Storia · capitolo 9

- Un segreto nell'aria -

Artemys di dblackangel


- Driiin Driiin -

La sveglia suonò rumorosamente. Zoe aprì gli occhi, allungò il braccio per interrompere quel rumore fastidioso, ma Artù balzò sul comodino e colpì la sveglia con una zampata, spegnendola al volo.

«Ah, Ah! Stupido aggeggio infernale» proclamò la sua vittoria con fierezza, sollevando il mento. «Ormai so come fermarti! Credevi forse di poter resistere al mio intelletto?»

Lei scoppiò a ridere, ancora mezza addormentata. «Ma se sono stata io a farti vedere come si spegne...» borbottò.

Poi, però, lo sguardo le cadde sullo schermo del telefono e si rese conto dell'orario: erano le 7:30. La sveglia era suonata all'orario sbagliato, non alle 6:45! Presa dalla stanchezza del weekend, si era completamente dimenticata di reimpostare l'orario per il lunedì mattina.

«Oh cavoli! È tardissimo!» gridò, saltando fuori dal letto come se le coperte avessero preso fuoco.

Si vestì alla velocità della luce, infilando i primi vestiti che trovò nell'armadio senza nemmeno guardarli, e corse giù in cucina. Suo padre era seduto al tavolo, intento a leggere il giornale mentre sorseggiava un caffè caldo. Zoe fece colazione al volo, afferrò una fetta di pane con la marmellata e si fiondò verso scuola.

«Buongiorno papà, io vado!» urlò, lasciandogli un bacio volante sulla guancia prima di schizzare fuori dalla porta.

«Sempre con calma, mi raccomando!» le gridò dietro il padre, divertito dalla sua cronica corsa contro il tempo.

Zoe corse a perdifiato per le strade di Moonridge, col cuore in gola. Quando arrivò davanti al cancello dell'Accademia, si fermò un istante a riprendere fiato. Nonostante tutto, una nuova giornata stava per avere inizio.

Varcò l'entrata e si diresse verso il suo armadietto. Lo aprì e cercò freneticamente i libri per la prima lezione: letteratura.

Mentre rovistava tra i ripiani, sentì una presenza alle sue spalle. Si voltò di scatto, attraversata da una strana sensazione di gelo.

Era il professor Corbin. Indossava il suo elegante completo scuro e l'immancabile cilindro. I loro sguardi si incrociarono per un istante. Lui le rivolse un lieve sorriso, senza dire nulla.

Zoe rimase immobile, come ipnotizzata, finché l'uomo non svoltò l'angolo, sparendo verso la presidenza.

Mentre era ancora lì, imbambolata a fissare il vuoto con il libro stretto al petto, Milly ed Eva spuntarono dal fondo del corridoio.

«Oh guarda, eccola finalmente!» esclamò Milly, avvicinandosi insieme a Eva. «Buongiorno, ritardataria!»

Ma non ottenne nessuna risposta. Zoe continuava a fissare il punto in cui il professore era sparito.

«Zoe, ci sei?» aggiunse Eva, più dolcemente, ma con una nota preoccupata.

«Ehilà! Mondo chiama Zoe!» La pacca decisa di Milly sulla spalla la riportò bruscamente alla realtà.

«S-sì, certo» lei scosse la testa. «Scusate ragazze, buongiorno!»

«Zoe, ti senti bene?» chiese Eva.

«S-sì, tutto bene! Sono solo ancora un po' stanca, ho dormito poco» rispose ridendo, cercando di rassicurare le sue amiche. «E voi invece?»

«Io sto benissimo. Sentite qua, vi faccio ascoltare un pezzo che sto scrivendo. Ho intenzione di presentarlo al professor Oliver... Ma non è de progetto con Matilda, è solamente mia!» Prese le sue auricolari e ne porse una a Zoe e l'altra a Eva. Fece partire dal telefono la base del suo arrangiamento musicale. Era un ritmo pop-rock molto bello e orecchiabile. Zoe ed Eva stavano ascoltando, molto prese dal ritmo, muovendo la testa a tempo.

