Storia · capitolo 1

Capitolo 1

In palestra di Macride

In palestra

Il martedì era un giorno pesante: lezioni mattina e pomeriggio. Claudia insegnava ginnastica già da qualche anno. Il corso era per tutti, ma erano iscritte solo donne. Dalle dieci a mezzogiorno c’erano due lezioni, frequentate da signore over settanta, che andavano in palestra soprattutto per scambiare due chiacchiere e passare, dopo, una mezz’oretta al bar di fronte, per un caffè o un aperitivo.

Il pomeriggio invece c’erano quelle tra i quaranta e i sessanta. Queste erano più difficili da gestire. C’erano quelle che non volevano invecchiare, con più di un ritocco estetico, preferibilmente alle labbra o al seno, che pretendevano di mantenere la struttura fisica di una ventenne facendo un paio d’ore alla settimana di attività. Ma c’erano anche donne semplici, che non rinunciavano a quell’appuntamento per combattere lo stress e per avere un’occasione in più di socialità, lontano da lavoro e famiglia.

Claudia era lì dalla mattina, mancava solo l’ultima lezione della giornata, alle diciassette, quella con le allieve più difficili.

“Buongiorno Claudia” disse una delle allieve entrando in sala, dove già erano presenti alcune signore che chiacchieravano tra loro in un angolo.

“Ciao Angela, come va? Tutto bene?”

“Si, direi di si… Ho un po' di risentimento alle gambe per i piegamenti che abbiamo fatto martedì, ma per il resto tutto bene. Oggi cos’hai in mente?”

“Niente che non possiate fare, stai tranquilla… Lo so che non ti piace stancarti troppo, ma un po' di sforzo bisogna farlo….” rispose la ragazza con un sorriso. Poi alzando la voce, richiamò le signore: “Forza, sistematevi tutte al centro, un po' distanti tra voi, così vi spiego cosa faremo oggi”.

Il gruppetto si sciolse e anche le altre che nel frattempo si erano unite alla classe occuparono il posto della sala che ormai consideravano il proprio.

“Oggi faremo degli esercizi in sequenza, creando un circuito. Ho sistemato gli attrezzi necessari lungo il bordo. Ognuna di voi farà un esercizio diverso in ogni postazione per venti ripetizioni e poi si sposterà verso destra, per fare quello successivo. Come sapete, non ci sono attrezzi per tutte, quindi cercate di organizzarvi e di avere pazienza. E’ tutto chiaro?”

Le signore annuirono e si sparpagliarono nella sala.

“Però faremo prima riscaldamento, quindi tutte al centro, come al solito”.

Mentre Claudia accendeva il piccolo amplificatore e faceva partire la musica ritmata di sottofondo, notò che una signora aveva invitato Angela a spostarsi per lasciarle il posto, lasciando quest’ultima senza parole. Poi la lezione cominciò e dopo dieci minuti tutte erano accaldate e pronte per l’allenamento. Ognuna raggiunse una postazione e si sistemò davanti agli attrezzi. Claudia spiegò a ciascuna di loro l’esercizio che avrebbe dovuto eseguire e poi diede il via.

Angela cominciò il suo esercizio e con calma lo ripeteva, contando tra sé e sé. Non aveva ancora terminato la sua sequenza quando le si avvicinò la signora che le aveva parlato poco prima.

“Ancora non hai finito? Dai, sbrigati, che tocca a me” le disse in piedi, con le mani sui fianchi mentre Angela si sollevava per l’ultimo addominale.

“Stai calma” le rispose Angela, raccogliendo la sua asciugamano “Veniamo qui per rilassarci, non per stressarci. Non hai sentito Claudia? Bisogna avere pazienza e rispettare i ritmi delle altre”.

“Sì, ma se andiamo di questo passo, non finiamo più!…. E poi sono sudata. Se mi devo fermare per aspettare tutte, mi raffreddo.”

“E allora fai gli esercizi più lentamente, così non sudi e non aspetti…” rispose Angela alzandosi con calma e raccogliendo il suo asciugamano.

Quella sbuffò, mentre si allungava sul tappetino e cominciava i suoi addominali.

