Storia · capitolo 7

- Un nuovo amico -

Artemys di dblackangel

- «E lei... chi sarebbe?» -
La voce dell'uomo  continuava a rimbombare nella testa di Zoe, pesante come un macigno. Prima che potesse abbozzare una risposta, Matilda le fu addosso con lo sguardo, pronta a sferrare l'affondo.
«Professore! È la ragazza nuova» esclamò con un tono di finta superiorità, calcando ogni sillaba. «È così disperata da voler rubare la scena a tutti. È sparita per tutto l'intervallo e ora si presenta così... Che patetica.»
Demian ignorò completamente le frecciatine di Matilda e continuò a fissare Zoe, trattenendo a stento un sorriso divertito. La ragazza, invece, non faceva che lanciare sguardi in attesa di una sua approvazione.
Il professore, però, non diede alcuna corda a Matilda. Continuò a studiare la nuova arrivata con due occhi penetranti e severi, valutando la sua figura spettinata e coperta di polvere.
«Nuova o no, non tollero che si interrompano le mie lezioni» tagliò corto il professore, con una voce priva del benché minimo calore. «Vada a prendere posto in mezzo ai suoi compagni. Immediatamente!»
Zoe non se lo fece ripetere due volte. Con la testa bassa e il cuore a mille, scese barcollando i gradini del palcoscenico e si diresse verso la platea. Raggiunse in fretta la fila dove erano sedute Milly ed Eva, infilandosi nel sedile libero accanto a loro.
Milly si sporse subito verso di lei, sgranando gli occhi. «Zoe! Ma da dove diamine sei sbucata? sussurrò agitata. «Sembri appena arrivata da un campo di battaglia, hai i vestiti pieni di polvere!»
«Dove eri finita?» le diede eco Eva, parlando a mezza bocca per non farsi sentire.
Zoe aprì la bocca, ma la sua mente era ancora ferma al condotto dell'aria e al gatto rimasto nascosto nel backstage. Non sapeva letteralmente cosa inventarsi per giustificarsi. «Beh ecco... è un po' complicato da spiegare...»
Non ebbe comunque il tempo di finire di parlare. Il professore si alzò di nuovo, zittendole all'istante.
«Signorina! Abbiamo già iniziato male...» sibilò, puntando lo sguardo dritto su di loro. «Fate silenzio! Un altro sussurro e mando tutte e tre in presidenza. Sono stato chiaro?»
Zoe si rimpicciolì sulla poltrona, scambiando un'occhiata terrorizzata con Milly ed Eva, che annuirono, restando in silenzio.
Il resto della lezione passò in un silenzio tesissimo, rotto solo dalle indicazioni del professore.
Quando finalmente la campanella decretò la fine delle lezioni, Zoe lasciò andare il fiato che non si era nemmeno accorta di trattenere. I corridoi si riempirono subito del caos tipico dell'uscita.
Mentre si allontanavano dall'aula tenendosi a distanza di sicurezza, Eva si sistemò gli occhiali sul naso, ancora leggermente scossa.
«Ma ti sei andata a schiantare proprio contro di lui...?» mormorò Milly a bassa voce, guardandosi le spalle come se l'uomo potesse comparire da un momento all'altro. «Hai rischiato grosso, Zoe.»
«Lui chi?» chiese Zoe, massaggiandosi la spalla indolenzita e ripensando a quello sguardo di ghiaccio.
«Il professor Corbin!» esclamò Eva, sgranando gli occhi con un misto di timore reverenziale. «È il docente più severo, eccentrico e temuto di tutta l'Accademia. C'è chi dice che sia un perfezionista spietato e che nessuno riesca mai a compiacerlo... Brutta, brutta idea farsi notare da lui il primo giorno in quel modo!»
Zoe rabbrividì, realizzando di aver appena fatto la peggior entrata in scena possibile. Fece una piccola smorfia e borbottò a bassa voce: «Ottimo... non ne combino mai una giusta.»
Mentre uscivano dall'aula e si incamminavano lungo il vialetto alberato dell'Accademia, Milly svoltò la conversazione con la sua solita energia. «Tornando a noi!! Adesso ci racconti tutto! Che cosa ti è successo, Zoe?!»
«Milly! Avanti, dalle tempo, ci racconterà cos'è successo con calma...» intervenne Eva.
