dalle sue labbra irresistibili e da lui.Ma è tutto sbagliato. Non posso farmi controllare dalla passione, quello che stiamo facendo è sconsiderato, non porterà a nulla di buono per me. Il cuore mi balza in gola, interrompo il bacio, non so cosa dire e mi tocco le guance, inclino la testa e lascio di corsa il suo appartamento. Lui mi chiama e mi chiede di aspettare e non fuggire. Ma io non riesco a guardarlo, devo andare, devo correre lontano da questo appartamento e da lui. È il mio corpo a ricordarmi che non posso permettermi altri errori.

Claude

Le urlo invano di aspettare, non so cosa pensare, l’ho baciata perché sembrava così giusto farlo. La sua confessione mi ha straziato l’anima e lei fa così tanto per la sua bambina. Io vedo il meglio di lei, quello che lei non vede e non voglio che esca dalla mia vita. Prendo il cappotto e scendo in strada. La devo rintracciare. Ma come? Non so dove vive. La cerco nei paraggi, ma niente, non la vedo.Ritorno a casa, devo pensare a un modo per trovarla. Poi di colpo ricordo, avevamo parlato dei lavori per la costruzione della Basilica. Devo partire da quella zona. Tutto il pomeriggio lo trascorro cercandola, le vie sono strette e poco illuminate, le case in quella zona sono modeste. Non mi importa, voglio solo ritrovarla, ma nessuno sembra conoscerla. Si fa sera e ritorno a casa. Ogni giorno ritorno a cercarla.

Sono passati tre giorni, è la vigilia di Natale e sono preoccupato. Sto imparando a conoscere a fondo questa zona. C’è poca gente in giro ma devo tentare. Un uomo si ferma a osservarmi, mi faccio avanti e provo a chiedere di Eve. È dubbioso. Passa in rassegna il mio volto e il mio abbigliamento e poi decide di parlare. «Adrien doveva dei soldi anche a voi, signore? Dovrà aspettare, quella povera ragazza sta facendo i salti mortali. Abita nella casa in fondo.» L’ho trovata finalmente, ma il modo in cui parla di Eve non mi piace. Stringo i pugni per poi rilassarli e mi avvicino alla porta. È tutto buio. Busso e dopo poco Eve si affaccia sulla soglia. Le leggo in volto lo stupore per la mia visita e stavolta non voglio che reagisca male. «Per favore parlami, se sono qui è per chiarire. Se col mio comportamento ti ho offeso ti prego di accettare le mie più profonde scuse. Io non posso credere che tu abbia così poca considerazione di te.» «Allora mi hai baciato per pietà?»«No, per nulla al mondo. Ti ho baciato perché lo volevo, perché voglio stare accanto a te cancellando la tua tristezza. Non so spiegarti, ma sento che c’è qualcosa tra di noi. Se anche tu provi le stesse emozioni devi darci una possibilità.» Sono stato troppo impulsivo. Sembra che lei possa leggere la mia anima solo guardando i miei occhi, mi sento esposto ma sono sincero e spero lo capisca. «Ti va di fare due passi? Anais dorme, chiederò alla vicina di stare con lei.» Accetto e lei fa strada verso un piccolo parco. Fa freddo e siamo stretti nei nostri soprabiti. Si ferma e mi chiede cosa pensa che lei possa darmi. Ha già una bambina, la sua morale è per questo messa in dubbio. Intuisco cosa voglia dirmi e la blocco. «Non mi interessa il pensiero della gente, tu non sei così. Sei una donna determinata, hai messo il bene di tua figlia davanti a tutto. Ti chiedo di nuovo di credere in me. Sono stato sincero prima. Se anche tu provi qualcosa per me, ti prego, dammi una possibilità.» Lei alza lo sguardo e rivedo i suoi occhi lucidi in cui il grigio prevale sul verde. Ci guardiamo per un tempo indefinito, ha iniziato a nevicare e non mi sono accorto dei primi fiocchi di neve che scendono. Eve solleva il volto, esitante. Un fiocco di neve le si posa sulle ciglia e si scioglie subito, come un dubbio che si arrende. È in quell’istante che capisco: posso avvicinarmi. E lo faccio, con molta lentezza, lasciando che sia lei a non arretrare. Ha scelto noi. La bacio e so che è questo il nostro nuovo inizio. Come la neve che da sempre porta rinascita ora so che è Eve il mio inizio, la mia musa e la donna che amo.


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