Capitolo 2
Scendemmo a fatica le scale segrete, la nostra stazza cozzava con le pareti di pietra umide. La cripta era un rifugio di ombre, i nostri occhi si abituarono subito all'oscurità. Percepivo Damiano accanto a me. Lo spazio era troppo piccolo. Potevamo solo rimanere fermi e ascoltare. Sopra di noi la voce del capo arrivava ovattata.
«Quello verde è il più resistente come avevano detto. Voglio le squadre pronte alle uscite.» Sentimmo movimenti di passi, poi più nulla.
Il mio partner fece luce con la torcia e azionò il dispositivo per rischiarare i cunicoli.
«Sei ferito!» si preoccupò. Grazie al chiarore si accorse del foro sulla mia spalla.
«Devi mantenere ancora per un po' la forma di gargoyle. Se torni umano adesso ti dissanguerai.» Contò tre minuti per me. In quel lasso di tempo cercai di compattare la struttura minerale nell'apertura ma l'energia cinetica sprigionata nell'impatto aveva pressato troppo la giada in quel punto. Damiano reagì alla mia resa.
«Fermo. Non funziona così». Si guardò il braccio. Nel punto in cui era stato colpito, la sua quarzite si era frammentata. Una scheggia era parzialmente sollevata e pendeva come un dente dondolante. Infilò l'unghia sotto il bordo e fece leva. Si morse il labbro inferiore con i denti ma riuscì a staccare dal suo corpo un frammento di sé, bianco, simile a un cristallo di ghiaccio. Non servirono parole. Capii subito le sue intenzioni. Lo frantumò in cunei più piccoli. Poi tornò umano per maneggiare meglio i frammenti, sul braccio aveva un'incisione come un taglio, ma ignorò il suo sangue. Si posizionò dietro di me e infilò, con attenzione, i brandelli della sua pietra nella fessura cilindrica sulla mia spalla. I cristalli di quarzo sfregarono contro le pareti interne della giada con un suono limpido.
«Non è un lavoro da maestro lapidario ma dovrebbe andare.» Poggiò delicatamente la mano sul punto dell'innesto.
«Riprova adesso.» Aumentai la densità della mia struttura, la giada trovò un ancoraggio e si incastrò con la quarzite.
Damiano tornò di fronte a me, mi studiò per verificare se avessi altre ferite.
«Ok, con il buio e la terra di questo luogo andrà megl...» Gli presi la mano non appena tentò di allontanarsi.
«Sto bene.» Lo strinsi più forte. Lo sentii sospirare, la sua mano umana nella mia era come un cuore caldo tra la pietra.
Invertii la trasformazione, quando la carne tornò ad impossessarsi del mio corpo masticai un gemito: la ferita pulsava e il sangue fuoriuscì in un fiotto caldo che imbrattò la giacca. Ma almeno non ero più trapassato da parte a parte. Lui mi tamponò con il suo fazzoletto di cotone.
«Cosa è successo là sopra?» mi domandò.
«Sto ancora processando.» Lui cercò una sporgenza dove sedersi.
«Chiama il Consiglio.»
«Il palmare è disattivato.» Lo avevo recuperato da una tasca della tracolla.
«Che vuoi dire?»
Gli mostrai lo schermo dove compariva il simbolo del Consiglio con il comando ID Squadra Sospeso. Lui mi guardò allarmato. «Non abbiamo comunicato la fine della missione. Perché hanno attivato il blocco proprio adesso?»
«Non lo so.» Damiano mi strappò dalle mani il palmare. Tentò un riavvio. Poi passò il pollice sul sensore biometrico. Una volta, due, tre. Ma il display rispose con lo stesso messaggio.
«Non ha senso», sbraitò scaraventando l'oggetto contro un muro.
«Vuol dire che ci hanno tagliato fuori?»
Quando il caos nella sua testa vorticava incontrollato, mi chiedeva sempre di lanciargli un'ancora. Ma in quel momento non avevo risposte certe.
