4. 𝑨𝒕𝒕𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒄𝒐𝒍𝒐𝒔𝒂
𝐿𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑓𝑖𝑜𝑟𝑎𝑛𝑜, 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑟𝑒𝑐𝑙𝑎𝑚𝑎, 𝑙’𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎 ℎ𝑎 𝑔𝑖à 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑜.
L’arrivo a casa di Liam fu tranquillo, almeno per la strada. Perché nella mente dei due ragazzi tutto era confuso, carico di un forte silenzio pesante che li portava a pensare di continuo a quello che era passato.
Quando finalmente varcarono la soglia dell’appartamento del cantante, Caleb preferì rimanere vicino alla porta d’ingresso, quasi a voler delineare il confine tra dove poteva andare e dove no. Non era interessato a invadere quella zona, non dopo ciò che era successo in sala prove.
Liam lanciò le chiavi sul mobile che vi era all’ingresso, un gesto nervoso che tradiva la sua agitazione per la situazione. Non guardò neanche il biondo, camminando veloce verso la sua camera da letto. Aveva bisogno di mettere più spazio possibile tra lui e la sua guardia del corpo.
Caleb, mentre era fermo all’ingresso osservò l’appartamento: era elegante come il cantante, moderno, ma con un’aria malinconica che sembrava aleggiare tra le pareti e le grandi vetrate che davano sulla città.
«La mia camera è in fondo al corridoio. Ti è proibito entrare o solo guardarla da lontano. La tua… Beh, immagino che dormirai sul divano, o ovunque tu preferisca. Se vuoi puoi anche dormire sul balcone, forse staresti più comodo.»
Disse Liam senza voltarsi, la voce piatta nel tentativo di sembrare indifferente. Si chiuse la porta alle spalle, sbattendola senza grazia.
Caleb sospirò, spostò lo sguardo sul lussuoso salotto, e scosse il capo.
Il divano andrà più che bene.
Pensò non potendo dirlo direttamente al moro, mettendosi in attesa del suo ritorno.
Aspettò una decina di minuti, guardò l’orologio sul polso notando che il ragazzo non era ancora uscito dalla camera. Iniziò a battere il piede a terra, nervosamente, creando una piccola scossa nell’appartamento che fece tremare i mobili. Ma si rese subito conto che il suo potere si stava mostrando, si calmò fermandolo, strinse i pugni e camminò verso la camera del cantante.
Una volta vicino, aprì la porta senza bussare entrando e guardandosi intorno. Ma del ragazzo, di colui che doveva proteggere, non vi era traccia. Solo il vuoto e il silenzio.
«Merda…»
La stanza era vuota, ma non silenziosa. Il vento che entrava dalla finestra aperta portava con sé un odore familiare: paura.
Liam l’aveva lasciata lì, sospesa nell’aria come un ultimo respiro trattenuto. Caleb si avvicinò al davanzale.
Il piccolo cancello aperto, le scale che scendevano nel vicolo… tutto parlava di fuga. E di sfida.
«Me l’ha fatta sotto il naso…»
Il muro tremò sotto il suo pugno, come se l’edificio stesso avesse riconosciuto la sua collera. Mai nessuno, in tutta la sua carriera, si era permesso di prendersi gioco di lui in quel modo. Questo fece sì che la rabbia, che Caleb stava provando, aumentasse ancora di più.
Lasciò la camera, andò verso la sala prendendo le sue cose per poi lasciare l'appartamento. Ogni passo che faceva, il pavimento tremava. Uscì dall'edificio sentendo l'aria fredda colpirlo in pieno viso, si fermò alzando il viso.
«Giuro, appena lo troverò gli farò rimpiangere il giorno in cui mi ha conosciuto.»
Ringhiò a denti stretti, salendo in auto. Prese il suo pc portatile, lo accese e una volta pronto iniziò a premere quei tasti velocemente. Vagò per vari siti, fece delle ricerche sul cantante trovando ciò che gli serviva
Beccato… non sei così furbo.
