Storia · capitolo 2

IL TENEBROSO MILIARDARIO

STRANGELOVE IN A WORLD FULL OF NOTHING di Frances Gore

Londra, autunno 1987.

 

Le luci della città risplendevano sulle acque del Tamigi, disegnando scie dorate che danzavano tra le piccole increspature sulla superficie. All’interno di uno degli eleganti appartamenti di Mayfair, David Clarke osservava dalla finestra il turbolento traffico cittadino, mentre la pioggia scrosciante, accompagnata dai lampi che attraversavano il cielo, batteva contro il freddo vetro. Tutto sembrava essere uno specchio della tempesta emotiva che agitava la sua anima tormentata ormai da lunghi anni.

Era un uomo potente e abituato a ottenere tutto ciò che desiderava, ma dietro la sua facciata impenetrabile si nascondeva un segreto che tormentava le sue notti. Intrappolato nell’ombra del suo passato, possedeva una ricchezza leggendaria, ma la sua solitudine era altrettanto profonda. Da diversi anni infatti, non permetteva a nessuno di avvicinarglisi, mantenendo una distanza glaciale dalle persone intorno a lui.

La sua storia era avvolta da un velo di mistero, costellata da segreti ed errori, una vicenda che aveva avuto inizio alcuni anni prima, quando era un giovane scapestrato, il cui unico e solo passatempo era stato quello di dilapidare l’ingente patrimonio di famiglia tra sesso, droga, festini e auto potenti. La famiglia, una delle più ricche e potenti d’Inghilterra, aveva nascosto i suoi vizi con tutti i mezzi possibili e solo per merito di abili avvocati non era venuto tutto a galla.

Mentre guardava la pioggia scendere minacciosa dalle nuvole ammassate nel cielo fuori dalla finestra del suo appartamento di lusso, David si chiese se un giorno avrebbe trovato il coraggio di affrontare il passato e trovare la luce nell’oscurità che lo circondava. Ma per ora, il suo mondo era una prigione dorata che gli conferiva tutto, tranne una cosa: la vera felicità.

Sorseggiando dell’acqua tonica ghiacciata da un bicchiere di cristallo, si slacciò la cravatta che in quel momento sembrava soffocarlo. Anelava a perdersi nell’oblio dell’alcol, mentre i lampi nel cielo illuminavano il suo viso severo. Quante altre volte si era ritrovato in quella stessa, identica situazione negli ultimi anni? Ormai aveva perso il conto.

Si voltò, osservando la stanza arredata con mobili antichi e opere d’arte che testimoniavano la sua ricchezza e il gusto raffinato di sua madre, una donna di grande classe ed eleganza, che aveva modellato quell’ambiente lussuoso. Dietro la facciata di opulenza si nascondevano segreti e tragedie familiari, di cui lui era il maggiore e forse unico responsabile.

Le pareti erano rivestite di carta da parati dai motivi geometrici e uno spesso tappeto persiano copriva il pavimento in marmo. Tutto ostentava il potere e la fama della famiglia Clarke. Quella notte, il silenzio e la solitudine dell’appartamento di Mayfair, sembravano amplificare i suoi tormenti interiori e i ricordi affiorarono nella sua mente con una chiarezza disarmante. La ricchezza e il potere non erano riusciti a sottrarlo alla sensazione di vuoto che lo perseguitava da quando era un giovane figlio di papà, appena laureato alla facoltà di medicina della prestigiosa e rinomata università di Oxford. Era stato proprio il suo appartenere alla classe dirigente, caratterizzata da privilegi e apparenza, ma anche da obblighi e imposizioni, ad aver alimentato il suo senso di inadeguatezza e smarrimento che lo aveva tormentato per gran parte della sua vita.

Ora, alla soglia dei trent’anni, le sue giornate erano scandite da una routine vuota e alienante: eventi mondani, cene di gala, incontri con figure influenti del panorama economico e politico. Tutte cose di cui lui avrebbe fatto volentieri a meno. L’oppressione delle aspettative familiari e l’ipocrisia del suo ambiente sociale lo soffocavano.

Suo nonno, Jake Clarke, un uomo d’affari ambizioso, che aveva plasmato la propria dinastia con ferrea determinazione, non lo aveva però mai costretto a seguire le sue orme, a differenza di suo padre, il quale era stato irremovibile. E ora eccolo lì, a quasi trent’anni, era uno degli uomini più ricchi della Gran Bretagna, probabilmente di tutta l’Europa, ma portava con sé cicatrici profonde che avevano radici nel suo passato. Aveva abbandonato il suo sogno di diventare chirurgo ortopedico pediatrico per obbedire al volere del padre che, con la sua influenza, lo aveva salvato da un triste destino.

Scrutò il proprio riflesso nel vetro che cominciava ad appannarsi. Gli occhi che lo fissavano erano quelli di un uomo che aveva raggiunto il successo ma che, al contempo, si era smarrito nel labirinto delle sue stesse ombre interiori. Tenebre che si rifacevano più vive che mai nel cuore della notte, quando le luci della città si affievolivano e il silenzio avvolgeva il suo lussuoso rifugio.

Nel buio di quella tarda serata, sentì il peso del suo isolamento, la sensazione di essere circondato da mura invisibili che lo separavano dal resto del mondo. Erano quelle le ore peggiori della giornata, quelle in cui il peso del suo passato si faceva sentire più forte che mai, quando la città si avvolgeva nel suo manto oscuro. I ricordi lo assalivano senza tregua, riportandolo indietro nel tempo, al peggior periodo della sua vita, fatto di eccessi e autodistruzione.

Le ore notturne trascorrevano lentamente, troppo lentamente, come se il tempo si dilatasse per tormentarlo ancora di più, facendolo rimuginare ancora e ancora su tutte le scelte sbagliate che aveva fatto e ripensare a tutte le persone che aveva ferito lungo il suo cammino.

Eppure, nonostante l’agonia delle notti senza fine, temeva anche le mattine che non arrivavano mai abbastanza presto per un uomo come lui, tormentato dai sensi di colpa. L’alba portava con sé la luce accecante della realtà, costringendolo a confrontarsi con il mondo esterno che, se da una parte lo celebrava per il suo innato talento nel mondo della finanza, sarebbe stato anche pronto a disprezzarlo se fosse venuto a conoscenza della sua vera natura.

Con un sospiro si accomodò sulla poltrona e si accese indolente una sigaretta, utilizzando il vecchio accendino in argento di Matt, unico regalo che gli era rimasto dell’amico ormai scomparso da anni.

Il lampo di un ricordo gli attraversò la mente, portandolo indietro nel tempo, a un evento che aveva scosso le fondamenta della sua anima.

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