Storia · capitolo 1

UN AIUTO INASPETTATO

ANCH'IO ESISTO di Lady lilla

Si informa il lettore che la narrazione affronta dinamiche di abuso psicologico e violenza domestica, includendo inoltre accenni al consumo di sostanze.



«Simba, Simba, vieni qui!». Boom! Vado a sbattere contro l’uomo più bello che abbia mai visto: occhi magnetici, ciglia lunghe, barba lievemente accennata, un sorriso che fa risplendere il mondo; per non parlare delle sue braccia forti che mi hanno evitato di cadere e mi hanno riportato il mio amato cagnolino.

«Grazie» riesco a biascicare con le lacrime agli occhi. Ho appena litigato con mia madre che, per l’ennesima volta, ha sfogato su di me tutta la sua frustrazione: «Sei inutile… non vali niente… sei un danno… il più grande errore della mia vita». Tutte quelle parole mi rimbombano in testa come un martello pneumatico.

«Muoviti, vieni dentro e chiudi la porta!». La voce di mia madre si è imposta con la potenza di un falco che sta per abbattersi sulla sua preda. Di fretta, ho ripreso il cane dalle braccia dell’uomo di fronte a me e ho chiuso la porta.


Slap. Lo schiaffo più potente che io abbia mai ricevuto mi ha fatto girare la testa. «Perché?» ho detto a fatica.

«Sei una stupida!». Slap. «Hai quasi fatto scappare il cane. Perché non ti uccidi, disturbata mentale?».

Mi sono accasciata su me stessa. Sono stanca, non ne posso più. Lei mi domina. Ha tutto il potere perché io non ho un’indipendenza economica a 32 anni. Mi sento afflitta, triste. Subisco violenza fisica e psicologica, ma nessuno se ne accorge perché dall’esterno mia madre sembra la persona migliore del mondo.

«Spostati, cretina!». È uscita, sbattendo la porta e lasciando il povero Simba a guaire per la fame. È una donna senza scrupoli e senza morale. Ho stretto a me il piccolo, piangendo tutte le mie lacrime. Siamo due anime sole al mondo.


Toc, toc. Chi può essere? Mia madre non bussa, specie se è nervosa. Mi sono alzata dal pavimento, sorreggendomi al muro e ho aperto.

«Ciao, sono Burak, il… ehi, ma hai pianto?» ha detto, sporgendosi con la mano verso il mio viso, ma d’istinto mi sono ritratta. Afflitto, ha ritirato la mano. «Perdonami, non voglio infastidirti, ma ho sentito le urla… vorrei sapere se stai bene…».

Un sorriso amaro è apparso sul mio volto. «È l’unico che si è interessato. La prego, entri pure!».

Quando si è accomodato, il mio amico peloso gli ha fatto le feste come se lo conoscesse da sempre, tanto da stupirmi. «Simba non è mai affettuoso con gli estranei. Lei deve piacergli molto».

L’uomo ha smesso di accarezzare il cagnolino e ha rivolto i suoi profondi occhi scuri nei miei. Ora che ho il tempo di osservarlo nel dettaglio, mi sembra ancora più bello. Ma cosa penso? È stato lui ad interrompere il mio momento di contemplazione: «Ne sono felice, ma ti prego dammi del “tu”. Ho 40 anni non 80!».

«Come preferisci» ho sussurrato, toccandomi il labbro colpito dallo schiaffo e ricordando anche a lui il motivo della sua visita.

«Senti, io non so nemmeno il tuo nome, ma se posso aiutarti in qualche modo…». Si è fermato, grattandosi la testa alla ricerca delle parole giuste da pronunciare.

Questa sua aurea da salvatore, però, mi ha innervosito. «Come ti chiami, io non ho bisogno della pietà di nessuno, soprattutto del primo che passa di qua. VATTENE!». Ormai non solo sto urlando, ma sto letteralmente sbraitando, eppure a nessuno sarebbe importato, sono tutti abituati alle urla delle liti con mia madre.

«Ti prego non innervosirti. Io sono il nuovo vicino. Mi chiamo Burak Kurt. Questo è il mio numero» ha aggiunto, tirando fuori un biglietto da visita dalla tasca e andando verso la porta. «Ah un’ultima cosa. Se hai bisogno, io ci sono…». Si è chiuso la porta alle spalle e ho emesso un sospiro di sollievo.

Perché mi è sembrato di non aver respirato mentre era presente? So solo che stringo il suo biglietto come la più preziosa delle reliquie.

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