- Benvenuta nel caos -
«Bentrovati, cari alunni e alunne, al vostro nuovo, primo giorno di "Storia della Musica", con me! Mi presento, il mio nome è Oliver White. Per voi, professor Oliver. Ma non illudetevi: non staremo seduti a parlare solo di date e compositori. La musica si vive. La musica si respira. E oggi lo faremo subito.»
Un mormorio percorse la classe.
Milly si sporse verso di lei e le sussurrò all'orecchio: «Oh no, non vorrà mica che improvvisiamo davanti a tutti subito, vero?»
Eva invece stringeva nervosamente la penna tra le dita.
Il professore batté le mani una volta, forte. «Forza, alzatevi. Tutti.»
«Oggi iniziamo con un semplice esercizio di ritmo, per conoscerci... e rompere la tensione. La musica nasce dal cuore, ma vive grazie al tempo. Ripetete dopo di me.»
Cominciò a battere le mani, un ritmo semplice ma incalzante. L'aula si riempì subito di suoni: alcuni precisi, altri confusi. Milly ci mise energia, Eva era in perfetta sincronia, Zoe invece cercava di concentrarsi, finendo per ridere sotto voce dei suoi stessi errori.
Il professore li osservò tutti con aria soddisfatta.
«Perfetto. Sbagliare è parte della musica. Ricordatevelo.»
Con un gesto improvviso e teatrale, il professor Oliver prese una tastiera. Le sue dita iniziarono a correre sui tasti con una fluidità impressionante, riempiendo la stanza di una melodia dolce e complessa.
«Adesso, qualcuno provi a seguirmi!» esclamò sopra le note. «Non importa se andrete fuori tempo o se sbaglierete ottava. Siamo qui per imparare, dopotutto! Chi rompe il ghiaccio?»
Nell'aula calò un silenzio tombale. Nessuno osava alzare la mano...
Milly alzò gli occhi al cielo, poi sussurrò a Zoe con un filo di voce «Se non si offre nessuno, finirà che sceglie lui...»
Proprio in quel momento, come se l'avesse sentita, lo sguardo del professore si posò su Zoe.
«Tu. Mi hanno detto che sei una nuova recluta. Proprio come me. Vuoi provare a dare un colore a questa melodia?»
Il cuore di Zoe le saltò in gola, colpendole le costole come un uccellino in gabbia. Sentì lo stomaco ribaltarsi. - Io? Ma... non posso, non ora, davanti a tutti... -
Le mani iniziarono a sudare e la voce le morì in gola. «N-no... io... non credo di poterlo fare... Mi scusi professore..» mormorò, abbassando lo sguardo.
Dalla seconda fila, dal lato opposto, Matilda si lasciò sfuggire un sorriso compiaciuto, godendosi ogni istante dell'imbarazzo di Zoe.
Ma il professor Oliver non si scompose. Non ci fu ombra di rimprovero nel suo sguardo, solo un sorriso comprensivo.
«Va bene. La musica non è una gara, né un'esecuzione forzata. Non sempre si è pronti il primo giorno.»
Si voltò poi verso Milly. «Allora, tu, signorina al banco di fianco. Vedo molta energia in te... vieni, tocca a te!»
«Io?!» esclamò Milly spalancando gli occhi, colta alla sprovvista. Ma un istante dopo scoppiò a ridere, rassegnata al suo destino. Si alzò con un balzo e raggiunse il professore.
Milly iniziò a intonare qualche nota, ma invece di seguire la melodia classica e composta di Oliver, ci mise del suo: un ritmo pop, sincopato e decisamente fuori dagli schemi. Era tecnicamente imperfetto, ma sprizzava gioia da tutti i pori.
L'aula scoppiò in una risata divertita. Persino il professore rise, seguendo il ritmo stravagante della ragazza. La tensione che gravava sulla classe si sciolse come neve al sole.
Zoe tirò un sospiro di sollievo, vedendo l'attenzione spostarsi su Milly, ma dentro di sé sentì pungere un piccolo, amaro rimpianto.
Avrebbe voluto avere anche solo un briciolo del coraggio della sua compagna. Avrebbe voluto riuscire a esporsi senza sentire quel nodo alla gola che sembrava bloccarla ogni volta.
