Capitolo 3
Appena atterrati, Damiano recuperò dal letto del fiume un impasto di terra bagnata per spegnere le fiamme del fosforo che non si sarebbe spento da solo.
«Adesso devi mantenere la trasformazione più che puoi», mi pregò mettendomi un braccio attorno alla vita per sorreggermi. Trascinai il corpo grazie al suo sostegno. Come animali in trappola scappammo nel fitto della vegetazione. Seguendo la direzione del Vezzola verso nord avremmo raggiunto le montagne. La Militia Petri ci avrebbe dato la caccia. Camminammo finché non trovammo i resti di una vecchia capanna di cacciatori. Ci riparammo all'interno, crollai sul pavimento polveroso. Damiano sfiorò i margini delle mie ferite. «Non ti basteranno queste poche ore di buio per guarire. Dobbiamo trovare un posto più sicuro per passare il giorno.»
Mi fece rialzare e mi aiutò a sedermi in un angolo, con le spalle poggiate contro un muro. Si strinse accanto a me, poggiando la testa sulla mia spalla sana. Sapeva che non poteva fare nulla per le mie ferite. Quell'impotenza lo lacerava come un veleno, più del fosforo che aveva devastato il mio corpo.
«Tu stai bene?» gli chiesi sottovoce.
«Sono tutto intero», mi rispose. Dopo un attimo di silenzio continuò: «Perché stiamo facendo tutto questo?» Il tono che aveva usato mi strinse il petto. «Siamo guardiani».
«Sì, di una bugia!»
«Non cambia il nostro ruolo». Damiano si staccò da me e mi guardò dritto negli occhi.
«In tutto questo tempo gli umani ci hanno dipinto come dei mostri. Ci chiamano demoni»
«Non dico che vada bene ma la nostra scoperta non cambia quello che siamo».
«E il clan...ci ha mentito....»
Cercavo di trovare risposte logiche «Non è detto che il clan ci abbia usati. Potrebbe essere stato solo il Consiglio...o una talpa.»
Damiano si allontanò di qualche passo per guardare oltre la finestra mezza distrutta della capanna.
«Non cambia il fatto che siamo stati traditi. Gli umani conoscevano esattamente i nostri punti deboli e tu sei in queste condizioni!». Potevo sentire la rabbia di Damiano crescere. «La tavoletta è una prova che l'umanità è cresciuta nella menzogna. Noi siamo quelli che dovrebbero adorare.» Le sue parole suonarono blasfeme. Mi alzai a fatica, ogni movimento era una fitta ma dovevo raggiungerlo. Lo abbracciai alle spalle e gli sussurrai all'orecchio «Ricorda il giuramento!Il nostro giuramento!»
Lo sentii irrigidirsi sotto il mio tocco: stava combattendo contro la furia dentro di lui.
«E se dicessimo al mondo la verità?»
«Sarebbe un disastro, scateneremmo una guerra globale. Tutte le religioni verrebbero distrutte in un secondo.» Damiano sospirò.
«Cosa ti fa parlare così, Wang? Non sei deluso anche tu?» Lo abbracciai ancora più forte. «Se Lui era come noi capiva cosa significava essere guardato con paura. Eppure ha scelto di salvare gli uomini.»
Damiano si era sciolto un po' ma i suoi dubbi e la sua frustrazione rimanevano ancora attaccati al suo cuore. «Il suo insegnamento non cambia, che importa se la sua vera carne era di un'altra consistenza.»
Il mio compagno sfregava un dito bianco sulla superficie verde scuro del mio braccio. Il contrasto dei nostri colori, che vedevo ogni volta quando eravamo vicini, adesso viveva dentro di me.
«Prendi la tavoletta con te», gli dissi infine.
«Esci, vai. Fai la tua scelta. Qualunque cosa deciderai non cambierà il nostro legame.»
Consegnai la reliquia che era rimasta tutto quel tempo protetta nella tracolla sul mio petto. Mi strappai di dosso la borsa vuota e la lanciai in un angolo. Tornai a sedermi per recuperare le forze e chiusi gli occhi, cercando di riposare. Sentii solo un fruscio: il segno che Damiano era corso via lasciandomi nell'oscurità della foresta.
Alle prime luci dell'alba, il sole si affacciò da dietro i monti e mi colpì dritto in viso come una carezza calda. Aprii gli occhi. Non c'era traccia di lui. Mi alzai, la ferita alla spalla si stava rimarginando, il fianco invece soffriva ancora. Sull'uscio della capanna vidi in lontananza la sua figura nella nebbia mattutina tornare verso di me.
Damiano non aveva con sé la tavoletta, forse l'aveva nascosta da qualche parte nel bosco.
«Contro il Consiglio, contro l'ordine, anche contro il clan, proteggiamo il Suo segreto.»
Si avvicinò fino a far toccare la sua fronte con la mia.
«Io e te?» gli soffiai contro le labbra.
«E' questo il piano!» Mi baciò. «Qualcuno deve continuare a fare il guardiano.»
Io sono la pietra angolare scartata dai costruttori. Su questa pietra edificherò la mia stirpe. Questo è il mio corpo spezzato per la salvezza dei figli della terra.
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