Storia · capitolo 3

- Un primo giorno d'impatto -

Artemys di dblackangel

Zoe riaprì lentamente gli occhi. La folla di studenti che correva verso la mensa si era ormai diradata, lasciando il corridoio stranamente vuoto. Ma la sensazione di smarrimento non era svanita.
Demian era lì, a pochi centimetri da lei, chino nella sua direzione dopo averle teso la mano per aiutarla ad alzarsi. Per un istante infinito, rimasero a fissarsi in silenzio...
«Direi che come primo giorno non è iniziato proprio nel migliore dei modi...» disse il ragazzo con un sorrisetto timido, passandosi l'altra mano tra i capelli nel tentativo di smorzare l'imbarazzo che aleggiava tra loro. La sua voce era bassa, quasi protettiva. «Ti hanno travolta in pieno... Stai bene?»
Zoe non riuscì a rispondere subito. Sentiva le guance andare in fiamme e le parole le restavano bloccate in gola.
«Si, si... S-sto bene...» ma una smorfia di dolore la tradì. Si portò una mano alla nuca. «Ahi!»
ll ragazzo fece un passo avanti, avvicinandosi verso di lei con, anche troppa, naturalezza. «Lasciami vedere.»
Presa dal panico per quella vicinanza improvvisa, Zoe fece istintivamente un passo indietro. Ma tra l'agitazione e il leggero giramento di testa, i suoi piedi si incrociarono. Inciampò all'indietro, perdendo completamente l'equilibrio.
Il suo corpo sbandò e andò a impattare di schiena contro la fila di armadietti, di nuovo.
Proprio in quel secondo, complice la spinta del peso di Zoe, si sentì un leggero scatto metallico.Voltando la testa per lo spavento, vide la fessura tra due armadietti allargarsi di pochissimi millimetri, giusto il tempo di far intravedere una strana scia di luce azzurrina dall'interno del muro.
Prima che potesse capire cosa stesse succedendo, Demian avanzò in avanti e la afferrò per le spalle.«Ehi... Ma, hai deciso che vuoi fonderti con gli armadietti? Due botte nel giro di due minuti mi sembrano anche troppe...».
Rimasero fermi così, a un soffio di distanza. La ragazza sentì il cuore fare le capriole, ancora confusa tra il calore delle sue mani sulle sue spalle e quella luce impossibile che aveva appena visto con la coda dell'occhio.
Demian la fissava, e il suo sguardo sembrava improvvisamente più intenso, quasi dolce. «T... tutto okay, sei sicura di star bene?» sussurrò.
Zoe batté le palpebre, cercando di mettere a fuoco la realtà. «La... la luce...» mormorò con un filo di voce, voltando la testa verso gli armadietti.
Demian aggrottò la fronte, confuso. Si voltò a guardare il muro perfettamente liscio e gli armadietti chiusi, poi tornò a fissare lei. «Ma...quale luce? Mi sa che hai battuto la testa più forte di quanto pensassi...»
Zoe rimase immobile, incapace di trovare le parole. Lui non aveva visto nulla. Per Demian era stato solo un inciampo. Ma Zoe sapeva cosa aveva visto: quella luce era reale.
«N-no, non è così...» mentì lei, staccandosi lentamente dal suo abbraccio. Sentì un improvviso brivido di freddo tornare proprio lì, dove un istante prima c'era il calore del corpo di lui. «Mi è solo sembrato di... perdere il senso dell'equilibrio per un attimo.»
Demian la studiò per un istante, con le sopracciglia contratte in un'espressione incerta. «Sei troppo, pallida... Vuoi andare in infermeria?»
La ragazza scosse la testa, cercando le parole per convincerlo di star bene, quando...
«Zoe!»
La voce squillante di Milly spezzò il silenzio.
Lei ed Eva arrivavano di corsa lungo il corridoio.
«Ma... Ehi, che ci fate voi due qui?»
Il ragazzo allentò la presa, lasciandola andare del tutto quando le amiche non furono a pochi passi.