«Ci sono troppe coincidenze.» Ripensai al momento dell'imboscata avvenuta proprio nel momento del recupero della reliquia. E ora il dispositivo disattivato.
«Solo il consiglio conosce l'esatta ubicazione delle reliquie.»
«E solo loro sanno quale squadra si occupa dello spostamento!» continuò il mio compagno.
Rimasi in silenzio qualche secondo per unire tutti i puntini del puzzle. Ripensai all'ordine impartito dal capo del commando Consegnate la reliquia.
«Quegli uomini avevano proiettili perforanti. Sapevano cosa combattere e cosa cercare.»
«Hai notato qualche simbolo addosso a quegli uomini?» gli chiesi.
«Sì, sull'avambraccio interno c'era qualcosa. Era un martello...e poi una pietra. Eppure l'ho già visto da qualche altra parte!»
«Un martello che spezza una pietra», sussurrai.
«Il simbolo era sul dossier della nostra prima missione»
«Sono loro, Damiano».
Lui spalancò gli occhi perché nella sua testa era balenato il mio stesso ricordo.
«La Militia Petri», mormorai.
«E perché il commando segreto della Chiesa si trova proprio qui a Teramo?» La vera domanda era un'altra: come sapevano che saremmo entrati nel Duomo proprio stanotte?
«A quanto pare vogliono questa.» Presi la reliquia ancora avvolta nel suo rivestimento di lino.
«Cosa se ne fanno del braccio ammuffito di un santo qualunque!»
«Bella domanda! A meno che...»
«A meno che cosa?»
«A meno che non sia altro.»
Con uno scatto, Damiano mi tolse la reliquia dalle mani. Strappò via il lino, rivelando una lastra nera quasi vitrea. Piatta con un lato leggermente ricurvo e i bordi frastagliati. Sembrava una scaglia, una placca di qualcosa di più grande. La rigirò tra le mani per capire di che materiale fosse.
«Sembra onice nero», sentenziò.
Passò le dita sull'oggetto per capire se ci fossero incisioni. «Ahi!».
Aveva trovato una scheggia che ferì le sue dita umane. Un po' di sangue colò sulla tavoletta che reagì: sfrigolò come se fosse ardente accendendosi di un colore dorato.
«Sono comparsi dei segni», mormorò. Avvicinò il naso alla superficie per vedere meglio e cercò di pulire via il sangue, ma ottenne solo l'effetto di spalmarlo completamente. La lastra reagì ancora. Sotto lo strato ematico emerse una scritta.
«Che lingua è? Arabo, forse ebraico...quelle lettere lì. Tu sai leggerlo.» Mi porse l'oggetto.
Presi la lastra. I caratteri erano spigolosi. «È aramaico.»
«Riesci a capire qualcosa?»
«Io...blocco angolare. No aspetta! Si traduce pietra. Parla di un costruttore!».
«San Berardo?»
«No. Questa è molto più antica»
«Continua!» mi incalzò Damiano.
«Ebnis sarbat. significano costruirò la mia stirpe».
Damiano deglutì a fatica e mi guardò confuso «Cosa cavolo è questa roba, Wang?»
Non riuscivo a staccare gli occhi dalla lastra
«Chi parla dice di avere un corpo di pietra». Alle mie stesse parole gelai. Anche il mio compagno rimase immobile. Rimanemmo in silenzio per un attimo, le mani quasi mi tremavano. Poi un lampo mi attraversò la mente.
«Quel commando è entrato in scena nel momento esatto in cui abbiamo recuperato questa. Sono almeno cinquant'anni che non vedevamo l'ordine. Eppure stasera erano qui».
Damiano cominciò a girare in tondo nello spazio ristretto. «Se quell'oggetto non appartiene agli umani perché era nella chiesa?» La sua confusione si stava trasformando in rabbia.
«Il Consiglio ci ha traditi.»