Angela intanto si era spostata più avanti, aveva preso i piccoli pesi e aveva iniziato gli esercizi. Dopo pochi minuti, la signora di prima era già vicino a lei, in attesa.

Angela si spazientì, poggiò i pesi a terra, afferrò l’asciugamano e si diresse verso la porta.

“Che succede? Non ti senti bene?” le chiese l’istruttrice avvicinandosi.

“No, me ne vado. Vengo qui per rilassarmi, non per avere il fiato sul collo di quelle che hanno fretta e non sanno stare in gruppo”

Claudia capì al volo cosa voleva dire e voltandosi verso la sala, battè le mani per richiamare l’attenzione.

“Signore!” disse a voce alta “Scusate un attimo. Lasciate l’esercizio ed ascoltatemi”

Le donne si raggrupparono al centro, alcune guardandosi l’un l’altra interrogativamente.

“Come vi ho detto all’inizio del corso, e anche all’inizio di questa lezione, siamo qui per scaricare lo stress e quindi per fare un favore al nostro corpo che ci chiede di occuparci di lui. Quindi dobbiamo fare gli esercizi con calma e con pazienza, senza fare una gara tra voi e rispettando i tempi di tutte”

“Si, ma non possiamo neanche venire qui a perdere tempo! Mica possiamo aspettare i comodi di chi ci mette tre ore a fare un esercizio e occupa la postazione con tutta l’attrezzatura!” ribattè la signora che aveva discusso con Angela.

“Come ho appena detto, dovete avere pazienza e rispetto per chi è più lento. Se non ci riuscite, allora questo corso non è per voi” le rispose Claudia, leggermente irritata.

“Cosa vorresti dire? Che devo lasciare il gruppo? Io non ci penso nemmeno! Pago una quota mensile e pretendo di fare ginnastica per 60 minuti ogni lezione. Non posso perdere più di un quarto d’ora ad aspettare che si liberi il posto” disse la signora alzando un po' il tono della voce.

“Purtroppo è necessario, perché sai bene che non ci sono attrezzi per tutte….”

“E allora vuol dire che bisogna organizzarsi meglio! O tu, che sei l’istruttrice, fai in modo che questo non succeda, oppure bisogna parlare con la direzione per far mettere a disposizione più manubri!”

Tutte le signore erano in silenzio, qualcuna si allontanava per non partecipare alla discussione e Claudia sbottò “Roberta, è dall’inizio di quest’anno che stai creando problemi. Ogni volta che vieni, c’è qualcosa che non va. Oggi non vuoi aspettare, ieri gli esercizi erano troppo pesanti, la settimana scorsa faceva troppo caldo, la settimana ancora prima reclamavi il tuo posto vicino alla spalliera. Insomma si è capito che questo corso non fa per te, quindi ti prego di non tornare più.”

La signora arrossì e si avvicinò a Claudia minacciosa, quasi a volerla picchiare “Mi stai cacciando? Io qui pago e vengo quando voglio. Piuttosto tu, evidentemente, non sei in grado di tenere un corso di ginnastica come si deve!”.

Claudia indietreggiò di qualche passo e una delle signore prese Roberta per un braccio, pregandola di calmarsi, ma quella non ne voleva sapere.

“Sono io che faccio cacciare via te! Adesso salgo su in direzione e mi sentiranno. Vedrai! Non finisce qui!” e tirando giù l’asciugamano dal collo uscì sbattendo la porta. Le signore erano ammutolite e si guardavano l’un l’altra, senza che nessuna osasse fare commenti.

“Tornate ai vostri esercizi e non preoccupatevi” le tranquillizzò Claudia “Ogni tanto capitano persone così….!”

La lezione si concluse come al solito, le signore si salutarono dandosi appuntamento alla settimana successiva. Claudia era nervosa, ma si fece una doccia calda che la rilassò.

Poi indossò i jeans e la felpa per tornare a casa. Aveva fretta: erano le sei e mezza e alle sette doveva accompagnare sua figlia dall’ortodontista per la visita di controllo periodica.

Quindi passò da casa a prendere la bambina e riuscì ad arrivare puntuale all’appuntamento.

