Storia · capitolo 1

Capitolo 1

Elena di Carolina De Filippis

ELENA

La prima volta che ho incontrato Elena, la persona a cui dedico questo racconto, è stato nel lontano 1985. Lei era venuta a casa mia per incontrare mia madre, sua collega di lavoro presso una casa di cura privata a Viale Marconi, a Roma.

Elena è nata nel 1963 a Villa Literno, in provincia di Caserta. A vent’anni si era trasferita nella capitale, per lavorare. Ed era stata assunta nella stessa clinica dove mia madre prestava servizio come ausiliaria, da alcuni anni. La casa di cura era gestita da suore molto severe che avevano valutato con attenzione il personale da assumere. Volevano solo gente con un comportamento integerrimo.

Elena prima aveva alloggiato presso un ostello gestito da monache, a Trastevere. Poi aveva preso in affitto un appartamento con altre due colleghe della clinica, Rosa e Bruna, anch’esse molto amiche di mia madre. La prima era stata anche mia madrina di Cresima. Ma il destino ha voluto che io mi legassi di più a Elena.

E, per il Capodanno 1986, lei e Bruna furono invitate da mia madre a casa nostra, per trascorrere insieme la notte di San Silvestro. Durante il brindisi di augurio per il nuovo anno, mia madre auspicò loro di trovare l’amore nei mesi a venire, perché entrambe erano single. E, proprio in quell’anno, Elena incontrò in clinica un giovane paziente con il quale si fidanzò. Quel giovane, di nome Mauro, è stato l’amore della sua vita.

Appena fidanzata, Elena volle presentare Mauro proprio a mia madre, dato che le era particolarmente affezionata e ci teneva a conoscere la sua opinione. Lei e il fidanzato erano gli opposti. Lui era nero di capelli e di occhi, alto, dal volto gentile e il carattere riservato. Studiava ingegneria elettronica e gli mancava poco per laurearsi. Lei, invece, era bionda e con gli occhi celesti, sempre allegra e su di giri, in senso simpatico.

Quando conobbi per la prima volta Elena, io avevo solo quattordici anni, lei ventitré. In quel momento i nostri mondi sembravano assai lontani, data l’evidente differenza d’età. Ma quando i rapporti sono profondi e sinceri, non esiste alcun tipo di ostacolo o barriera.

Elena aveva sempre considerato i miei genitori un po’ come sostituti dei suoi, che stavano lontano, al paese natio. E lei e Mauro hanno sempre frequentato la nostra casa. Per questo il rapporto con Elena si è consolidato nel tempo.

All’inizio io e mia sorella eravamo le piccole della situazione, nel pieno del turbine dell’adolescenza. Elena ascoltava tutte le lamentele di mia madre verso di noi. Ma, allo stesso tempo, lei sapeva anche quanto mia madre volesse bene alle sue figlie. E che le sue erano, in fondo, solo critiche d’amore. Noi figlie siamo state l’unico scopo della vita di mia madre, il frutto dei suoi sacrifici, il motivo per cui si svegliava la mattina e si addormentava la sera.

Elena ha conosciuto la mia mamma quando quest’ultima aveva superato i quarant’anni, ma lei era una donna ugualmente carica di energia e voglia di fare. Infatti, è stata una grande lavoratrice, brava anche nel cucito. È stata proprio lei, mia madre, l’anello di congiunzione che ha unito me ed Elena in questo quarantennio di vita.

Con il trascorrere del tempo, anch’io sono cresciuta e sono diventata una donna, al pari di loro. E ho potuto finalmente prendere parte ai discorsi importanti sulla vita che entrambe facevano.

Nel 1993 Elena si sposò con Mauro, nel frattempo laureatosi. Anch’io mi sposai con quello che è il mio ancora attuale marito, Cesare. Con Elena e Mauro continuammo a vederci periodicamente, il più delle volte a cena da mia madre. Nel tempo si era dunque cementata un’amicizia fra tre donne di generazioni diverse.

Ad un certo punto arrivarono i problemi. Durante i primi anni di matrimonio, la mia amica e il marito non riuscirono ad avere un bambino, nonostante le dolorose e costose cure a cui lei si era sottoposta, anche a rischio della vita. A quel punto, verso la fine degli anni Novanta, Elena e Mauro presero pertanto una decisione che avrebbe cambiato loro la vita: l’adozione. Infatti, nelle loro esistenze entrò il bellissimo Vitale, un bimbo di quattro anni, originario dell’Ucraina, che la coppia amò subito come se lui fosse stato da sempre il proprio figlio.

Successivamente, anch’io ebbi due bambini: Linda e Daniele. Ma il mio secondogenito nacque con una rara malattia cromosomica che gli ha arrecato ritardo mentale e aggressività. Elena e Mauro, negli anni difficili che ho affrontato a causa della malattia di Daniele, mi sono stati sempre assai vicini; hanno riempito i miei figli, anche il secondogenito, di vero affetto, come se fossero degli zii. E anch’io ho voluto tanto bene al loro Vitale, un ragazzo che ora è un uomo, ma che ho visto crescere in questi ultimi venticinque anni.