Zoe scosse la testa, cercando di inventarsi una scusa credibile, ma in quel momento la sua attenzione cadde sulla felpa di Milly. Solo allora notò le vistose chiazze giallastre e rosse sui suoi vestiti.
«Ma... Tu piuttosto, cosa hai fatto?» esclamò Zoe, indicandola. «Cosa sono quelle macchie?»
Milly sbuffò, passandosi una mano tra i capelli come se volesse scacciare il fastidio.
«Lasciamo perdere! Quella vipera di Matilda mi ha rovesciato tutto il pranzo addosso!»
«Beh Milly, non ti dimenticare che sei stata tu, a lanciarle il vassoio in faccia... per prima» intervenne Eva con un mezzo sorriso.
«S-sì ma... è lei che è insopportabile! Pensavo ti avesse fatto qualcosa dato che eri sparita, ed ha iniziato a dire le sue solite viperate»
«"Vipe.." che?» chiese Zoe.
«Viperate! Le cattiverie di una vipera: ovvero Matilda» spiegò Eva, ridacchiando
Zoe iniziò a ridere. 
Mentre Milly, continuò il suo racconto «Ed infine, siamo finite tutte e due in presidenza. Ci ha mandate la signora della mensa... intervenendo cercando di scollarci, o ci saremmo strappate i capelli a vicenda... La Brown ci ha fatto una lavata di capo che credo la sentirò nelle orecchie per i prossimi tre giorni.»
Zoe ascoltò il racconto a bocca aperta, quasi grata che quel dramma collettivo avesse distolto l'attenzione da lei.
Fecero un pezzo di strada insieme, tra le chiacchiere e i commenti sulla giornata assurda appena trascorsa, finché non arrivarono a un incrocio dove le loro strade si dividevano.
«Ci vediamo domani, Zoe! E vedi di non cadere giù dal soffitto domani quando entri in classe!» la punzecchiò Milly con una risata, salutandola con la mano.
«Ciao Zoe, a domani!» aggiunse Eva con un sorriso.
«A domani, ragazze!» rispose Zoe, ricambiando il saluto.
Rimasta sola, Zoe svoltò l'angolo. Il silenzio della strada prese il posto del caos scolastico.
Infilò la mano nella tasca della felpa e tirò fuori l'amuleto.
Alla luce del sole, il gioiello sembrava spento, privo di quel bagliore visto nei sotterranei. Lo rigirò tra le mani, con il cuore che batteva forte.
«Ma... e ora io che dovrei farci con questo?» si domandò.
«Assolutamente niente! Quello lo devi restituire a me».
Zoe sobbalzò, rischiando di far cadere il ciondolo. Si voltò di scatto. Dietro un albero spuntò una testolina nera con due grandi occhi azzurri: era il gatto visto a scuola.
La creatura balzò agilmente davanti a lei, a pochi centimetri dalle sue scarpe. L'aveva seguita fin lì.
«Tu? Mi hai pedinata, ma cosa...?»
Il gatto la interruppe, fissandola intensamente: «Ragazzina... prima di tutto inizio io con le domande. Ho bisogno di sapere: in che anno ci troviamo?»
La ragazza aggrottò la fronte, stringendo l'amuleto al petto. «Ehm... siamo nel 2023.»
«2023?!» Il gatto sgranò gli occhi, che diventarono due fessure sottili. «Oh, per tutti i santi del firmamento... Dimmi che è uno scherzo».
«P-perché reagisci così?» balbettò la ragazza, sentendo un brivido gelido lungo la schiena.
«Beh, prima che venissi trasformato in questo ammasso di pelo... era la metà del Settecento». Zoe si bloccò, senza fiato. «Il Settecento?! Aspetta un secondo...». Lo fissò incredula, cercando una logica in quella follia. «Hai detto che sei stato trasformato? Che cosa significa?».
L'animale sospirò, con un suono quasi umano e carico di stanchezza. «Non serve essere un genio. Prima di finire in questo esserino a quattro zampe e venire intrappolato nel marmo, ero un essere umano. Esattamente come te. Ma con molta più eleganza».
Zoe rimase a bocca aperta, mentre la testa iniziava a girarle. «No, aspetta. Sei serio? No... no, no. È impossibile». Iniziò a camminare avanti e indietro sul marciapiede, agitata. «Sto sognando. O è un'allucinazione. Non può essere reale. Non posso parlare con un gatto che sostiene di essere un ragazzo del Settecento, vittima di una maledizione».