«Allora, che ve ne pare?» chiese Milly con curiosità, stoppando la canzone.

«È davvero bella, Milly sei bravissima!» rispose Eva, sorridendo.

«Assolutamente fantastico! Il professor Oliver ne sarà entusiasta» continuò Zoe.

Milly sorrise di gioia e ripose le auricolari. «Grazie ragazze, spero tanto che piaccia! Ci sto lavorando da molto... E devo anche pensare al testo!»

«Verrà una canzone bellissima! Degna dello spettacolo di fine anno» aggiunse Eva.

«Spettacolo?!» domandò Zoe.

È proprio in quel momento che arrivò Matilda, a braccetto con Demian, e, dietro di loro, Vanessa e Clarisse che li seguivano.

«Lo spettacolo dite? Beh... qualcosa a cui voi non parteciperete mai! O al massimo... avrete il ruolo degli alberi.» Matilda si intromise nel loro discorso con questa battutina velenosa e iniziò a ridere insieme alle sue amiche.

Demian, al suo fianco, fece un passo avanti, visibilmente infastidito da quella cattiveria. «Matilda...» cercò di dire qualcosa, voleva farla ragionare.

Ma Matilda lo ignorò completamente, stampandosi in faccia un sorriso di pura sufficienza. Senza degnare le ragazze di un altro sguardo, afferrò Demian per il braccio e lo trascinò via, voltando loro le spalle per allontanarsi insieme alle sue "ancelle".

«Ma sentitela, la duchessa dei miei stivali!» gridò Milly, parlando da sola mentre il gruppo si allontanava. «Se noi facciamo gli alberi, tu potresti fare la vipera strisciante, Matilda! Saresti molto più naturale, credimi!»

Demian si lasciò trascinare, ma un attimo prima di sparire dietro l'angolo si voltò. Il suo sguardo, pieno di dispiacere, si posò dritto su Zoe. Le lanciò un'occhiata intensa, come a volersi scusare per il comportamento di Matilda.

Milly, che non perdeva un dettaglio, smise di insultare e diede una gomitata a Zoe, che era rimasta immobile a ricambiare lo sguardo del ragazzo.

«Milly! Dai, smettila, non è come pensi...» sussurrò Zoe, arrossendo.

«Certo, Zoe, come no...» rispose Milly ammiccando verso Eva, che ridacchiò complice.

Suonò la campanella. Tutti gli studenti presero posto. La professoressa entrò in aula: «Buongiorno ragazzi.»

«Buongiorno professoressa» risposero in coro, alzandosi.

La professoressa fece l'appello e iniziò la lezione di letteratura, leggendo con passione un vecchio testo su battaglie e civiltà antiche. Zoe, però, non riusciva a concentrarsi: il passaggio segreto, l'amuleto, Artù... tutto si mescolava nella sua mente.

«Signorina Zoe, vuole continuare lei la lettura?» chiese improvvisamente la professoressa.

Silenzio. Zoe non rispose. La prof la richiamò, ma la ragazza sembrava altrove.

«Zoe... Zoe...» sussurrò Eva, sfiorandole la spalla. Niente. Allora Milly, seduta accanto, passò al metodo diretto: una gomitata secca sul fianco.

«AHI! Milly, che fai?» esclamò Zoe, sobbalzando.

La classe scoppiò a ridere. La professoressa la rimproverò con ironia: «Posso procurarle un cuscino, così almeno può dormire comodamente?»

Le risate aumentarono e Zoe arrossì fino alle orecchie.

«Oh, che tenera... guardate la bella addormentata!» commentò Matilda con la sua solita frecciatina velenosa.

«Oh mamma, che paura... c'è anche l'orrenda Ursula qui tra noi!» replicò Milly, pronta a difendere l'amica.

Demian, in silenzio, osservava la scena. Non rise e non parlò; pensava solo che, in quell'imbarazzo, Zoe fosse adorabile.