- - -
Terminato il blocco delle prime lezioni, arrivò finalmente l'ora dell'intervallo.
Milly ed Eva scattarono in piedi, davanti il banco di Zoe.
«Allora, Zoe! Vieni con noi in mensa?»
«Pranziamo insieme!»
«Certo!» rispose lei, grata di non dover affrontare quel caos da sola.
La mensa era un brulicare frenetico di studenti. Zoe seguiva le amiche con il vassoio tra le mani, cercando di non inciampare tra i tavoli affollati e le gambe allungate dei ragazzi più grandi. L'aria era satura di profumi di cibo, chiacchiere e risate.
«Eccolo lì! Tavolo libero!» esclamò Milly, lanciandosi verso un angolo della sala e trascinando le altre due con sé.
Appena si sedettero, Zoe lasciò andare un lungo sospiro. «Oddio, che confusione... non so se mi abituerò mai a tutto questo movimento.»
Eva le sorrise con dolcezza. «Vedrai che ti ambienterai presto. E poi ci siamo noi, no?»
«Esatto!» aggiunse Milly, dandole una pacca sulla spalla. «Non ti libererai di noi tanto facilmente, rassegnati!»
Le tre ragazze scoppiarono a ridere, un momento di pura leggerezza che venne interrotto.
«Ciao. Ehm, scusate, posso sedermi qui con voi?»
Zoe alzò lo sguardo. Il ragazzo sembrava più giovane di loro; era minuto e aveva i capelli color arancio che gli cadevano sugli occhi in modo disordinato ma simpatico. Aveva uno sguardo vivace e un sorriso così sincero da trasmettere subito calore. Sembrava proprio un bravo ragazzo.
«S-sì, certo!» rispose Eva, facendogli un po' di spazio con la timidezza di sempre.
«Io sono Leonard... Ma potete chiamarmi Leo.» si presentò lui con un mezzo sorriso. «Siete del secondo anno?»
«Yes! Io sono Milly, lei è Eva,» disse Milly indicando l'amica, poi spostò il dito verso Zoe. «E lei è Zoe. È nuova, come te, ma noi siamo della 2°A. Però sta' attento: se ti siedi qui con noi, rischi seriamente la reputazione» concluse a bassa voce, facendo una smorfia buffa.
Leo ribatté con ironia, addentando un panino. «Perfetto. Allora mi sono seduto al tavolo giusto! Io sono un primino, sono in 1°C. Non sono mai stato un ragazzo popolare, anzi, tutto il contrario. E, quindi non è un problema, credo sia impossibile essere più invisibile di così.»
Zoe abbassò lo sguardo, sentendo una fitta di simpatia per lui: si rivedeva perfettamente nelle sue parole. Un piccolo sorriso le spuntò sulle labbra, sentendosi per la prima volta davvero compresa.
Ma l'allegria del gruppo venne troncata bruscamente da una voce squillante e carica di sarcasmo che arrivò alle loro spalle.
«Ma guardate un po' chi si è già trovata la comitiva... la piccola novellina ha fatto presto a farsi degli amichetti della sua stessa specie.»
La ragazza alzò gli occhi e si irrigidì. Matilda era lì, impeccabile e glaciale, con le sue due "ombre" al seguito.
Reggeva il vassoio con la grazia studiata di una regina che scende tra i sudditi per controllare il suo regno.
«Oh, ma che carino!» esordì Matilda, spostando lo sguardo su Leo con un sorriso malizioso che non prometteva nulla di buono. Lo squadrò dall'alto in basso, con un'espressione di finta pietà. «Non sapevo che l'accademia avesse aperto anche per gli... "artisti di strada".»
Il riferimento al fisico minuto e all'aria trasandata di Leo era evidente, ma il ragazzo non batté ciglio. Continuò a masticare il suo panino con calma, poi la guardò dritto negli occhi.
«Sì, l'abito fa il monaco, lo so.» rispose Leo senza perdere la calma. «Il problema è che il tuo è bellissimo, ma sotto non è rimasto molto. Buon pranzo... e cerca di non soffocare con tutta quella cattiveria.»
Il silenzio che seguì fu rotto solo dal rumore di Milly che quasi sputò l'acqua, soffocando una risata fragorosa. Eva si coprì la bocca con le mani, gli occhi sgranati, mentre Zoe rimase letteralmente senza parole, sentendo una voglia matta di ridere che lottava con la paura.