Arrivati allo studio, la bambina si sedette in sala d’attesa mentre lei si fermò in segreteria per versare la quota mensile.

“Come va? Tutto bene?” le chiese la segretaria con un sorriso, mentre prendeva il POS e preparava la fattura.

“Si, almeno così pare”

“Da oggi la dottoressa non verrà per qualche mese: è incinta e la sostituisce una collega. Ma non preoccuparti: sa già tutto di ogni paziente ed ha la visibilità di tutte le cartelle personali”

“Ma com’è? Giovane?”

“Non giovanissima, ma è molto simpatica e con i bambini ci sa fare. Vedrai che Valentina si troverà bene”

“Speriamo! La cura è ancora lunga e con la dottoressa andava tutto a gonfie vele. Tu lo sai che Valentina è particolare… se una le fa antipatia, non ci sono santi! La cancella!”

Claudia mise a posto la carta di credito e tornò a sedersi accanto alla figlia.

“Allora ci vediamo la prossima settimana!” disse l’ortodontista da dietro la porta. A Claudia si gelò il sangue. Aveva riconosciuto la voce di Roberta, la signora indisciplinata con cui aveva appena discusso in palestra. Di scatto si alzò, prima che la porta si aprisse, prese per mano la bambina e andò verso la segreteria.

“Mirella, senti, io mia figlia da quella nuova non la posso portare…”“Perché? Neanche la conosci! Vedi che è brava!”

“Stamattina ci ho litigato in palestra… Praticamente l’ho cacciata dal corso….” disse Claudia abbassando la voce.

Intanto dalla stanza dell’ortodontista si sentiva la dottoressa che chiamava il prossimo, ma visto che non entrava nessuno, si affacciò alla porta.

“Allora… dovrebbe esserci qui Valentina…. È arrivata?”

Quando si voltò verso la segreteria, inquadrò la piccola e Claudia che la teneva per mano.

“Ah, Valentina è tua figlia….”

“Sì” mormorò Claudia “ma stavo appunto dicendo a Mirella che vorremmo continuare la cura con la dottoressa di prima. Se non verrà per un po', come sembra, vogliamo valutare prima altre soluzioni.”

“Come vuoi. Anche per questo, il problema è il tuo, certamente non il mio…” rispose Roberta voltandosi per rientrare nella sua stanza. “Allora aspetto il prossimo!”, disse ad alta voce alla segretaria, e chiuse la porta alle sue spalle.

Claudia e la segretaria si guardarono, l’una interrogando l’altra con gli occhi.

“E ora come facciamo?” chiese la prima.

“E che ne so…. Sei tu che ci hai litigato…. Devo chiedere al dottore se nelle prossime settimane verrà qualche altro ortodontista. Magari gli dico che non tutti si trovano bene….”

“Si, per favore, fammi sapere. Comunque quella è pazza! Altro che gentile e simpatica! E’ una vera rompiballe! Non avrei mai pensato che fosse una dottoressa, per giunta di quelle che hanno a che fare con i bambini! Di pazienza ne ha zero!”

“Ma che ne so! Il dottore dice che è bravissima e la conosce da tanto. Lavora presso un altro studio odontoiatrico, ma ha accettato di venire qua una volta al mese per seguire i pazienti di quell’altra”

“Mamma, ma che succede?” chiese la piccola Valentina da sotto la soglia del bancone di segreteria. “Ce ne dobbiamo andare?”

“Si, tesoro. Andiamo via. Il controllo lo farai un’altra volta.” Poi si rivolse alla segretaria e la salutò.

“Allora vado. Richiamo la settimana prossima per sapere se ci sono novità.”

“Ok” disse quella “Buona serata”.

Mentre raggiungevano la macchina e Valentina chiedeva spiegazioni, il cellulare vibrò annunciando una messaggio. Entrate in auto, Claudia lo lesse e chiuse gli occhi, mandando indietro la testa.

“Domani mattina vieni un po' prima. Dobbiamo parlare”. Era il titolare della palestra. Quella strega l’aveva pugnalata.

Torna alla scheda dell’opera

Dopo questo capitolo puoi leggere anche