Storia · capitolo 1

PROLOGO

STRANGELOVE IN A WORLD FULL OF NOTHING di Frances Gore

La pioggia battente tamburellava contro le ampie vetrate del suo studio privato al trentesimo piano, un tempio di acciaio e vetro che dominava lo skyline di Londra. Dentro, il silenzio era assoluto, rotto solo dal ticchettio di un orologio da tavolo che segnava implacabile il tempo. David Clarke, seduto alla scrivania, osservava la città sotto di lui. Da quella prospettiva, tutto sembrava irrilevante: il traffico, la frenesia, le vite delle persone che si affannavano per guadagnarsi un posto nel mondo. Lui era già arrivato in cima.

Figlio del leggendario Richard Clarke, un uomo che aveva trasformato la finanza londinese in un’arena dove lui era il sovrano indiscusso, David aveva ereditato non solo l’impero di famiglia, ma anche il peso delle sue aspettative. La Clarke Financial dominava i mercati con un’audacia che rasentava la spietatezza. Ogni affare si concludeva con un profitto. Ogni rivale veniva messo al tappeto senza alcuna pietà. Questo era il mondo che Richard Clarke aveva costruito, e David lo aveva perfezionato.

Per il resto del mondo, David Clarke era un miliardario enigmatico, l’uomo che poteva trasformare un’idea in oro con un solo sguardo ai numeri. I giornali lo celebravano come una leggenda vivente, un visionario della finanza che camminava tra gli dei. Ma nella solitudine del suo studio, lontano dagli occhi attenti degli altri, lui sapeva che ogni cosa aveva un prezzo. E il prezzo del successo era il vuoto.

Il denaro aveva comprato tutto ciò che poteva desiderare: residenze sontuose, automobili da collezione, opere d’arte inestimabili. Ma non era riuscito a comprare ciò che più gli mancava. Felicità? Amore? Pace? Nemmeno lui sapeva più cosa cercasse. Gli rimaneva solo un bisogno insaziabile di andare avanti, di conquistare, di riempire quel vuoto con numeri, contratti e trionfi.

Si alzò dalla scrivania e si avvicinò alla finestra. Il suo riflesso lo guardava, impassibile, come un estraneo. Qualcosa nella pioggia gli ricordava il passato, un ricordo che si rifiutava di affondare nell’oblio. Strinse il pugno. Non era il momento di cedere alla debolezza.

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