La ragazza si fermò, fece un lungo respiro e chiuse gli occhi. - Calmati Zoe... sei in mensa ed ora grazie a Milly che ti sta tirando un bicchiere d'acqua fredda in faccia... Ti svegli. -
Ma, quando li riaprì, il gatto non era svanito. Rimase lì, seduto con eleganza, osservandola con una punta di sarcasmo. «Mi spiace ragazzina, ma il pavimento sotto i tuoi piedi... è reale. E anche io»
Zoe si passò una mano tra i capelli, sentendo le dita tremare. «Oh no, sono impazzita... Dev'essere lo stress post-trasferimento...»
«No, non lo sei...» sospirò la creatura «Ti spiegherò la mia storia con calma. Ma non qui, altrimenti si che ti prenderebbero per pazza vedendoti parlare con un gatto.»
«S-sì, ok... Tra l'altro devo tornare a casa. Mio padre sarà preoccupato...»
Ripresero a camminare, ma lui continuava a guardarsi intorno, diffidente, osservando ogni dettaglio.
Per il gatto tutto un mondo nuovo. Le case erano diverse rispetto a quelle che ricordava: più alte, più uniformi, con strane luci alle finestre. Ma furono le "nuove carrozze" a lasciarlo senza parole.
«Ragazzina...» mormorò confuso «Cosa sono quelle... scatole luminose?»
Un'auto sfrecciò accanto a loro. Lui fece un balzo all'indietro con il pelo completamente rizzato. «S-si muovono da sole?!»
Zoe scoppiò a ridere. «Si chiamano "macchine". E no, sono guidate dall'interno. Da una persona!»
Il gatto la fissò, sconvolto. «Dall'interno... e vanno così veloci? Non è pericoloso?» domandò, sgranando gli occhi di diamante mentre un'altra auto sfrecciava con un rombo metallico. «Non ci sono cavalli, non ci sono redini... Come fate a non schiantarvi? È una follia!»
Zoe lo guardò, trattenendo un sorriso. «Ti abituerai...»
«La vedo difficile...» rispose lui con un piccolo sbuffo. «Perché questo mondo... è decisamente troppo rumoroso.»
Mentre camminavano verso casa, la mente di Zoe ribolliva di domande. Ogni passo le sembrava irreale. Zoe e il suo misterioso amico a quattro zampe si incamminarono insieme, ignari che quella giornata sarebbe stata solo l'inizio di un'avventura incredibile.
«Come ti chiami, comunque? O dovrei chiamarti "Gatto parlante"?» chiese con un filo di sarcasmo.
«Simpatica...» ribatté lui. «Certo che ho un nome, e uno magnifico, oserei dire. Mi chiamo Artù» disse il gatto con fierezza.
«Artù?» Zoe trattenne una risata incredula.
«Sì, hai forse qualcosa da ridire?» Il gatto la fissò con uno sguardo fulmineo.
«N-no, no no! Niente!»
«Comunque...» continuò Artù. «Come fai ad avere quell'amuleto? Chi te lo ha dato?»
Zoe riprese il gioiello dalla sua tasca. «N-no! Non è mio questo... Io, l'ho trovato lì, in quello strano posto...»
Artù la osservò attentamente, confuso - Mmm... Devo capire cos'è successo... Come ho fatto a tornare in vita..? –
«Ehi, ragazzina! Per caso tu...»
«Oh, eccoci. Siamo arrivati.» Zoe lo interruppe vedendo la sua casa.
Il padre di Zoe, visibilmente agitato, era alla finestra. Appena la vide, aprì la porta ed uscì in giardino per accoglierla. «Zoe! Perché ci hai messo così tanto? Stavo per venire a cercarti!»
«S-scusa, papà... ecco io...» Abbassò lo sguardo verso il gatto «Ho trovato questo gattino mentre tornavo a casa... lui è Artù, ti piace?»
Il padre sospirò, ma alla vista del gatto si sciolse in un sorriso. «Artù, eh? Gli hai già dato un nome? Nemmeno hai voluto deciderlo insieme.»
La ragazza rimase di sasso, rendendosi conto dell'errore appena commesso, non poteva di certo dire al padre che era stato il gatto stesso a dirle il suo nome.
«Ehm... beh, ecco, vedi...» balbettò, senza riuscire a dire altro.