«Non è detto. Magari una fuga di notizie oppure una spia.»
«È tutto così chiaro, Wang! Ci hanno mandato qui a morire per spazzare ogni traccia di questo segreto.» Si mise le mani sui capelli, le spalle si muovevano per il respiro alterato.
«Dobbiamo trovare un modo per uscire da qui.»
«Oh mi dai sui nervi quando rimani calmo anche in queste situazioni!»
«Per forza visto che tu dai in escandescenza. Devo pensare ad un piano per salvarci.»
Il mio sguardo deciso lo scosse, mi guardò la spalla poi si avvicinò, mise la mano sul mio petto all'altezza del cuore. «Hai ragione, scusa.»
«Adesso pensa solo a me ok?»
La resa nel suo assenso mi incoraggiò a fargli strada tra i corridoi umidi per arrivare all'uscita su piazza Madonna delle Grazie. A quattrocento metri di distanza il ponte San Ferdinando ci avrebbe permesso un volo verso il parco sottostante. Avremmo seminato il commando tra la fitta vegetazione.
L'uscita sulla piazza dava sui resti di una domus romana: era un passaggio esposto ma il più vicino alla nostra via di fuga. Da dietro le rovine avvistammo due squadre che perlustravano il perimetro. La cosa migliore era affrontarle una alla volta. Studiai il loro percorso per alcuni minuti. «Tu sei il più vulnerabile agli impatti. Rimani dietro di me», dissi a Damiano.
«Al tuo fianco, Wang. Sempre al tuo fianco.»
«Allora giusto un passo indietro.» Sapevo che non avrei potuto convincerlo in un altro modo.
Ci ritrasformammo e uscimmo allo scoperto caricando i nemici. Aumentando la densità minerale io potevo fare da scudo ad entrambi. Damiano aveva la capacità di diminuire la densità del corpo per guadagnare velocità. Atterrammo i primi soldati con prontezza. I superstiti della prima squadra spararono contro di noi, aprii le ali per ampliare il raggio di protezione e muovendole di scatto, deviai la traiettoria dei proiettili.
Sentii uno sparo diverso, e il colpo si schiantò sul mio fianco destro. L'impatto mi attraversò come una scarica di violenza meccanica e chimica. Il proiettile si incendiò con l'aria e scavò un cratere opaco facendo schizzare nell'aria schegge di giada. Una fiammata bianco-azzurra, come un piccole sole, divampò sulla ferita. Il fianco si illuminò dall'interno, la roccia ribolliva e una ragnatela di fratture dorate si diffuse sulla superficie. Una piccola nuvola di fumo si sollevò dal punto d'impatto avvolgendo la parte corrosa.
«È fosforo bianco!» esclamò Damiano sentendone l'odore. Questa volta fu lui a farmi da scudo. La sua quarzite resisteva al fuoco, e il fosforo gli colava come cera in fiamme. Nel frattempo arrivò la seconda squadra. Gli ordini risuonarono nell'aria.
«È quello bianco. Squadra beta aprite il fuoco.» Non potevamo rischiare che venisse ferito: uno dei due doveva restare integro per permetterci di volare via. Insensibile al dolore lo avvolsi tra le mie braccia, facendogli da giubbotto antiproiettile. I colpi si spiaccicarono sulla mia schiena di giada, disperdendo l'energia cinetica e lasciando solo macchie scure, ma i residui di fosforo sulla sua pelle mi intaccarono il petto. Lo trascinai con tutta la forza che mi era rimasta oltre la balaustra del ponte San Ferdinando. Spiegammo le ali e ci lasciammo cadere nell'oscurità della gola sottostante.
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Moonridge - 2023 (Molte cose/nomi sono semplicemente frutto della mia immaginazione, come i luoghi, la scuola, i posti descritti) Zoe, una quindicenne londinese, si trasferisce con suo padre nella misteriosa cittadina di Moonridge. Convinta di iniziare sempli