La campanella dell'intervallo spezzò finalmente la tensione dell'aula. Zoe, Milly ed Eva si unirono al flusso di studenti che si riversava nei corridoi verso la mensa, ma non fecero in tempo a fare pochi metri che una spalla urtò rudemente quella di Zoe.

«Ehi! Ma guarda dove cammini...» sbottò Matilda, fermandosi davanti a lei. «Che c'è, stai ancora dormendo?» scoppiò a ridere, subito seguita dalle sue amiche.

Zoe rimase interdetta, serrando le labbra. Né lei, né le sue compagne ebbero modo di replicare: si era già allontanata, elegante e impunita. 

Poco più indietro, Demian stava uscendo con i suoi amici. Vide la scena, il modo in cui Matilda si era posta, l'aggressività gratuita nel suo sguardo. Il sorriso gli si spense leggermente, lasciandolo turbato.

In mensa, Milly sbatté il vassoio sul tavolo. «AH! Non la sopporto più!» sbottò. «Avete visto? La spallata... così, a caso!»

Eva annuì. «Lo ha fatto apposta... Ha colto la palla al balzo per mettere Zoe a disagio, di nuovo...»

«Oh! Odio dover lavorare in coppia con lei!» continuò Milly, indignata. « Vi rendete conto? Con quell'arpia!» Scosse la testa. «Non ce la posso fare... è una vera tortura... Vorrei cambiare partner...» Si voltò verso Zoe

La ragazza era in silenzio. Persa nei suoi pensieri... e nel piatto davanti a sé.

«Ehilà... Zoe!» la richiamò, dandole una leggera spallata.

«Zoe?» chiese Eva. «Ci stai ascoltando?»

La ragazza non rispose...

«Oh, ma è ovvio che non ci sta ascoltando» continuò Milly, ghignando. «Sta pensando anche lei al suo compagno di musica!»

«M-Milly!» Zoe si riscosse e arrossì di colpo. «Ma cosa dici?!»

«Oh, su, non fare la finta tonta. Si vede lontano un miglio che ti piace!» le fece l'occhiolino. «E poi, Matilda è verde d'invidia per il vostro lavoro di coppia... È fantastico!»

Scosse la testa, imbarazzata. «N-no. Non è così... Non mi piace, ed è fidanzato con lei quindi, non ruberei mai...»

Milly sbuffò dal ridere, e la interruppe. «Rubare? E poi Demian non sembra per nulla in sintonia con Matilda sembra un salame... il suo burattino. Sempre in silenzio, mi fa quasi pena...»

Eva rise, divertita. Proprio in quel momento si avvicinò Leo. «Ciao ragazze... Eva, posso?» chiese, sedendosi di fronte a lei e arrossendo appena.

«S-sì, certo, Leo,» rispose Eva, facendogli spazio.

La conversazione si spostò su di lui, lasciando Zoe a fissare il piatto, persa nei suoi pensieri. 

Milly notò subito che lei e Zoe erano di troppo; fece un cenno all'amica per fargli notare l'intesa tra i due, e risero silenziosamente.

Lo sguardo di Zoe, però, scivolò verso un altro tavolo. Matilda era lì, appiccicata a Demian. Lui si voltò per caso, incontrando gli occhi di Zoe. Le sorrise, ma lei abbassò subito lo sguardo.

Milly, attenta a tutto, colse ogni dettaglio: lo sguardo di Zoe, l'imbarazzo di Leo e il rossore di Eva. Decise di intervenire.

«Ragazzi! Devo andare in bagno. Zoe, tu accompagnami.» Si alzò, afferrò Zoe per il braccio e la trascinò via.

«Eh? Ma—» Zoe non ebbe nemmeno il tempo di replicare.

«Forza, andiamo!»

«Ragazze, che succede? Vengo con voi?» chiese Eva, con un filo di preoccupazione.

«No, no. Tranquilla, Eva. Va tutto bene. Tu resta qui a fare compagnia a Leo!» Milly le rivolse un sorriso complice, lanciando un'occhiata d'intesa al ragazzo.

