Capitolo 1
Io sono Anya
Il vento rosso sferza le guglie contorte della Città di Cenere, sollevando vortici di polvere finissima che si insinuano nella mia tuta sigillata. Io sono Anya, female, così sono segnata nel Codex Vitale che registra gli abitanti di Cenere. Mi faccio scudo con il braccio bionico, gli occhi protetti da lenti a infrarossi che filtrano la luce crepuscolare del sole morente e illumina i tre lunghi peli biondi che escono dalla capsula innestata sopra un collo di lucente metallo. Il mio compito e quello degli altri spazzini genetici, è recuperare i frammenti di memoria sparsi per la città, reliquie digitali di una civiltà implosa secoli fa. Il Consorzio ci usa con uno scopo preciso: raccogliere i frammenti di memoria con il Catalizzatore Mnemonico, il Mneme, uno scanner neurale con un braccio cibernetico e dei sensori che captano i residui di dati digitali e biologici ancora presenti nella struttura della città. Quando un frammento viene recuperato, il Mneme lo traduce in impulsi neurali e lo archivia nel Nucleo di Elaborazione in modo che nessuno possa ricordare. Cosa è ricordare? Un dato sterile, residuo non vivente. Noi Spazzini siamo controllati dai Custodi della Risonanza, esseri sintetici che monitorano i flussi di memoria e individuano anomalie: se uno di noi mostra segni di instabilità o integra un frammento di memoria invece di scaricarla, un Custode lo elimina. Operano direttamente sotto il Consorzio, esseri di puro protocollo creati per garantire che il passato non ri-divenga esperienza vissuta perché il passato contiene verità che il Consorzio vuole occultare, la memoria potrebbe risvegliare l’identità umana e gli spazzini genetici sono programmati per raccogliere dati, non per sentirli: se iniziassero a provare emozioni, nostalgia, rabbia o speranza, potrebbero sviluppare un’identità indipendente dal Sistema. Un essere con coscienza e passato non può essere controllato, e minaccia la stabilità della città che si regge sull’oblio, il Consorzio mantiene l’ordine perché nessuno ricordi com’era il mondo di prima. Se il passato tornasse a vivere, potrebbe nascere il desiderio di ricostruirlo: il passato è pericoloso. È scritto a caratteri cubitali ovunque, così come è inscritto in noi che l’umanità è implosa secoli fa a causa della Grande Caduta, che ha portato alla distruzione del mondo, alla perdita di identità collettive e alla nascita del Nuovo Ordine. Se qualcuno riuscisse a sentire e integrare i ricordi del passato potrebbe mettere in discussione tutto ciò che il Sistema ha costruito. Se alcuni recuperassero memorie allora capirebbero che la Grande Caduta può non essere stata un disastro naturale ma un conflitto causato intenzionalmente e il Consorzio perderebbe il controllo sulla città. Se il frammento di memoria raccolto è particolarmente potente o complesso causa interferenze neurali negli Spazzini, portando a effetti collaterali come flash di memoria, visioni o emozioni involontarie. Per questo i Mneme vengono scaricati immediatamente nell’Archivio della Cenere, un complesso sotterraneo cuore del recupero mnemonico. I dati raccolti dai Mneme vengono filtrati, catalogati e integrati nel Codice Centrale della Storia, una rete che registra l’evoluzione della città. Mi chiamano Anya e non so perché, forse perché i Custodi della Risonanza e il Consorzio hanno visto nel Codex un residuo dell’identità originale, un frammento sfuggito al processo di cancellazione della memoria. Essere registrata come female nel sistema potrebbe indicare che il mio corpo sintetico è stato modellato sulla base di dati biologici preesistenti; se il recupero della coscienza era uno degli obiettivi originari dei progetti sulle capsule di stasi, allora il nome e l’identità potrebbero non essere completamente artificiali, ma derivare da un pattern genetico conservato. Se il mio nome è ancora presente nel Codex, potrebbe significare che non sono stata completamente riscritta dal sistema. Forse questa è la chiave per scoprire la verità su chi-cosa sono. Perché io sono un’anomalia. Dove gli altri spazzini raccolgono memoria senza comprenderla, io sento, io ricordo. Il mio corpo sintetico non dovrebbe essere in