«Non tornavi più, ci stavi mettendo un'eternità!» esclamò Milly, fermandosi davanti a loro con il fiato corto. «Eravamo preoccupate...»
«Pensavamo ti fossi persa...» continuò Eva, con un tono più dolce, ma lanciando un'occhiata curiosa a Demian.
Milly, però, non si lasciò sfuggire l'occasione. Guardò prima l'uno e poi l'altra con un sorrisetto. «O forse abbiamo interrotto qualcosa qui?» chiese ridacchiando.
Zoe sentì le guance andare in fiamme, e non fu l'unica. Anche Demian arrossì vistosamente, scostandosi del tutto con un gesto brusco.

«N-no, assolutamente! È solo caduta e... l'ho aiutata» balbettò, per poi ricomporsi «Devo andare ora...» aggiunse, prima di voltarsi e andare via, tenendo lo sguardo basso per nascondere l'imbarazzo.
Osservarono la sua figura andarsene. Poi, Zoe si avvicinò nuovamente agli armadietti, decisa a toccare il metallo per capire se fosse stato tutto un'allucinazione.
«Vieni, andiamo Zoe!!» Le due amiche la presero per le braccia e la trascinarono con sé fino al giardino, dove si sedettero su una panchina.
Milly si voltò verso la sua amica, ancora, con quel sorriso riprendendo il discorso «Allora... confessa! Era per lui che sei sgattaiolata via dalla mensa così in fretta?!»
Zoe sospirò, cercando disperatamente di recuperare un briciolo di dignità. «M-ma che dici? No! Sono stata travolta da una folla di studenti, sono caduta e poi...»
Le parole le morirono in gola. Le tornò alla mente quel bagliore... volle raccontare ciò che aveva visto alle sue compagne, ma in quel preciso istante la campanella esplose in un suono acuto e prolungato. L'Intervallo, era terminato.
«Uffa! Andiamo, o faremo tardi. Ci racconterai tutto dopo!» esclamò Milly, afferrandola per un braccio insieme a Eva, trascinandola verso la prossima aula.
La seconda parte della giornata non si svolse in una normale aula, ma nel Grande Teatro dell'accademia. Lo spazio era immenso, pieno di file di poltroncine in tessuto blu scuro e fari che creavano un'atmosfera quasi solenne. Sul palco e in platea c'erano strumenti ovunque: un pianoforte a coda che brillava sotto le luci, chitarre elettriche, tamburi, violini e sintetizzatori.Il professor Oliver, con la sua solita energia, batté le mani per richiamare l'attenzione.«Bene, rieccoci, artisti! Mettiamo da parte la teoria. Chi vuole cantare? Chi preferisce suonare? Non abbiate paura, oggi l'unica regola è provare tutti insieme!»
Matilda, che voleva sempre stare al centro dell'attenzione, non perse tempo. Andò dritta verso il microfono principale sul palco, trascinando a braccetto un Demian decisamente contrario, come se fosse un trofeo da esibire.Intorno a Zoe si scatenò il caos. Eva raggiunse con grazia gli archi e prese un violino con naturalezza, mentre Milly afferrò una chitarra elettrica scura e accese l'amplificatore con un sorriso eccitato.Zoe, invece, restò ferma in mezzo alla stanza. Si sentiva piccola tra quegli strumenti imponenti e tutto quel talento che esplodeva intorno a lei. Il suo sguardo passò da Matilda, che la sfidava con gli occhi, a Demian, che cercava di non guardarla, fino a posarsi su un vecchio pianoforte in un angolo d'ombra del palco.
«E tu, Zoe?» chiese il professor Oliver. La sua voce risuonava calda nel teatro. «Vuoi provare il pianoforte? O preferisci la batteria?»Zoe esitò, sentendo gli sguardi di tutti addosso, soprattutto quello di Matilda e quello indecifrabile di Demian. Ma, come spinta da qualcosa di invisibile, andò verso il pianoforte.
