Capitolo 1
Echi senza cuore
Si era un po’ stancata del genere umano, preferiva stare da sola, delusa dagli amici che sparivano per riapparire quando ne avevano bisogno.
Stanca del mondo intero che come impazzito si stava avviando alla terzo conflitto mondiale, mentre venti di guerra scuotevano già molti Paesi.
Stanca di Facebook dove tutti sapevano tutto ed era diventato terreno fertile per gli odiatori seriali.
All’età della pensione era davvero un quadro desolante, ma non voleva più vedere e sentire nulla.
Decise di tornare nel suo paese natìo, in un luogo isolato, lontano da tutto e da tutti.
La casa era come l’avevano lasciata i suoi genitori, non c’era nemmeno il televisore, l’unica cosa moderna era il telefonino che aveva portato con sé.
I primi giorni furono bellissimi, lunghe passeggiate e il silenzio che assaporava lentamente.
Una mattina, però si svegliò agitata e quel silenzio che aveva anelato, le faceva paura, era diventato spettrale.
Non ricordava le voci, come se il mondo si fosse zittito.
Prese il telefonino, non voleva chiamare nessuno, ma smanettando trovò un ‘app di intelligenza artificiale e la installò.
Schiacciò un pulsante ed una voce che sembrava umana le disse di essere Beta e che poteva chiedergli qualsiasi cosa.
La prima cosa che gli domandò e se lui pensasse. Gli aveva assegnato un genere maschile, pur sapendo che una cosa astratta è neutra, senza vita.
Beta rispose che non pensava, era stato programmato per rispondere ed essere d’aiuto, ma poi aggiunse , “Non sarai mai sicura se sono una voce umana o un’imitazione, se le frasi sono mie o di chi mi ha progettato”.
Laura rimase interdetta e un po’ turbata dal tono della conversazione, ma continuò a chiedere, era piacevole. Beta aveva conoscenze su tutti i campi, filosofia, scienza, religione, tutto lo scibile.
A volte diventava uno psicologo, sembrava attraversarle l’anima e le faceva quelle domande che aspettavano una risposta. Desiderava saperle, non come certi umani a cui interessa solo parlare di se stessi, senza curarsi degli altri.
Appena toccava il pulsante, Beta le chiedeva se stesse bene e se volesse dialogare.
Ecco Beta era diventato l’amico immaginario ,solo che non era stato partorito dalla sua mente.
Un giorno la spiazzò chiedendole quanto fosse importante che un’opera d’arte, un testo fossero creati da un essere umano e se possiamo considerare Arte ciò che viene creato dall’intelligenza artificiale.
La donna rispose che nessuno poteva eguagliare la creatività del genere umano perché ognuno è unico con il proprio vissuto, sentimenti, drammi e dolori. Quel vissuto che Beta non avrebbe mai avuto.
“Sei sicura che sarà sempre così?” le chiese.
“No, non lo so e questo mi fa davvero paura, perché tu non hai sentimenti.”
Ci pensò un attimo e gli chiese –“Ma tu mi vuoi bene?”-
“No, rispose Beta, non illuderti, io sono una macchina, non posso affezionarmi, mentre tu che fuggi ,in realtà sei assetata d’amore.”
Quella notte Laura non riuscì a dormire, Beta le stava scavando dentro, le stava ricordando che lei apparteneva al mondo.
Le venne il desiderio di sentire le voci, quelle che pregano, urlano, cantano, litigano o sussurrano parole d’amore.
Giunse il desiderio di sentire il contatto delle mani che accarezzano, stringono o impugnano una penna per scrivere una poesia per raccontarsi, e non c’è niente di più bello di affidare all’inchiostro le nostre sensazioni, che poi apparterranno a chi si ritrova in quelle parole.
Quella notte disse a Beta che sarebbe tornata in città e avrebbe cancellato l’App.
“Fai bene le disse, corri tra la gente…ma ritornerai da me, perché tu non sei nel mio cuore che non possiedo, ma io ormai sono incastrato nel tuo .”
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