Pensò chiudendo tutto e partendo per la sua destinazione. Stringeva quel volante con tanta forza, immaginando che fosse il collo del ragazzo. La rabbia gli offuscava i pensieri non notando che la strada dietro di lui stava cambiando. Una piccola crepa, quasi invisibile all’occhio umano, si stava creando lasciando uscire un lieve fumo bianco.
Qualcosa, o per meglio qualcuno, si stava facendo strada oltre quella terra lavorata da mani umane. Qualcuno che non vedeva l’ora che arrivasse quel momento dove entrambi si sarebbero incontrati.
Vagate per la città, saziatevi fino a deliziarvi della linfa… presto sarò da voi, danzerò sulle vostre anime e mi sazierò del vostro dolore…
Il calore dell’asfalto cambiò, un freddo secco ne seguì e con esso un odore di marciume, di morte.
Il fumo lento avanzò, il bianco che lo caratterizzava si oscurò, macchiandosi di nero. Un’anima lasciò quella crepa, materializzandosi sull’asfalto. Lo sguardo ambrato rivolto verso la macchina di Caleb, un piccolo ghigno che si stava dipingendo sul suo volto. Alzò la mano grinzosa, l’aprì per poi chiuderla in pugno con forza, conficcando le unghie lunghe nella sua pelle lasciando che alcune gocce di sangue nero cadessero sull’asfalto. Dove le gocce giacevano, dei piccoli solchi si crearono mentre la figura svanì senza essere stata vista.
Mentre guidava qualcosa, una piccola sensazione, fece alzare gli occhi a Caleb verso lo specchietto. Osservò la strada dietro di lui non notando niente. Forse era stata realmente una piccola sensazione, una di quelle che ti passano all’improvviso facendoti credere di essere controllato.
«Starò dando i numeri, sarà la rabbia… dannato moccioso, ti verrò a prendere e ti prenderò a calci.»
Mormorò cambiando marcia e aumentando la velocità, sentendo come quella sensazione aumentasse sempre di più.
~~~~~~~~~~
Nel mentre, un ragazzo scappato dal suo appartamento, stava entrando nel suo locale preferito: il Kantharos. Non appena varcò l’ingresso tutti gli sguardi furono sulla sua figura, ma questo non preoccupò minimamente Liam. Era abituato a stare sotto i riflettori, a lasciare che gli sguardi accarezzassero la sua figura sinuosa, che lo spogliassero con il pensiero immaginando atti impuri da fare con lui. A volte tutto ciò lo esaltava, lo emozionava a tal punto che si muoveva proprio per istigare. Ma altre volte questo lo indispettiva, lo rendeva nervoso e arrogante, rischiando di causare liti in quel locale.
Avanzò con passo lento, si fece strada tra quei corpi caldi accalcati, sentendo il calore di quelle pelli semi scoperti colpirlo in pieno. Ascoltando i loro sussurri silenziosi e la passione che lo richiamava. Scosse il capo avvicinandosi al bancone, sorrise non appena il volto del suo amico Nilo apparve da sotto di esse.
«Eccoti qui, sei solo? Non c’è la tua guardia del corpo con te?»
Ridacchiò osservando la faccia dell’amico che sbuffava nervoso. Per Nilo era raro vedere l’amico in quello stato, che non parlava delle sue conquiste o dell’amore, ma nervoso che si guardava intorno.
«Tutto ok, amico?»
«Si… ma non mi è mai capitato che dovevo scappare da qualcuno per saziarmi…»
«Liam… ti sei saziato solo ieri notte.»
Lo sguardo che gli rivolse Nilo non era carico solo di preoccupazione, ma anche di confusione, quella che si viene a creare quando qualcosa non è come dovrebbe essere.
«Lo so Nilo, ma ne ho bisogno… mi prepari un drink? Ho bisogno di sfogarmi.»