«Forza, prova. Qui nessuno giudica, si ascolta e basta», la rassicurò il professore con un sorriso.Zoe respirò a fondo e mise le dita sui tasti. Le prime note furono incerte e deboli, tanto che Clarisse sorrise in prima fila. Ma poi, chiudendo gli occhi, Zoe si lasciò guidare dai ricordi: le sue dita trovarono da sole il ritmo della dolce melodia che sua madre le suonava da piccola per farla addormentare.
Il teatro, prima pieno di chiacchiere, si zittì poco alla volta. Gli studenti si avvicinarono al palco, attratti da quel suono pulito e triste. Matilda, stizzita, strinse il braccio di Demian per costringerlo a guardare lei e non la ragazza al piano. Lui, però, non riuscì a distogliere lo sguardo da Zoe.
Quando la melodia finì, Zoe alzò lo sguardo con le guance un po' rosse. Il professor Oliver annuì soddisfatto e iniziò ad applaudire, seguito da tutta la classe.
«Ottimo, Zoe. Vedi?» disse il professore tra gli applausi. «Non serve esitare. La musica fa già parte di te.»Zoe abbassò gli occhi, tenendo ancora le dita sulla tastiera. Prima che potesse dire qualcosa, Milly batté le mani con entusiasmo.
La ragazza si sentì osservata da tutta la classe. Non era abituata ad attirare così tanta attenzione e avrebbe voluto sparire sotto il pianoforte.
«Wow, chi l'avrebbe mai detto? La nostra Zoe è una pianista eccezionale!»
«Pff... è solo una dilettante.» Matilda incrociò le braccia con aria annoiata. «È una semplice canzoncina. Ne ha ancora di strada da fare prima di potersi definire un'artista.»
Milly si voltò subito verso di lei, sfoggiando un sorriso tagliente che non presagiva nulla di buono. «Che c'è, Matilda? Hai paura che qualcuno ti rubi la scena? O forse temi che possa rubarti... il tuo Didì?»
Il volto di Matilda passò dal pallore a un verde rabbioso in un istante. «Cosa, che significa?!»
Milly la ignorò, le fece una smorfia divertita e tornò a sorridere a Zoe. Ma l'atmosfera nel teatro, ormai, era diventata tesa.Matilda guardò subito furiosa Demian, che si sentiva chiaramente in difficoltà. «Che voleva dire quella ragazzina?! Rispondi!»
Lui arrossì per l'imbarazzo e abbassò lo sguardo, facendo un lungo sospiro. «N-niente Matilda, non farci caso, sai com'è fatta... Ha sempre voglia di... giocare», mormorò, cercando di non guardarla negli occhi.
Gli altri alunni iniziarono a ridacchiare sotto i baffi, mentre Zoe sentiva la faccia andare a fuoco. Il professor Oliver batté le mani con forza per riportare l'ordine e rompere la tensione.
«Bene, bene! Non siamo qui per fare una gara, ma per crescere insieme», disse con un tono deciso. «Per questo motivo, il prossimo progetto sarà un lavoro in coppia. Voglio che impariate a conoscere non solo i vostri strumenti, ma anche l'anima di chi vi sta accanto.»
Gli studenti si scambiarono occhiate curiose e preoccupate. Matilda scattò subito in avanti, afferrando il braccio di Demian con forza.«Ovviamente, io e Demian lavoreremo insieme.»
Ma il professore scosse la testa, sorridendo. «Sceglierò io le coppie, signorina. Niente gruppetti. Qui si sperimenta.»Nel teatro si alzò un mormorio di protesta e ansia. Oliver iniziò a scorrere la lista degli alunni, accoppiandoli uno per uno.«Eva, tu lavorerai con Vanessa.»
Eva rimase di sasso; Vanessa era il suo esatto opposto, arrogante e superficiale. Milly cercò di consolarla con una pacca sulla spalla, sussurrandole all'orecchio «Dai, poteva andarti peggio. Pensa se ti avesse messo con la "vipera" in persona.»