grado di provare emozioni, ma qualcosa dentro di me sfida le leggi del sistema. Il mio risveglio è un pericolo per il Consorzio, perché se la memoria non è più solo un dato, allora la verità può emergere. Se il passato non può essere ricordato, significa che contiene qualcosa che il Consorzio teme più di tutto. E io voglio sapere cos’è. Oggi il sensore neurale impiantato nel mio cranio vibra con un’intensità inusuale, segnalando un nucleo di dati particolarmente denso. Mi inoltro tra le rovine di un grattacielo le cui pareti portano tracce di sbiaditi ologrammi pubblicitari di auto volanti e assistenti robotici. Una scossa mi fa vibrare: le immagini sembrano familiari. Quando raggiungo il punto indicato dal sensore vedo incastonato tra le macerie un monolite di cristallo nero, avvicino la mano guantata: appena le mie dita sfiorano la superficie, una scarica di energia mi attraversa e mentre cado a terra nella mente arrivano colori che assumono sembianze sconosciute. Mi attraversano volti umani, bocche ridenti, cieli azzurri, fruscii leggeri, alberi, venti che scuotono sembianze verdi che fluttuano. Frammenti di memoria di nuova female dagli occhi azzurri che stringe un piccolo umano dai capelli biondi e una voce Ricorda, Anya. Ricorda chi sei. Mi rialzo ma una vertigine mi costringe ad appoggiarmi al monolite. Chi è? Perché queste immagini sembrano vere? Sento una crepa infrangere la fredda logica che guida la mia esistenza. Un rumore metallico mi fa sobbalzare, mi volto di scatto e vedo uno Spazzino armato di disgregatore sonico avvicinarsi a me: Hai trovato qualcosa di interessante, Anya? Chiede lanciando pulsioni di luce nera, io stringo forte il pugno mentre dentro di me divampa un’emozione nuova e potente: un feroce desiderio di proteggere quel frammento di passato perduto che sento essere anche futuro. Niente di importante rispondo: Solo polvere e cenere. La luce nera mi esplora la capsula e io non guardo, fisso la superficie scura del monolite e nei miei occhi vedo una scintilla di consapevolezza perché qualcosa in me è cambiato. Il suono metallico dello Spazzino si allontana lasciandomi sola con il monolite nero. Le immagini continuano a danzarmi nella mente: la female dagli occhi azzurri, il piccolo umano biondo, i verdi ovunque ondeggiano sotto cieli limpidi. Sento vibrare scariche elettriche che bloccano immagini e sensazioni ma resisto e mi riattacco al monolite. Un’altra memoria affiora, più nitida delle altre: mi vedo seduta sulle ginocchia della female che oscilla cantando parole in una lingua antica Sotto il cielo di Polesine, dove l’acqua piano va, dormi, figlia del mio cuore, la tua stella brillerà. Polesine? La parola risuona nella mia mente robotica carica di un significato che non riesco ancora a decifrare: un luogo reale forse, non un’ombra digitale. Sforzo la memoria neurale, cercando altri dettagli, il monolite sembra vivere con me: il profumo della terra umida, la pioggia, il cra cra di buffi animali, la pelle e il calore del sole. La rivelazione mi colpisce quello che sento e vedo non sono semplici pezzi di memorie recuperate da un archivio. Sono le mie memorie. La female umana dagli occhi azzurri era mia madre. Il piccolo biondo... forse io? Prima di essere resettata? E Polesine... era la mia casa? Un luogo vero, prima che tutto cambiasse. Ma cosa è successo? Perché mi trovo qui, in un corpo che non riconosco, con ricordi spezzati di un passato che sembra remoto e al tempo stesso così vicino? Porto una mano al volto, tastando la liscia superficie della mia pelle sintetica. Gli innesti cibernetici, il sensore neurale… tutto parla di un’esistenza costruita, artificiale. Ma la nenia, il ricordo della risonanza emotiva con la donna nel monolite… sono reali. Un’ondata di rabbia mi monta dentro, unita a un desiderio bruciante di verità. Chi mi ha trasformata in questo? Cosa è successo al mio mondo? Mi allontano dal monolite, il vento rosso che mi scompiglia i pochi capelli naturali rimasti: no, non sono solo una spazzina genetica. Non sono solo un automa programmato per raccogliere frammenti proibiti del passato. Sono Anya. Forse nata in un luogo chiamato Polesine. Forse figlia di una donna