- Scontri e incontri -
Nel frattempo, la mensa era un caos totale. Tra il rumore dei vassoi, le voci degli studenti e l'odore del cibo, la grande sala era piena di vita.
«Io continuo a dire che era troppo strana...» disse Milly, appoggiando con forza il vassoio su un tavolo. Prese una bottiglietta d'acqua e si sedette, continuando a tenere d'occhio l'ingresso.
Eva si accomodò di fronte a lei, sistemandosi gli occhiali sul naso prima di scartare con cura un muffin. «Zoe è nuova, Milly. Magari è solo stressata per il trasferimento. Cambiare città e scuola a metà anno non è facile per nessuno... Avrà avuto bisogno di un po' di spazio...»
«Sì, va bene lo stress, ma hai visto come è scattata quando le ho chiesto se voleva una mano?
Sembrava che dovesse nascondere un cadavere in quell'armadietto!» insistette Milly, sgranando gli occhi.
Proprio in quel momento, un vassoio stracolmo di cibo si appoggiò accanto a loro con un rumore sordo.
«Ehi, ragazze... Ciao!» esclamò Leo, sfoggiando un grande sorriso mentre si accomodava sulla sedia libera. Il primino le guardò entrambe, intercettando subito l'aria tesa che c'era al tavolo. «Tutto bene? Dov'è Zoe... Non pranza con voi oggi?»
«Ha detto che doveva recuperare una cosa nel suo armadietto,» spiegò Eva con un sorriso gentile.
«Già... Da un quarto d'ora...?» aggiunse Milly, incrociando le braccia.
«La pausa pranzo è quasi finita. Se non si sbriga, rischia di non poter più mangiare...» mormorò Leo, che intanto aveva già preso una manciata di patatine dal suo piatto.
Milly non replicò. Il suo sguardo si era spostato poco più in là, verso il tavolo dove sedevano Matilda e le sue amiche . La "reginetta" della scuola stava ridendo sguaiatamente con le sue amiche.
«E se la vipera le avesse fatto qualcuno dei suoi scherzi?!» buttò lì Milly, stringendo i pugni.
«N-no, Milly... Non penso, dai...» provò a calmarla Eva.
«Eva? È di Matilda che stiamo parlando...»
L'amica fece spallucce, guardando in basso; in fondo non sapeva davvero cosa pensare.
Milly non aggiunse altro. Il suo sguardo si era spostato verso il tavolo dove sedevano Matilda e le sue amiche. La "reginetta" della scuola stava ridendo a crepapelle con il suo gruppo... Per poi esplodere.
«Ok, adesso basta» balzò in piedi, lasciando a metà il suo pranzo. «Io vado a parlare con lei!»
«No, aspetta! Milly...!» protestò Eva, allungando una mano per trattenerla... Ma la sua amica era già partita come un tornado.
Al tavolo rimasero solo Eva e Leo. Quest'ultimo osservò la scena con una patatina sospesa a mezz'aria. «Credo che le cose qui inizieranno a mettersi male...» commentò.
Eva sospirò, l'ansia che le stringeva lo stomaco. «Lo temo anch'io...»
Nel frattempo, Milly attraversò la mensa a grandi passi, decisa. Matilda era seduta al suo solito tavolo insieme a Clarissa e Vanessa. Stava raccontando qualcosa gesticolando in modo teatrale, mentre le sue amiche pendevano dalle sue labbra, ridendo a comando.
«Ehi! Matilda!» tuonò Milly, piombando sul gruppo.
Le tre ragazze si voltarono di scatto. Matilda sbatté le palpebre, squadrandola dall'alto in basso con una smorfia infastidita. «Che vuoi... Cos'è questo tono? Come ti permetti?»
«Dov'è Zoe?» pretese Milly, piantando le mani sul tavolo e sporgendosi verso di lei.
Matilda sfoggiò un sorrisetto falso e irritante «E perché mai io dovrei sapere dove si è cacciata quella nullità?»
«Bada a come parli.. E tu c'entri sempre quando c'è qualcosa che non va!»
«Oh, mi lusinga che tu mi dia tutta questa importanza...» rispose Matilda, passandosi un dito tra i suoi capelli perfetti. «Ma... io non c'entro assolutamente nulla.»
Poco lontano, Demian intercettò quella discussione. Sentendo il nome di Zoe, tese i muscoli. Si avvicinò verso il tavolo di Eva e Leo e a bassa voce chiese: «Ma che sta succedendo lì?»
«Zoe non si trova da quasi venti minuti» gli spiegò Eva, agitata. «E Milly è convinta che la colpa sia, della tua ragazza... Matilda»
«Cosa?!» scattò Demian. Senza esitare un secondo di più, si alzò di scatto e si diresse rapidamente verso il loro tavolo, dove la situazione stava per degenerare.
«Nessuno qui ti sta dando importanza, sei solo una combina guai!» urlò Milly, attirando gli sguardi di mezza mensa. «Avanti, sputa il rospo, cosa hai fatto a Zoe?»
Matilda alzò gli occhi al cielo, esasperata. «Come sei drammatica... Forse è semplicemente andata in bagno...»
«Per tutto questo tempo?»
«Ma io che ne so!» esplose Matilda, perdendo per un attimo la sua maschera di perfezione.
«Non la seguo di certo ovunque! Non m'interessa...»
«Non ti credo affatto!»
«E questo non è un mio problema» sibilò Matilda, incrociando le braccia e lanciando a Milly uno sguardo pieno di veleno. «Ti ho detto la verità. Forse la tua nuova amica si è resa conto che questo posto non fa per tipe insignificanti come lei e se n'è andata. Dovresti fare lo stesso. Non siete all'altezza di questa accademia.»
Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Milly perse il controllo. Con uno scatto, afferrò il vassoio di Matilda e glielo rovesciò addosso.
Il pranzo e un bicchiere di succo finirono sulla sua camicetta firmata, macchiandola tutta.
Un coro di bocche spalancate e sussurri scioccati si sollevò istantaneamente in tutta la mensa.
Demian arrivò in quel preciso momento, mettendosi in mezzo per bloccare Milly prima che iniziasse il peggio . «M-matilda... stai bene? Cerca di calmarti...» esclamò, prendendo dei fazzoletti per aiutare a pulire la sua ragazza
Ma ormai il danno era fatto. Matilda si alzò in piedi sulla sedia, guardandosi i vestiti bagnati e appiccicosi. Il suo volto era rosso per l'umiliazione e la rabbia. Era furiosa...
Un istante dopo, quel rumore di urla e sussurri svanì nel nulla... Dall'altra parte dell'armadietto 214, l'eco della mensa non arrivava. Separata dal resto della scuola da un muro di metallo e pietra, Zoe era ferma sul primo gradino di una scala sconosciuta, immobile nel buio totale.
«Oh, fantastico... E adesso?» mormorò, con la voce che tremava nel vuoto.
Tirò fuori il telefono e accese la torcia. La luce bianca illuminò pareti di roccia grezza, umide e piene di ragnatele. L'aria profumava di polvere, terra bagnata e qualcosa di antico, di dimenticato.
Zoe scese lentamente, appoggiando una mano sulla parete umida e tenendo stretto il telefono. La torcia illuminava appena i gradini consumati, mentre il silenzio diventava totale, rotto solo dai suoi passi e dai battiti del cuore. Più scendeva, più si sentiva lontana dal mondo.
Finalmente raggiunse l'ultimo gradino e davanti a lei apparve un lungo, inaspettato corridoio.
Il pavimento in pietra era coperto da un vecchio tappeto rosso, mentre le pareti erano illuminate da candelabri tremolanti. Ovunque c'erano quadri antichi di uomini e donne in abiti d'epoca che fissavano il corridoio con aria seria
Camminò lentamente, lasciando che la luce del telefono scorresse sui dipinti, che sembravano risalire a più di cento anni prima. Eppure, gli occhi dei ritratti sembravano seguire ogni suo movimento, facendole percorrere la schiena da un brivido.
Alla fine del corridoio c'era un altare di marmo scuro, con sopra diversi oggetti: libri antichi, gioielli, scatole decorate e amuleti preziosi. Ma uno attirò subito la sua attenzione. Era un ciondolo dorato con al centro una pietra rossa, intensa come una goccia di sangue. Per qualche motivo, Zoe non riusciva a smettere di guardarlo; sembrava che il ciondolo la stesse chiamando.
Lo prese in mano e sussultò: il metallo era tiepido, stranamente tiepido. Notò una piccola fibbia laterale e dalla curiosità, volle aprirlo...
Ma proprio mentre stava per tentare, un rumore metallico e sordo echeggiò nel corridoio.
Zoe si bloccò, col cuore che le saltò un battito. Spaventata, infilò rapidamente l'amuleto nella tasca della felpa e si voltò verso l'oscurità, cercando di capire da dove provenisse quel suono.
Continuò ad avanzare, distratta dai ritratti alle pareti. Era così presa dai dipinti da non accorgersi del laccio della scarpa slacciato. Fece un passo, poi un altro e, all'improvviso, inciampò. «Ah!»
Perse l'equilibrio e agitò le braccia per non cadere. Nel movimento, l'amuleto le scivolò dalla tasca: rimbalzò sul tappeto, rotolò sul pavimento di pietra con un rumore metallico e andò a sbattere contro una statua nell'ombra. Era la statua di un gatto.
Zoe riuscì a non cadere. «Accidenti...» imprecò, massaggiandosi la caviglia. «Oggi non me ne va bene una.»
Si avvicinò alla statua per recuperare il ciondolo, ma proprio mentre si chinava, si sentì un click nell'oscurità. L'amuleto si aprì e un'esplosione di luce dorata invase la stanza, così intensa da costringerla a coprirsi il viso.
Una scia luminosa partì dal ciondolo, attraversò il corridoio e colpì la statua. Il marmo tremò violentemente. Delle crepe si diffusero sulla superficie finché la pietra non iniziò a sgretolarsi.
I pezzi caddero a terra sollevando una nuvola di polvere, dalla quale emerse qualcosa di vivo.
Era un gatto nero, elegante, con il pelo lucido come la notte e due occhi azzurri che brillavano nel buio. Il gatto sbatté le palpebre, si guardò le zampe e si stiracchiò pigramente.
Rimase fermo qualche secondo, come per capire cosa fosse successo, poi spalancò gli occhi di colpo. «Oh...» mormorò. Si guardò di nuovo le zampe. «Sono vivo...? Respiro di nuovo...»
Zoe rimase paralizzata, con il cuore che le mancava un battito. -Ho davvero sentito parlare un gatto?- si chiese, senza riuscire a pensare a nulla.
Proprio quando stava per trovare la forza di dire qualcosa, un rumore metallico e sordo echeggiò dalla scalinata. Sia Zoe che il gatto si bloccarono all'istante.
L'animale rizzò il pelo, abbassò le orecchie e sgranò gli occhi azzurri.
Passi. Lenti, pesanti, inconfondibili. Qualcuno stava scendendo.
«Oh no...» sussurrò il gatto, visibilmente nel panico.
Zoe lo guardò, col terrore che le stringeva lo stomaco. «"Oh no" cosa?»
Il gatto continuò a fissare la direzione da cui provenivano i rumori, poi guardò Zoe con sguardo disperato. «Sta arrivando qualcuno... Corri!»
Continua...
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