Il professore continuò a dire le coppie senza fermarsi «.... Ethan, tu farai coppia con Clarisse... e, Milly, tu lavorerai con Matilda.»Cadde un silenzio gelido. Demian sgranò gli occhi, mentre Matilda per poco non perse l'equilibrio per lo shock.
«Che cosa?!» esclamò Milly, sconvolta. «P-professore, deve esserci un errore! Io non posso lavorare con lei. Noi... i nostri generi sono incompatibili!»
«Infatti!» le diede ragione Matilda, con voce acuta. «Professore, io devo stare con Demian, è sempre stato così!»
Ignorando le proteste, il professor Oliver chiuse la cartellina con un colpo secco e guardò gli ultimi due rimasti.«E per concludere... Zoe, tu farai coppia con Demian.»
Zoe sentì il fiato mancarle. Matilda emise un verso strozzato, simile a un ringhio, mentre Demian alzava lentamente lo sguardo verso Zoe. In quel momento, nel silenzio del teatro, il loro destino sembrava deciso.
Matilda non si dava pace. «Professore, non mi ha sentita?!» sbottò, con la voce sempre più alta. «Demian deve stare con me! Lui...»«Va bene così, Matilda... dai», la interruppe Demian, grattandosi la nuca per l'imbarazzo. «Non importa... Ormai il professore ha deciso.»
Il ragazzo si voltò lentamente verso Zoe e le fece un timido sorriso, un gesto quasi invisibile che però notarono tutti.Lei deglutì e girò gli occhi da un'altra parte, cercando di nascondere il battito del suo cuore.
Matilda era furiosa. Milly, divertita dalla situazione, si piegò verso Eva e le sussurrò con un sorriso complice: «Oh-oh... questo lavoro di coppia sarà veramente, ma veramente interessante!»
Eva trattenne a stento una risata, anche se l'idea di dover lavorare con Vanessa non le piaceva per niente.
In quel momento, il suono della campanella interruppe quell'atmosfera piena di tensione, gelosia e divertimento.«Bene ragazzi, per oggi è tutto», concluse il professor Oliver, raccogliendo le sue carte soddisfatto. «Ci vediamo domani. Iniziate a esercitarvi con i vostri compagni; sono proprio curioso di vedere cosa farete insieme.»
«A domani, professore!» risposero gli studenti, iniziando a uscire dal teatro.
Arrivate agli armadietti, Zoe cominciò a raccogliere le sue cose insieme alle sue amiche.
«Allora, Zoe? Torni a casa con noi?» le chiese Milly, mettendosi lo zaino in spalla.
«Ehm, no ragazze, scusate», rispose Zoe, cercando di sembrare naturale. «Devo passare un attimo in segreteria... mi hanno detto che ci sono alcune pratiche del trasferimento da sistemare. Così faccio prima e non ci penso più.»
Milly fece una smorfia. «Uffa! Che noia...»
«Oh, va bene. Allora a domani nostra pianista!» esclamò Milly con un occhiolino, mentre lei ed Eva la salutavano con la mano e andavano verso l'uscita principale.
«A domani!» dissero insieme.
Zoe le guardò allontanarsi finché non sparirono dietro le grandi porte.
Si sentì un po' in colpa per aver mentito alle due amiche che l'avevano accolta. Ma il bisogno di capire era troppo forte. Non era vero che doveva andare in segreteria: la sua meta era molto più vicina. E molto più inquietante.
Aspettò che gli ultimi studenti lasciassero l'edificio. Poi tornò lentamente verso quel corridoio.
Con il cuore che le batteva forte, rimase immobile davanti alla fila di armadietti, finché il suo sguardo non si posò sul numero 214. Fece un passo, poi un altro, come ipnotizzata. Allungò la mano tremante verso l'anta, cercando quel bagliore che le era sembrato di vedere poco prima.
Le sue dita erano a un soffio dal metallo...
«Signorina?!»
Quella voce interruppe il silenzio e la fece sobbalzare, bloccandola sul posto con la mano ancora tesa.
Continua...

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