L'uomo rise e si chinò ad accarezzarlo. «Beh, benvenuto in famiglia, Artù!»
Il gatto finse di lasciarsi accarezzare per un istante, trattenendo il fastidio. Poi, con un movimento secco sollevò il mento, recuperando la propria dignità ferita.
- Famiglia? - pensò, brontolando. - Non ho dato il mio consenso nel voler restare qui...-
Zoe si portò una mano alla bocca per trattenere una risata, osservando l'espressione irritata del gatto. Dopotutto sapeva bene che, dietro quel soffice pelo, si nascondeva un ragazzo.
«Bene, signorina. Adesso entra in casa. Io devo andare al lavoro...» disse suo padre.
«Oh! Papà, vengo con te!»
L'uomo aggrottò la fronte. «Aspetta un momento... e il gatto?»
«Ah, lui?» Zoe lanciò un'occhiata ad Artù. «È un gattino speciale. Saprà sicuramente comportarsi bene, ne sono sicura. Starai buono buono, vero, Artù?»
«Miao...» rispose il gatto con un miagolio palesemente scocciato.
L'uomo buffò una risata e si avviò verso l'auto «Va bene, allora ti aspetto qui»
Zoe, con il gatto tra le braccia, corse in camera a posare la sua borsa, si sistemò al volo, e pochi minuti dopo tornò al piano di sotto. Prima di uscire, si fermò sulla soglia e si voltò verso il gatto.
«Ci vediamo dopo, Artù. Quando torno riprenderemo il discorso.»
«Ehi, ragazzina! Aspetta...x» protestò lui, facendo un passo avanti. «Lascia qui l'amuleto!»
Ma Zoe era già fuori dalla porta.
Artù sbuffò, osservandola allontanarsi dalla finestra.
«Tsk... Dannazione...» Abbassò lo sguardo sull'amuleto che pendeva dal collo della ragazza.
«Fa' attenzione a non perderlo...» sospirò
Il locale era nel pieno del caos serale: il tintinnio dei piatti, le comande che volavano e la musica alta creavano un sottofondo assordante. Zoe correva tra i tavoli, cercando di restare concentrata per non sbagliare gli ordini. Non era facile. L'amuleto che portava al collo, nascosto sotto la maglietta, le sembrava pesare più del solito a ogni suo movimento. Più di una volta si fermò a fissare il vuoto, rischiando di inciampare o di dimenticarsi le ordinazioni.
Dietro il bancone, un collega più esperto notò il suo sguardo perso e la chiamò, accennando un sorriso: «Ehi, Zoe, tutto ok? Hai l'aria di chi è con la testa su un altro pianeta!».
«Oh, s-scusi... è solo che sono un po' stanca oggi....» mentì, aggiustandosi nervosamente la scollatura della divisa per nascondere meglio la catenina che, ancora una volta, le era sembrata vibrare impercettibilmente contro la pelle. «Ma... Torno subito operativa, promesso!»
Si allontanò in fretta, ma non appena girò l'angolo verso la cucina, il suo sguardo tornò cupo. Sotto il respiro, a bassa voce, mormorò quasi tra sé e sé: «Se solo sapessi... Non è un altro pianeta, ma un altro secolo...»
La sua mente continuava a scappare via, tornando a quel sotterraneo buio e all'incredibile creatura del 1700 che la aspettava nascosta nella sua camera.
Per fortuna, la serata volò senza veri disastri. Arrivato l'orario di chiusura, il locale fu pulito e sistemato, e lei e suo padre salirono in macchina, stanchi ma soddisfatti.
«Allora, com'è andata oggi, tesoro?» chiese l'uomo, accendendo i fari nel buio della strada.
«Strano... ehm, bene, ma particolare. Sono successe davvero tante cose...» disse Zoe, ridendo nervosamente per scacciare il pensiero del gatto parlante, l'amuleto e quello strano posto.
«Beh, spero siano state cose belle... A scuola tutto bene? Ti sei fatta nuovi amici oggi? Oltre ad Artù, intendo,» rispose sorridendo.
«Oh! Ehm, no ma... Vado d'accordo con Milly ed Eva! Le ragazze che ti ho parlato ieri.»
«Ne sono felice. Sai che, quando vorrai, saranno sempre le benvenute nella nostra piccola dimora.»
Zoe rispose annuendo e ricambiando il sorriso.
Non molto dopo, arrivarono a casa.