Il sorriso di Matilda si incrinò vistosamente. I suoi occhi azzurri brillarono di una rabbia fredda.
«Spiritoso. Stai molto attento a chi decidi di metterti contro, ragazzino... o la tua carriera finirà prima ancora di iniziare.»
Poi, spostò lo sguardo su Zoe, stringendo gli occhi in due fessure cariche di disprezzo. Zoe abbassò lentamente lo sguardo sul tavolo. Sentiva il peso di quel silenzio schiacciarle il petto.
Non riuscì a dire una parola, paralizzata dalla freddezza che Matilda riusciva a emanare con la sua sola presenza.
«Complimenti per la compagnia, novellina» sentenziò Matilda con un sorriso amaro. «Siete un quadretto deprimente.»
Lanciò un ultimo sguardo di puro ghiaccio e si allontanò a passi rapidi, seguita da Clarisse e Vanessa che camminavano a testa alta senza voltarsi indietro.
Milly scattò, le mani già puntate sul tavolo per darsi la spinta e alzarsi. «Ehi, chi ti credi di...!»
Non fece in tempo a finire la frase che Eva la afferrò saldamente per un braccio, tirandola giù. «Lascia stare, Milly. Non ne vale la pena, peggioreresti solo le cose.»
Milly si risedette a forza, incrociando le braccia al petto con il viso rosso per la rabbia. «Che antipatica, incredibile!» sbuffò, lanciando un'occhiata infuocata verso quel trio. «Un giorno la rimetterò al suo posto.»
Poi diede un cinque a Leo. «Sei stato grande a risponderle così»
Leo fece spallucce con indifferenza. «Ci sono abituato. I tipi come lei sono prevedibili.»
Zoe, però, sentiva ancora l'adrenalina scorrere troppo forte. Il peso dell'incontro in ufficio, lo sguardo di Demian e ora l'ennesimo scontro con Matilda l'avevano sfinita. Aveva bisogno di un momento per respirare.
«Vado un attimo in bagno, ragazze...» disse alzandosi di fretta, sentendo le guance ancora calde.
«Vuoi che veniamo con te?» chiese Eva, scambiandosi un'occhiata preoccupata con Milly.
«No, no, tranquille! Ci metto un secondo» rispose Zoe, forzando un sorriso e allontanandosi velocemente dal tavolo.
Uscita dalla mensa, Zoe si ritrovò in un corridoio che sembrava infinito. Camminava in fretta, persa nei suoi pensieri. L'immagine di quegli occhi verdi sulla porta dell'aula continuava a ronzarle in testa, come un dubbio che non riusciva a spiegarsi, insieme allo sguardo della preside... e a quello di Matilda.
Svoltò l'angolo cercando il bagno, ma si trovò in mezzo a un gruppo di studenti che correvano verso la mensa. Gridavano e si spingevano, senza nemmeno vederla. Zoe cercò di farsi strada, ma fu travolta dalla folla. Una spinta più forte delle altre la fece barcollare e poi...
- SBAM! -
La nuca di Zoe colpì gli armadietti grigi. Un dolore forte le attraversò la testa, seguito da un suono metallico strano, come se si fosse attivato un meccanismo. Chiuse gli occhi, gemendo dal dolore e portandosi una mano alla testa.
Quando li riaprì, la folla era sparita. Un ragazzo era fermo davanti a lei, con un'espressione preoccupata.
«Ehi, tutto bene?» disse una voce maschile, profonda, calda. E familiare...
Zoe alzò lentamente lo sguardo. Era Demian. I suoi occhi verdi, spalancati dalla sorpresa e dalla preoccupazione, cercavano i suoi. Si chinò verso di lei e le tese la mano per aiutarla ad alzarsi.
Per la seconda volta in quella giornata, il tempo sembrò fermarsi. Zoe rimase immobile, come incantata da quegli occhi verdi...
Mentre lui la aiutava ad alzarsi, un brivido diverso le percorse la schiena.
- Ancora lui? - pensò Zoe, mentre il cuore iniziava a batterle sempre più forte.
Perché sembrava che il destino continuasse a metterlo sulla sua strada?
Continua...
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