«M-ma...» Eva ci rimase un po' male. Non capì affatto le intenzioni della sua amica, sentendosi improvvisamente messa da parte senza un motivo, e rimase senza parole a fissarle mentre si allontanavano.

Leo, a differenza sua, diventò improvvisamente nervoso. Al contrario di Eva, lui aveva intuito al volo la situazione e aveva l'impressione che Milly avesse capito tutto, che avesse letto dritto nei suoi pensieri e scoperto quanto gli piacesse quella ragazza così dolce e riservata.

Da un altro tavolo, Demian seguì Zoe con lo sguardo mentre lei e Milly uscivano dalla mensa. Non riuscì a smettere di guardarla. Ma Matilda, infastidita, richiamò subito la sua attenzione: «Didì, allora guarda qua... quale pensi che mi starebbe meglio, secondo te?!» La ragazza gli mostrò delle foto dal suo telefono.

«Eh?! Ah... sì, credo... questo qui a destra» indicò distrattamente uno dei due abiti sullo schermo, senza nemmeno guardare davvero. Poi si perse di nuovo nei suoi pensieri.

Matilda notò subito quell'assenza. Le labbra le si serrarono appena per l'irritazione. Si alzò di scatto dal tavolo, schioccò le dita per chiamare le sue amiche e fece loro cenno di seguirla fuori dalla mensa, furiosa.

Nel frattempo, al tavolo rimasto mezzo vuoto, Leo sfogliava nervosamente il suo quaderno di matematica, cercando qualcosa. Le mani gli tremavano persino più di prima per l'imbarazzo.

Eva, cercando di scacciare quel leggero senso di amaro in bocca per l'abbandono improvviso delle sue amiche, si voltò verso di lui. Lo osservò per un istante, poi inclinò la testa di lato. «Leo, tutto bene?»

«S–sì, io...» Leo tirò fuori un foglio piegato quattro volte, come se sperasse che, più lo nascondesse, meno esistesse.

Eva osservò il ragazzo aprire lentamente il foglio. In cima alla pagina, scritta con una vistosa penna rossa, saltò fuori la valutazione: "Livello Insufficiente". Sobbalzò appena. Non per l'esito di quel test, ma per quanto Leo sembrasse distrutto.

«È... un test di valutazione d'ingresso di matematica» mormorò Leo, abbassando gli occhi per la vergogna. «Volevano vedere il nostro livello di partenza, dato che siamo al primo anno, e io... Mi impegno, giuro, ma... non ci capisco niente con i numeri.»

«Ma, Leo. Può capitare, davvero.»

«Già, ma...» Si strinse nelle spalle. «Sono bravo solo in musica e in arte. Il resto... è come se il cervello si spegnesse.»

Eva rifletté un istante. «Non è vero che sei bravo solo in quelle cose» disse con calma. «Sei bravo in quello che ti piace. E la matematica non ti piace... giusto?»

Leo fece un piccolo sorriso triste. «Direi proprio di no.» Poi strinse il foglio, come per strapparlo. «Non posso continuare così... o i miei non mi faranno più studiare musica qui in Accademia. Ho un disperato bisogno di fargli vedere che mi sto impegnando, che posso farcela...»

Eva posò piano una mano sul tavolo, vicino alla sua. Non lo toccò, ma era abbastanza vicina da fargli capire che non era solo. «Posso aiutarti io, se vuoi...»

Leo alzò lo sguardo di scatto. «A–aiutarmi?»

«Sì.» Lei giocò con una ciocca dei suoi capelli, imbarazzata. «Con la matematica me la cavo... possiamo studiare insieme, se vuoi. Ti aiuto a capire i passaggi. Piano piano, senza correre.»

Rimase muto per qualche secondo. Poi si illuminò. Letteralmente. Gli occhi lucidi, ma felici. «Ti... ti andrebbe davvero?»

«Sì.» Eva sorrise dolcemente. «Magari dopo scuola? In biblioteca?»

Il ragazzo annuì così veloce che quasi gli cadde la testa. «Ovvio! Cioè... Sì, grazie. Mi farebbe... molto piacere.» Fece scivolare il foglio sotto il quaderno, quasi come se, per la prima volta, non gli facesse così male guardarlo. «Allora... dopo scuola?» disse timidamente.