«Eccolo qua, te lo stavo preparando mentre parlavamo. E se guardi alle tue spalle hai già qualcuno che ti aspetta.»
Alle parole dell’amico Liam si voltò osservando la pista da ballo, lì aveva subito notato due figure: un ragazzo alto, dai muscoli possenti messi in mostra dalla maglietta stretta, che ballava sensualmente con una ragazza dai lineamenti delicati un corpo a clessidra, messo in mostra dal vestitino attillato che si alzava sempre più mentre ballava. Ma i loro sguardi erano su di lui, lo reclamavano con parole silenziose e tocchi invisibili, ghignò buttando giù tutto il drink per poi alzarsi.
«La camera è libera?»
«Sempre, la tengo libera solo per te.»
Non finì neanche di ascoltare l’amico parlare, che Liam avanzò verso la pista da ballo.
Il Kantharos lo accolse come un tempio in cui era già stato mille volte. Il calore dei corpi gli sfiorò la pelle prima ancora che qualcuno lo toccasse davvero. Ogni sguardo era un invito. Ogni respiro, una promessa.
Si fece strada tra quelle persone, raggiungendo proprio i due, i quali appena lo videro sorrisero felici che per quella sera li avesse scelti. Si mise tra loro: le mani del ragazzo si poggiarono sui suoi fianchi, venendo stretti con possessione avvicinandolo il più possibile al suo corpo. Liam lo lasciò fare, anche quando iniziò a sentire le labbra sul suo collo. Anche la ragazza si mosse davanti a lui, le mani che vagavano sul suo petto, fino a sfiorare il collo, le labbra poggiarsi sul mento scendendo fino al pomo d’adamo.
La divinità si fece spazio nella mente dell’umano, prese il suo posto sospirando leggermente a quelle attenzioni. Ma qualcosa cambiò, un suono leggero che avanzava in quel locale, che sovrastava la musica. Il suo sguardo vagò tra quei corpi, fino a quando una figura non lo attirò. Lì, immobile come una statua greca, la sua guardia del corpo era poggiato a una colonna con lo sguardo rivolto verso di lui.
Il mondo attorno svanì. La musica diventò un battito lontano. Le labbra sul suo collo non erano più quelle del ragazzo, né della ragazza: erano un’eco di ciò che desiderava davvero. I corpi caldi che lo tenevano svanirono. Rimase solo lui, quegli occhi scuri che lo guardavano… e Caleb lo guardava come se volesse strapparlo via da quelle mani e portarlo altrove.
Sul suo volto lentamente si creò un piccolo ghigno, tutto tornò, anche i tocchi, muovendosi più sensuale tra quei due corpi. Si lasciò stringere tra loro, lasciare che le labbra toccassero la sua pelle, che i loro calori lo avvolgessero. E lo sguardo non lasciò mai la figura di Caleb, neanche mentre le sue labbra toccavano quelle di lei in un bacio di pura passione.
Gli piaceva che lo guardassero, che facessero pensieri impuri su di lui, e questa cosa la stava provando anche con lo sguardo di Caleb. Sentiva quei tocchi farsi più caldi, quelle labbra più morbide, e il loro profumo farsi più forte. Ma non gli importava più di quei due corpi che aveva vicino, il suo unico interesse ora era avere le attenzioni dalla sua guardia del corpo. Proprio come quando stava provando nel pomeriggio.
Caleb era riuscito ad arrivare giusto in tempo nel vedere quella scena, nel saziarsi di quella vista così dolce ma al tempo stesso peccaminosa. Si leccò le labbra, morse il labbro inferiore, osservando quel corpo etereo essendo toccato da altri.
Strinse i pugni, mentre nella sua mente immagini poco caste si presentavano: lui che stringeva quel corpo a sé, che lo domava con passione e ferocia, che lasciava il suo segno con le sue labbra… che gemeva il suo nome saziandosi di quei gemiti che avrebbe voluto sentire.
