DI FRONTE AI PROPRI DEMONI
Si informa il lettore che la narrazione affronta dinamiche di abuso psicologico e violenza domestica, includendo inoltre accenni al consumo di sostanze.
Non ho avuto una risposta perché l’interessato ha aperto la porta e ha fatto entrare il medico. Che cosa si stanno dicendo?
Non appena il dottore è uscito di casa, sono entrata io. «Dimmi la verità! Che cos’hai?».
«Non hai detto che non ti importava? Lasciami solo». È distrutto. Lo sento.
Questa volta lo sto abbracciando io e, dopo qualche secondo, percepisco che ricambia, stringendo le sue braccia attorno alla mia vita. «Burak, fidati di me».
È stato lui ad allontanarsi. «Non posso farti questo. VA VIA!».
Non mi aspettavo questo suo cambio di tonalità, ma non mi sarei fatta intimorire. Difatti ho urlato più di lui: «DIMMI LA VERITÀ!».
Burak si è dato dei pugni sulla fronte. «Sei così dannatamente cocciuta. Sono un COCAINOMANE! Mi drogo, o meglio mi drogavo. Ho lasciato la Turchia per questo motivo. È stato uno scandalo. Non sono stato in grado di sopportare il dolore che circonda la mia vita. Il giorno del nostro primo appuntamento ho avuto un attacco di astinenza. Sono stato in clinica dal dottor Ahmed, è uno psichiatra. Mi sta aiutando… Gli ho parlato di te… Quando sono tornato, ti ho detto tutte quelle frasi orribili per allontanarti. Non voglio portarti giù con me… Io ti amo Carlotta, dalla prima volta che ti ho visto».
D’istinto, l’ho baciato e lui ha ricambiato. Le sue labbra hanno assalito le mie. È divampato un fuoco tra di noi, impossibile da spegnere eppure mi sono allontanata perché ho sentito il bisogno di chiarirgli il mio punto di vista. «Burak, aspetta. Anch’io ti amo e ti voglio aiutare. Ci sosterremo a vicenda e proveremo a darci un’occasione. Che ne dici?».
Ha ripreso a baciarmi e la notte insieme è stata più eloquente di mille parole.
Nelle settimane successive, abbiamo praticamente convissuto a casa mia (sono troppo abitudinaria per allontanarmi dai miei spazi!), trovando una nostra routine. Quando ho percepito le sue difficoltà, gli sono stata accanto, distraendolo con la scrittura. Ha letto le mie prose, mi ha tradotto le sue. La nostra è diventata una connessione profonda, non solo a livello fisico ma anche intellettuale. Eppure non sono tranquilla. Mia madre sta per tornare dal suo viaggio e il nostro tempo insieme è in bilico. L’inquietudine mi sta logorando.
«Amore!». Burak ha appoggiato il mento sulla mia spalla, dandomi dei baci sul collo e stringendo le braccia intorno alla mia vita.
«Sono qui. Tu mi hai aiutato tanto. Ora parla con me. Sei nervosa per il ritorno di tua madre?».
Mi sono girata tra le sue braccia per guardarlo negli occhi. «Sì, di fronte a lei, io…». Non riesco a trovare le parole.
«Tesoro, sei stata così coraggiosa con me in queste settimane. Non dimenticarti che non sei sola. L’affronteremo insieme».
«Chi affronterete?». Mia madre ha improvvisamente aperto la porta di casa senza che l’avessimo sentita. Burak si è messo subito davanti a me.
«Intrigante! Il cavaliere ti vuole difendere? Spero di non avere già in cantiere un nipote bastardo che non riconoscerò».
Le parole di mia madre mi hanno fatto vorticare la testa. Mi sono aggrappata al braccio di Burak, che ha provato ad intervenire: «Signora, la prego di moderare i toni».
Mia madre ha spostato la testa per guardare me oltre il mio “scudo”. «Parla anche per te. Fantastico!». Poi si è rivolta direttamente a lui solo per snobbarlo: «Coso, tu non mi interessi».
«Sign…» ha cominciato Burak, ma l’ho interrotto, toccandogli il braccio. «Amore, devo parlare io. Tocca a me affrontare il mio demone come tu hai affrontato il tuo» e gli ho accarezzato la guancia per trovare forza nella sua presenza. Poi mi sono avvicinata a mia madre, che è sembrata quasi impressionata dal mio comportamento. «Io ti rispetto. Sei mia madre, ma amo Burak e non lo lascerò perché me lo chiedi tu». Ho aspettato una reazione da parte sua, ma non avrei mai immaginato che avrebbe cominciato ad applaudire.
«Brava, hai dimostrato il coraggio che avrei voluto vedere in te da quando sei nata. Ovviamente lo straniero non lo approvo e ora andate fuori da casa mia. VIA!».
Senza aggiungere nulla, ho stretto la mano di Burak (l’unica cosa di cui ho bisogno!) e sono uscita, portanto via anche Simba ovviamente.
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