«Dopo scuola sì.» Eva lo guardò negli occhi, sorridendogli con dolcezza. Leo quasi dimenticò di respirare...

Nel frattempo, a casa, Artù si preparava a voler uscire. Ma il padre di Zoe lo intercettò.

«Oh, eccoti! Ho preparato la pappa per te» gli disse sorridendo. Artù si ritrovò davanti una ciotola di cibo per gatti. La fissò inorridito. Non voleva farlo rimanere male, ma non voleva nemmeno mangiare quella roba. Annusò, provò ad assaggiare e quasi gli si rivoltò lo stomaco.

– Bleah – pensò, trattenendo il disgusto.

Il padre lo accarezzò contento. «Bravo micione.» Appena l'uomo si allontanò, Artù scappò fuori, deciso a raggiungere la scuola.

Zoe e Milly arrivarono al bagno. La ragazza osservava la sua amica riflessa nello specchio, mentre si sistemava i capelli con calma.

«Allora, "Cupido"» iniziò Zoe, decisa a ribaltare la situazione. «Ora che hai lasciato Leo ed Eva da soli, confessa. A te piace qualcuno?»

«A me?» Milly fece spallucce. «Nessuno.»

«Dai, non ci credo.»

«È la verità!» ribatté lei. «Non sono interessata a nessuno.»

La porta del bagno si spalancò all'improvviso. Era Matilda, seguita da Clarisse e Vanessa.

«Bene, bene...» disse, incrociando le braccia. «Guardate un po' chi c'è. Allora, avete finito, o avete intenzione di rompere questi specchi?»

Zoe serrò la mascella. «Matilda... perché devi essere sempre così prepotente?» chiese, cercando di mantenere la calma.

«Lascia stare, Zoe...» mormorò Milly, afferrandole il braccio. «Non ne vale la pena. Andiamocene.»

«No.» la ragazza  rimase ferma, gli occhi puntati su Matilda. «Non mi conosci nemmeno... Che problema hai con me?»

Matilda fece un passo avanti. «Il problema è che non smetti di fissare Demian. Lui è il mio ragazzo.»

«Rilassati, Matilda.» Milly alzò un sopracciglio. «Non è colpa sua se sei insicura dei sentimenti del tuo Didì.» Poi si voltò verso Zoe. «Dai, davvero. Non sprechiamo altro tempo qui. Andiamo.» Le afferrò di nuovo il braccio e la trascinò via.

Matilda rimase immobile. Il volto le si rabbuiò, contratto dalla rabbia. Clarisse e Vanessa le si avvicinarono, provando a calmarla.

«M-Matilda, calmati...»

«Dai, Maty, non ascoltarle. Sono solo delle ragazzine... invidiose.»

Ma fu tutto inutile. La ragazza tremava, aveva il respiro irregolare. E insieme al suo umore, qualcosa cambiò anche fuori: un boato improvviso squarciò l'aria. Un tuono...

Le due amiche, ormai fuori dal bagno, si fermarono davanti agli armadietti. Poco più in là c'era Eva, intenta a sistemare i libri.

Milly lanciò un sorrisetto malizioso. «Allora, com'è andata all'intervallo con Leo?»

Eva si voltò lentamente. Nei suoi occhi si leggeva ancora quella sottile e malinconica perplessità per essere stata lasciata da sola così all'improvviso in mensa. «C-che intendi dire, Milly?» rispose, ma la sua voce suonò diversa dal solito, molto più fievole, quasi un sussurro confuso.

«Dai! Si vede lontano un miglio che gli piaci!» Milly, con la sua solita irruenza affettuosa, non badò a quella nota esitante e le diede qualche gomitata amichevole, scoppiando a ridere.

Davanti a quell'affermazione così diretta, la timidezza di Eva prese subito il sopravvento e le sue guance si tinsero di un bordeaux accatastato.