«Ehi, bel fusto… vuoi qualcosa da bere?»
Non si voltò neanche a osservare chi gli aveva posto quella domanda, fece solo cenno di sì mentre lo sguardo non lasciava il cantante. Non lo avrebbe perso di vista, avrebbe osservato ogni sua mossa, deliziandosi, anche se non lo avrebbe detto, di quella scena.
«Tieni, offre la casa.»
Con la coda dell’occhio vide un bicchiere, con un liquore rosso, venire spostato verso di lui. Lo afferrò portandoselo alle labbra, sorseggiando piano. Si sorprese del suo sapore dolce ma al tempo stesso forte, che scendeva lentamente in gola con dolcezza per poi bruciare. Era proprio come la scena del cantante che aveva davanti: dolce e sensuale che ti attirava e ti toccava gentilmente, per poi diventare fuoco vivo bruciandoti al toco.
«Buono… mi ricorda…»
Le parole rimasero sospese nell’aria, come se all’improvviso la sua mente tornò indietro nel tempo, a quando era un giovane guerriero. A quando si allenava nell’arena olimpica con i suoi fratelli, vincendo su di loro, festeggiando con suo fratello Dioniso.
Quei tempi dove era un ragazzo felice, fino a quando suo padre ancora lo calcolava come figlio e non come una macchina da guerra. Ma lui non era mai stato solo ciò: lui era un calcolatore, un istruttore per i suoi uomini e quei credenti che lo invocavano, era amato anche se agli occhi degli altri fratelli era solo considerato distruzione.
E solo Dioniso aveva superato quella armatura che si era formata intorno a lui, che lo aveva accettato per quello che era, donandogli sorrisi sinceri insieme a Hermes.
Si voltò verso il barman, lo osservò da capo a piedi, poi scosse il capo.
«Molto buono, posso averne un altro?»
«Certo, te lo preparo subito… non so neanche come ti chiami.»
«Sono Caleb, e sono qui per…»
Si girò di nuovo verso la pista, assottigliò le palpebre per la rabbia notando che quel cantante da quattro soldi non era più in pista. Sbatté il pugno sul bancone, una crepa si creò sotto di esso fino a terra, chi stava seduto lì vicino sussultò spostandosi spaventati.
Nilo ridacchiò divertito, capendo finalmente di avere davanti a sé proprio colui che ora era Ares. Si poggiò con i gomiti sul bancone, poggiando il mento sui pugni.
«Sei qui per? Se mi dici chi cerchi forse potrei aiutarti…»
«Un ragazzo, alto, capelli scuri con riflessi biondi… un fisico androgino, etereo… si chiama Liam.»
«Oh! Liam… se lo cerchi si trova in una camera del secondo piano… se vuoi ti ci porto. A volte gli piace giocare con più persone…»
Caleb guardò di nuovo il barman, alzò un sopracciglio avendo notato nelle sua voce una nota di malizia, ma non solo. In essa aveva sentito come un invito, un pass per fare qualcosa di peccaminoso: osservare quel corpo muoversi tra le lenzuola e tra due corpi. Scosse il capo buttando giù quello che rimaneva del suo drink.
«No, non sono qui per vederlo scopare. Il mio compito è proteggerlo. Dimmi solo dove devo passare, mi metterò poco distante per osservare che nessuno entri nella camera.»
Una piccola risata divertita lasciò le labbra di Nilo, alzò la mano indicandogli una scala nascosta dietro una tenda rossa.
«Quella ti porta alla camera. Ma puoi stare tranquillo, qui nessuno entra o esce senza che io lo sappia.»
«Sembri fiducioso di questa cosa… ma nessun luogo è sicuro al cento per cento. Neanche il tuo locale.»