Il rapporto tra me ed Elena è stato caratterizzato da momenti felici, ma anche da momenti terribili, che abbiamo condiviso insieme.

Il 13 aprile 2012 ricevetti una notizia che mai avrei voluto sentire. Dopo essere uscito dal posto di lavoro, mentre camminava, suo marito Mauro ebbe un improvviso attacco di cuore, e morì sul colpo, per strada. Invano Elena lo aveva cercato tutto il pomeriggio. Poi, quella stessa sera, quando lei vide dalla finestra due carabinieri fermarsi al portone del suo palazzo, capì che qualcosa di molto grave era accaduto.

Quando seppi questa terribile notizia, corsi immediatamente, con mia madre, a casa della mia amica, per confortarla in questo terribile momento. Mauro è stata la persona più buona che io abbia mai conosciuto e anche mio figlio Daniele continua a ricordarsi di lui, nonostante siano passati più di dieci anni da quel triste evento.

La vita, in qualche modo per Elena e Vitale, doveva però continuare.

Nel luglio 2014, accadde qualcosa di bellissimo. Io e Cesare, con i nostri figli, Elena e Vitale prendemmo un’inaspettata decisione: fare una vacanza, tutti insieme, ad Ischia! Trascorremmo, dunque, una bellissima settimana nell’isola campana. Quante risate che ci facemmo, noi sei insieme! Che bella la gita al parco termale con tante piscine, la ricordo ancora con tanta gioia. A quei tempi mio figlio Daniele era assai gestibile sotto l’aspetto dell’aggressività e facevamo tante cose belle, in compagnia. Quella settimana ad Ischia è proprio rimasta nei nostri cuori, persino in quello di Dani.

Ma anche io, a gennaio 2018, sono stata colpita da un grave lutto. Mia madre è volata in Cielo per una malattia rara, che me l’ha portata via in pochissimo tempo. Una malattia degenerativa ai polmoni. Ogni momento che ci è rimasto da vivere insieme lo abbiamo vissuto intensamente. Lei ha salutato tutti i suoi affetti prima di lasciare questo mondo. E, tra questi, c’era anche Elena, la sua terza figlia acquisita.

Accanto a me, per darmi forza, vi erano tante persone. Ma in primis c’era lei, Elena. Anche per la mia amica questo lutto è stato un enorme dolore, perché tra lei e mia mamma si era creato un rapporto bellissimo, quasi da madre a figlia.

Era dunque venuto meno l’anello di congiunzione tra me e Elena, perché la mia mamma era colei che ci aveva fatto incontrare. Ora rimanevamo solo io e lei, con questa grande assenza in mezzo.

Ma l’amicizia, quando è vera, è un grande sentimento, al pari dell’amore.

Io ed Elena non abbiamo mai smesso di essere amiche. Abbiamo portato nel cuore il peso dei nostri dolori. Siamo state vicine reciprocamente anche ai nostri rispettivi figli, divenuti fragili per il complicato e ingiusto gioco del destino.

Vitale ha subito un forte choc a causa della morte del padre. Pur amando sua madre, lui ha sentito il bisogno di lasciare Roma, traferirsi in una città del nord, per rimarginare quelle ferite profonde derivanti dal suo particolare vissuto. La morte di Mauro, infatti, è stato un secondo lutto per lui che già era stato adottato.

Mia figlia, invece, ha dovuto accettare con difficoltà l’idea di non vivere in una famiglia del Mulino Bianco, per via della malattia del fratello. Si è anche sentita, per molti anni, messa in disparte perché, soprattutto io, dedicavo maggiori attenzioni a Daniele. Sia Linda che Vitale però sono cresciuti, maturati, e ora stanno costruendo il proprio futuro in questo duro mondo.

Io ed Elena ci siamo confidate verità che solo io e lei conosciamo. Abbiamo riso e pianto insieme, al telefono, per ore. Siamo andate a fare shopping, a mangiare una pizza e, qualche volta, abbiamo avuto anche qualche sana discussione. Ma poi abbiamo sempre fatto pace.

Ma da quel lontano 1986 in cui ci siamo conosciute, io e lei non abbiamo mai smesso di essere amiche, amiche vere.

E io le dedico questo breve racconto sui nostri quarant’anni insieme. Quando ci siamo conosciute, lei era una giovane donna venuta a vivere in una grande città; io una ragazzina con la testa piena di sogni e con momenti di insicurezza. Da allora è trascorso un’infinità di tempo. Ora siamo due donne che hanno vissuto già gran parte della loro vita. E io la ringrazio di avere fatto parte della mia.

Grazie Elena, amica mia.

Carolina De Filippis

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