Zoe rise di cuore e annuì per rassicurarla. «Mh-mh! Milly ha perfettamente ragione»

«N-no, ragazze, dai...» borbottò lei, abbassando lo sguardo. «E poi... è più piccolo.»

«Ma non farne un dramma» intervenne Zoe. «È solo un anno.»

Lo sguardo di Eva scivolò istintivamente verso il fondo del corridoio, dove Leo stava parlando con alcuni compagni vicino al suo armadietto. Rimase a osservarlo per qualche secondo, sorridendo timidamente. 

Milly le diede una pacca sulla spalla. «Visto?Ti piace eccome. Ho ragione io, come sempre!»

Eva arrossì di colpo. «M-Milly, dai...!» 

Tutte e tre scoppiarono a ridere.

In quel momento passò Demian insieme a Ethan e ad altri ragazzi. Ridevano e scherzavano tra loro mentre si avviavano verso la classe per la lezione successiva.

Milly lo notò subito e i suoi occhi si illuminarono. Gli fece un cenno vistoso con la mano, richiamandolo con una vocina volutamente mielosa, seguita da una smorfia divertita verso le amiche. «Demian! Vieni un attimo qui! Abbiamo un grosso problema con l'armadietto di Zoe... non si apre proprio!»

«M-Milly, no... che fai?!» sussurrò Zoe, sentendo il cuore fare un balzo per l'imbarazzo mentre le dava una gomitata nel fianco.

Il ragazzo si fermò, perplesso, poi si staccò dal gruppo e si avvicinò a loro. Non appena i suoi occhi incrociarono quelli di Zoe, le sue guance si arrossarono leggermente. «Vi serve aiuto?»

«No, davvero, non c'è biso—» provò a dire Zoe, cercando di salvare il salvabile, ma venne subito interrotta.

«Certo che sì!» insistette Milly, sventolando una mano in aria. «Ah, a proposito... Strano non vederti appiccicata la vipe-»

Eva le pizzicò il braccio con forza, fulminandola con lo sguardo.

«Ehm... volevo dire, la tua ragazza...» concluse Milly a denti stretti, massaggiandosi vigorosamente il punto del pizzico.

Demian diventò paonazzo. Cercò di rispondere, ma l'imbarazzo lo bloccò. Poi incrociò lo sguardo di Zoe. «Allora... dicevate che l'armadietto non si apre, giusto?» Si schiarì la gola e provò a tirare lo sportello.

Zoe trattenne il respiro. – Non è davvero bloccato... se dovesse accorgersene, faremo una figuraccia...Accidenti, che situazione imbarazzante! – pensò, serrando gli occhi dall'ansia. 

Ma Demian faticava davvero nell'aprirlo.

Milly, Eva e Zoe si scambiarono sguardi confusi.

«Ma... era davvero chiuso?» sussurrò Eva. «Pensavo fosse solo una scusa.»

«I-infatti...» mormorò Milly, confusa. «L'ho detto solo per farlo avvicinare...»

Zoe spalancò gli occhi. – Meno male, è bloccato sul serio... Non so come, ma... meno male! –

«Ehm... C-ci sono quasi...» disse Demian dopo l'ennesimo tentativo. Con un ultimo scatto, l'armadietto si aprì finalmente.

«Ah! Grazie, Didì... Sei stato gentilissimo!» esclamò Milly, ridendo e lanciando uno sguardo complice alla sua amica. «Vero, Zoe?»

Zoe si portò una mano alla bocca per trattenere la risata. Demian si grattò la nuca, ancora più rosso. «N-non chiamarmi così, ti prego...»

Il suono della campanella interruppe il momento. «Oh! Inizia la lezione» disse Zoe. Afferrò Milly ed Eva per le braccia e le trascinò via. «Andiamo!»

Demian rimase fermo un istante, ancora spiazzato e imbarazzato... Poi le seguì verso l'aula.

Iniziò la lezione di musica. I ragazzi erano tutti seduti in classe quando arrivò il professor Oliver.

«Buongiorno ragazzi. Siete pronti per continuare il lavoro in coppia... Ci siete tutti?» 