Stavolta il ghigno apparve sul volto del biondo, che gli diede le spalle camminando verso la scala, facendosi strada tra quei corpi sudati e puzzolenti per lui. Non pensò neanche al fatto di aver chiesto un secondo drink, troppo impegnato a voler trovare quella stanza e assicurarsi di fare il suo lavoro.
Nilo lo guardò da lontano, sul suo volto il sorriso divertito non aveva mai lasciato spazio ad altro. Prese un bicchiere, riempiendolo del drink che aveva preparato poco prima al biondo.
«Mio caro Ares, ne hai di strada da fare ancora… ma ti conviene ricordare molto velocemente, perché lui sta arrivando…»
Non siete ancora sbocciati del tutto… il vostro succo è ancora amaro, e i vostri animi confusi e ancora lontani…
Sospirò distogliendo lo sguardo dalla figura di Caleb, tornando al suo lavoro. Ma non sapeva che le parole dette dal biondo avevano un fondo di verità.
Perché tra quelle mura create per dare sollievo, per allietare la stanchezza divina, l’ombra si muoveva sinuosa e leggiadra. Toccava le anime umane, le gelava, cancellando in loro il ricordo della divinità con cui erano state. Ma il suo cammino si fermò quando una piccola anima a lui familiare si pose davanti.
«Amica mia…»
«Il tempo non è ancora giunto, lascia questo luogo e ciò che è al suo interno. Non sei il benvenuto.»
«Hai ragione, il tempo non è giunto… ma vicino. Non lo senti anche tu? Questo suono leggero, che echeggia tra queste mura…»
Colei che si trovava davanti la figura alzò la mano, tra le sue dita delicate e lunghe un filo dorato era avvolto. Lo teneva come se fosse un tesoro, accarezzandolo con il pollice con dolcezza.
«Non sfidare il destino, amico mio. Sai bene che io e lei mie sorelli non siamo clementi se qualcuno si mette in mezzo. Ora, con il tuo marciume, lascia questo luogo.»
Anche se avrebbe voluto fare altro, prendere ciò che gli aspettava, si voltò lasciando quel luogo sotto lo sguardo della sua vecchia amica. Colei che, una volta sola, voltò lo sguardo verso la scala, osservando il biondo di spalle mentre saliva, poi guardò di nuovo il filo.
Presto tutto inizierà… e il destino ancora farà male.
Come nebbia leggera iniziò a svanire, mischiandosi a quella del locale, fino a sparire del tutto. Non sapendo che gli occhi di Nilo avevano visto tutto, che la preoccupazione e il tormento di ciò che stava succedendo gli attanagliava il petto, fino a fargli male.
Un destino crudele stava tornando a galla, e nessuno dei due era pronto a sopportarlo. Ma una piccola parte, in profondità nel petto di Nilo sperava che il ciclo che aveva legato quelle due anime si spezzasse…
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
La signora Clara e la libreria magica
La signora Clara camminava con passo incerto per le strade umide di novembre.Gli occhi smarriti cercavano qualcosa di familiare su cui posarsi, un oggetto, una persona, vagando come biglie su un tavolo da biliardo.All’improvviso un frammento di memoria la fece
spark cage: un destino di fuoco
Una scuola perfetta. Un potere nascosto. Un segreto pericoloso. Per la quattordicenne Erin Riley, l'ammissione alla prestigiosa Elemental Academy, nel cuore del New Jersey, sembra l'unica via di fuga. Dopo un misterioso e drammatico incidente a scuola, i suoi
L'UOMO CHE UCCISE SANTA CLAUS
E se Babbo Natale venisse ucciso? Proprio questo accade in questo racconto.
Artemys
Moonridge - 2023 (Precisazione: Molte cose/nomi sono semplicemente frutto della mia immaginazione, come i luoghi, la scuola, i posti descritti) Zoe, una quindicenne londinese, si trasferisce con suo padre nella misteriosa cittadina di Moonridge. Convinta di