«Notte, papà, a domani!»
«Buonanotte tesoro!»
La ragazza salì i gradini di corsa, e corse in camera sua, chiudendosi la porta alle spalle.
«Artù?! Sei ancora qui?» sussurrò nel buio.
«Certo, ragazzina. Dove vuoi che vada?» rispose il gatto con tono secco dal cuscino.
«Uffa, come sei acido... e non chiamarmi ragazzina, il mio nome è Zoe.» Si gettò sul letto sbuffando, poi si tolse dal collo l'amuleto per osservarlo meglio. «Comunque, volevo chiederti... Se questo amuleto già sapevi cos'è, significa che proviene dal Settecento come te?»
Artù si avvicinò, fissandola con i suoi occhi azzurri profondi. «Sì. Quello, era l'amuleto della mia padrona...» disse, e per un istante la sua arroganza svanì, sostituita da una nota di pura reverenza. «Non considerarlo un semplice gioiello: contiene il cuore della sua magia.»
La ragazza si irrigidì. «M-magia? Era una fata... o, una strega? Com'è possibile, è uno scherzo?»
«No... non ti sto prendendo in giro. E ti ricordo che stai parlando con un umano trasformato in un gatto.»
Zoe scoppiò a ridere nervosamente. «Ah... giusto. E non possiamo trasformarti di nuovo in umano con questo, allora? È stato questo d'altronde a riportarti in vita... No?»
«Non è così, Zoe. Non basta agitare un pezzo di metallo per risolvere i problemi» sentenziò Artù, scuotendo il capo. «Serve un contro incantesimo preciso e una vera, profonda conoscenza della magia...»
«Oh... Ma non hai appena detto che al suo interno c'è "la magia della tua padrona"?»
«Esattamente, la sua magia... Sono i suoi poteri!»
«Allora andiamo a cercarla, e facciamole fare il contro incantesimo!»
«Zoe... Lei non sarà neanche più viva ormai.»
«Cosa?! Ma, le streghe non vivono per secoli?»
«Queste cose... non sono cose semplici da spiegare... Comunque lei, rinunciò ai suoi poteri, per questo sono nell'amuleto! Lei, ha deciso di diventare un'umana»
«Oh... Ha rinunciato ai suoi poteri?»
«Sì... E io sono stato trasformato in un gatto di pietra proprio in quel periodo, ammise Artù, agitando la coda con un moto d'irritazione. «Non ho la minima idea di cosa sia accaduto dopo questa mia... "scomparsa". Per me è stato come chiudere gli occhi per un istante e riaprirli in questo inferno di rumore e luci accecanti...»
«Una soluzione quindi potrebbe essere quella di ritornare in quello strano posto? Provare a cercare degli indizi! E magari, un modo per farti tornare umano...» aggiunse Zoe.
«... Non è così semplice. La magia non è un giocattolo che funziona a comando» la interruppe Artù. «E poi, dobbiamo muoverci con estrema cautela. Oggi, mentre eravamo lì... stava per scendere qualcuno.» Fece una pausa.
«Potrebbe essere estremamente pericoloso. Non sappiamo chi o cosa fosse, ma di certo non era un semplice curioso» - come qualcun altro... - aggiunse nella sua testa
«Dai! Non essere così arrendevole... Ho deciso: ti aiuterò a tornare umano. E poi voglio vedere il tuo vero aspetto, sono molto curiosa!» rise lei, divertita.
- Appunto. Come ho detto... una curiosa. Questa situazione non promette nulla di buono. So già che finirò per pentirmene – pensò Artù, alzando gli occhi al cielo
«E sia.» sospirò infine, puntandole contro una zampa. «Ci torneremo, ma non ora, non domani e soprattutto non senza un piano. Uniremo le forze. Ma bada bene, Zoe: questa faccenda non è un gioco.»
Zoe sorrise soddisfatta.
Poco dopo, sbadigliò e si sdraiò sul letto, stringendo l'amuleto tra le mani. Gatti parlanti, maledizioni, amuleti... sembrava tutto assurdo, eppure era accaduto davvero.
Il ricordo di quella luce dorata continuava a riaffiorare nella sua mente.
Era arrivata a Moonridge da poco, ma aveva già la sensazione che qualcosa stesse cambiando. Era come se una porta invisibile si fosse appena aperta davanti a lei. E, nel profondo, sapeva che la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa.
Continua...

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