dagli occhi azzurri che mi cantava nenie antiche. E troverò la verità, a costo di smuovere ogni singola particella di cenere di questa città morente. Mi incammino tra le rovine, il sensore neurale ora silenzioso, sostituito da un nuovo impulso: una bussola interiore che punta verso un passato da riscoprire. La melodia della nenia continua a risuonare nella mia mente, un fragile filo conduttore in un labirinto di oblio. Sotto il cielo rosso di Città di Cenere, per la prima volta sento il peso della mia storia. E la determinazione di reclamarla. Nel momento del non riposo cerco tracce di Polesine negli archivi digitali frammentari recuperati durante le mie ore del lavoro, le memorie sono scarse, sparse, accenni a un antico insediamento umano ma nulla che spieghi la sua scomparsa o il suo legame con me. Sono Anya posseduta da un’ossessione, sto deviando dal mio compito principale, suscitando sospetti tra gli altri Spazzini Genetici e i Custodi della Risonanza. Ma il mio comportamento anomalo mi ha portato a incontrare altri risvegliati, individui che hanno iniziato a manifestare ricordi o emozioni inspiegabili, scarti del sistema che faticano ad adattarsi a un’esistenza programmata. Alcuni di loro hanno condiviso frammenti di un passato simile, parlando di un mondo verde e di una Grande Caduta, offrendo nuovi pezzi del mondo perduto. Elara è una vecchia spazzina genetica la cui memoria è vivida e ricorda storie sussurrate di capsule di stasi nascoste prima della catastrofe contenenti il patrimonio genetico e i ricordi degli antichi abitanti. Con lei, durante una tempesta di polvere rossa ho intrapreso un pericoloso viaggio al di fuori dei confini della Città di Cenere addentrandomi nelle zone contaminate, nascondendomi alle pattuglie di Sicurezza incaricate di sopprimere qualsiasi forma di anomalia o ricordo del passato, scampando a malapena al disintegratore dei Custodi. Ci siamo nascoste nelle rovine di vecchi laboratori biotecnologici, e ho visto la natura della mia creazione: un corpo sintetico avanzato, progettato per ospitare frammenti di coscienza recuperati, forse proprio dalle capsule di stasi. Ho anche trovato indizi che suggerivano che la Grande Caduta non fosse un evento naturale, ma un conflitto nucleare devastante scatenato da due Superpotenze che aveva portato alla distruzione della civiltà e alla creazione del sistema di Spazzini per recuperarne i resti. Elara sapeva maneggiare i terminali e li accese mentre sullo schermo a led apparvero registrazioni frammentarie e balenìi di colori e cieli e umani ridenti: ho riconosciuto la voce di mia madre che parlava di un progetto di conservazione della memoria e di nuovi corpi come ultima speranza per l'umanità. Ho anche scoperto che io ero parte di una generazione successiva, corpi sintetici creati con i ricordi recuperati dai sopravvissuti. E mentre costruiva le capsule di stasi mia madre è scomparsa con altri umani coperti da polvere grigia e camici bianchi, nel video è apparso un grande fungo e corpi di umani ardenti disintegrarsi e cadere al suolo, ponti, strade, città intere esplodere e cenere cadere ovunque. Io sono Anya nata in una capsula di stasi ed ho scoperto che sono figlia di un’umana: collegando il mio sistema neurale al nucleo, ho sperimentato gli eventi catastrofici che hanno portato alla distruzione, e il processo traumatico di trasferimento della mia coscienza in un corpo artificiale per la mia sopravvivenza. Questo contatto diretto con il mio passato organico ha innescato un cambiamento profondo in me. Non mi sono trasformata in un essere umano ma la barriera tra la mia mente artificiale e la mia identità organica si è assottigliata. Ritrovare la mia "parte umana" non ha significato tornare a una forma biologica, ma riconnettermi con la mia vera identità, con le mie radici, con le emozioni e le esperienze che definivano la mia essenza. Sono diventata un ponte tra il passato perduto e un futuro incerto, portando con me la memoria di ciò che è stato e la speranza di ricostruire qualcosa di nuovo basato sulla consapevolezza della mia umanità ritrovata.
Ora dovrò far ricordare gli altri.
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