Silenzio totale, i ragazzi annuirono solamente.

«Bene, mi raccomando, contenete l'entusiasmo eh...» annunciò con tono sarcastico. «Allora, dirigetevi con il vostro compagno in aula e componete delle canzoni!»

Gli studenti presero ognuno i propri strumenti ed uscirono, andando a nella classe assegnata. 

Zoe e Demian, con la sua pianola, entrarono in aula. Il ragazzo si sedette al banco, mentre lei rimase per un istante ferma sulla soglia, esitante.

«Eccoci qui...» disse lui con un sorriso timido. 

Lei arrossì leggermente e gli si avvicinò, «Allora, a che punto eravamo rimasti...» disse tirando fuori i fogli con le strofe scritte nei giorni precedenti. 

«Abbiamo usato lo spunto del mio pezzo per comporre tutta la prima parte in questi giorni... Perché ora, per il continuo, non mi fai sentire o proponi qualcosa di tuo?»

Demian si irrigidì appena e si grattò la nuca. «Beh... ecco... non sono molto bravo con le improvvisazioni.»

«Ma come, "no"?» lo interruppe lei, con finta serietà. «Io credevo fossi lo studente modello. Il numero uno della scuola, sempre accanto alla sua ape regina: Matilda.»

«M-ma no, non è così» rise lui, nervoso. «Sono qui solo perché lo vogliono i miei. Sono artisti, ma a me... interessa altro.»

«Oh.» Zoe lo guardò incuriosita. «Quindi non ti piace la musica?»

«Sì, mi piace. Solo... non abbastanza da farne una carriera.» Esitò un istante. «Io vorrei giocare a basket.»

«Davvero?!»

«Sì. Ho iniziato alle medie. Vorrei che fosse il mio futuro, ma i miei non sono mai stati d'accordo.» Abbassò la voce. «Ho sempre fatto tutto di nascosto—» Si bloccò di colpo. «Scusa, sto parlando troppo. Non volevo annoiarti.»

La ragazza rise dolcemente. «Non mi stai annoiando affatto. Anzi.» Lo guardò con attenzione. «Di solito sei sempre così silenzioso... soprattutto quando sei con Matilda. Mi sei sempre sembrato uno di poche parole.»

Demian abbassò lo sguardo. «Con lei... non so cosa mi prende. Non riesco mai a essere me stesso.»

Zoe si fece seria. «Cosa intendi?»

«È come se ci fosse qualcosa che non va. Come se avessi paura di sbagliare, di dire la cosa sbagliata.» Arrossì. «Le voglio bene, la conosco da molto... Ma... non mi sento del tutto a mio agio con lei, lo ammetto. Però allo stesso tempo, non voglio ferirla.» Poi alzò gli occhi verso Zoe. «Con te, invece, è diverso. Appena ti ho vista, è come se... avessi avuto la sensazione che ti conoscessi da sempre.»

Zoe rimase senza parole. Il cuore le batteva fortissimo. Afferrò la borsa, tirò fuori una bottiglietta d'acqua e bevve un sorso per schiarirsi la gola.

Demian continuò, quasi sottovoce: «Con lei mi sento come... se fossi stregato. È strano.»

Appena sentì quella parola, la bottiglietta le scivolò dalle mani e cadde a terra. L'acqua le andò di traverso e iniziò a tossire. «H-hai appena detto "stregato"?» Quella tosse non le si calmava.

«Ehi! S-stai bene?» Demian si alzò di scatto, preoccupato. «Scusa, forse ho detto una stupidaggine...»

«No, no!» Zoe cercò di calmarsi. «Mi hai solo colta di sorpresa.»

«Ah... quindi non pensi che sia fuori di testa?» chiese lui, imbarazzato.

«M-ma no...»

Demian raccolse la bottiglietta porgendogliela; le loro mani si sfiorarono ed entrambi arrossirono di colpo. Si guardarono negli occhi. Il volto del ragazzo iniziò ad avvicinarsi lentamente al suo.

Ma la porta dell'aula si spalancò.

«ZOE?!» gridò Milly, entrando come una furia.

I due balzarono indietro di scatto, come se le sedie fossero diventate improvvisamente roventi. Milly li osservò un istante, poi sorrise maliziosa. «Ops... ho interrotto qualcosa?»

«N-no!» balbettò Zoe, paonazza. «Assolutamente no!»

«E-esatto!» aggiunse Demian. «Ci stavamo... esercitando. Cercando ispirazione per la canzone.»

Milly si coprì la bocca per trattenere una risata. «Ah sì? Che tipo di ispirazione?» Zoe la fulminò con lo sguardo.

«Dai, Zoe, vieni» Milly la afferrò per un braccio. «Il prof di musica ti cerca.» Salutò Demian con un sorriso. «Ciao, ciao!»

«Ci vediamo dopo, Demian» disse Zoe timidamente, voltandosi un'ultima volta.

«S-sì...» rispose lui, ancora rosso.

Le ragazze uscirono dall'aula e, appena furono nel corridoio, Milly scoppiò, non riuscì a trattenersi: «Allora?! Non puoi dirmi che non stava succedendo niente. Vi ho visti!»

Zoe si portò una mano alla fronte. «Milly, ti prego... non iniziare.»

«Oh, ma è evidente che tra voi due c'è qualcosa! Quegli sguardi... non possono non significare nulla.»

La sua amica la spinse scherzosamente. «Dai, smettila. Vedi troppi film.» Le loro risate si allontanarono lungo il corridoio.

Dall'altra parte della scuola, però, stava accadendo tutt'altro.

Qualcuno aprì il varco tra gli armadietti, proprio come fece Zoe, quelli che la condussero al sottopassaggio. 

Artù era riuscito a intrufolarsi nell'istituto, spinto da una strana e intensissima sensazione. 

Si era nascosto lì vicino e notò subito il soggetto muoversi furtivo tra gli armadietti. Senza farsi vedere, lo seguì lungo le scale, fino in fondo, dove il corridoio segreto si apriva in una sala sotterranea. Nel buio, il gatto si muoveva in silenzio, con le zampe leggere come ombre.

Artù non era riuscito a vederla in volto, ma era rimasto a bocca aperta nel vedere quell'individuo avvicinarsi agli armadietti e, con un solo fluido gesto della mano, aprirli magicamente, svelando il varco segreto.

Il gatto aveva provato a scattare in avanti per seguirlo e infilarsi nel passaggio, ma il varco si era richiuso troppo in fretta con un colpo secco, lasciandolo a sbatacchiare il muso contro il metallo.

Spaventato e con il cuore che gli batteva a mille contro le costole, Artù aveva capito che non c'era tempo da perdere. Qualcun altro in quella scuola usava la magia, e Zoe doveva saperlo subito. Si era fiondato a rotta di collo lungo i corridoi principali, ansimando per la corsa.

– Com'è possibile... Chi era?! – si tormentava Artù, saettando lungo i corridoi principali dell'istituto con il cuore in gola. Doveva rimettere insieme i pezzi prima che fosse troppo tardi, e doveva farlo avvisando subito quella testarda di Zoe. Era l'unica mossa rimasta.

Finalmente, svoltato l'angolo, vide la chioma di Zoe in fondo al corridoio, ma la ragazza era ancora insieme a Milly. Il gatto, sotto shock e troppo terrorizzato per riflettere lucidamente, urlò correndo verso di lei con tutto il fiato che gli era rimasto in gola:

«ZOE!!»

Le due amiche si voltarono di scatto. Il gatto si fermò di colpo davanti a loro, fissando Zoe con gli occhi enormi, colmi di terrore.

Milly abbassò lo sguardo, pietrificata. 

Davanti a sé aveva un gatto nero che, con la sua voce umana e cristallina, aveva appena pronunciato il nome della sua amica. Rimase immobile, con la bocca spalancata e le parole strozzate in gola.Zoe sbiancò, sentendo il sangue gelarsi nelle vene. 

Quel segreto, ormai, non era più soltanto suo.


Continua...

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