- Note in disaccordo -
- Il bicchiere sul vassoio iniziò a vibrare. Prima fu solo un tremolio leggero, poi una scossa più forte.
Zoe se ne accorse e allungò d'istinto una mano per afferrarlo, ma era troppo tardi.
Il bicchiere si sollevò dal vassoio, come spinto da una forza invisibile, e volò dritto addosso a Matilda.
La ragazza lanciò un urlo stridulo, mentre il liquido le era finito tutto addosso... -
Zoe sbiancò: «Io... n-non sono stata io! Lo giuro. Non so come sia potuto succedere!» disse balbettando.
«Sono il proprietario. C'è qualche problema?» domandò il signor Richard, accorrendo insieme a una collega e guardando preoccupato le due ragazze.
«Sì! Che questa ragazzina è un'incompetente!» sbottò Matilda strizzando l'orlo del vestito zuppo. «Mi ha rovesciato la bevanda addosso e l'ha fatto apposta!»
«Mi scusi ma, Zoe non farebbe mai una cosa del genere, signorina», cercò di difenderla Richard con tono calmo.
«M-ma io...» provò a parlare Zoe, ma suo padre le fece cenno di tacere, scuotendo appena la testa.
Matilda, però, non sembrava intenzionata a lasciar perdere, mentre Richard cercava di rimediare: «Stia tranquilla. Vi offriremo tutto noi e ci dispiace davvero per quello che è successo.» Poi si voltò verso la collega: «Joy, vai a prendere qualcosa per pulire. Zoe, vai anche tu ad aiutarla, per favore.»
«Sarebbe il minimo!» protestò Matilda, ancora furiosa, mentre Zoe rispondeva a bassa voce: «S-sì, papà», abbassando lo sguardo.
Matilda si bloccò: «Papà? Ah... ora si spiega tutto.» Il suo sguardo passò da Zoe al locale: «Quindi questo posto è vostro? Che famiglia di incompetenti. Vi farò passare dei guai. E farò sapere a tutti che razza di posto è questo!»
Fu allora che una voce ferma si levò da un tavolo poco distante: «Non serve. La ragazza non ha fatto nulla.»
Tutti si voltarono mentre un ragazzo si alzava con calma guardando Matilda: «È stato solo un incidente. Il bicchiere è scivolato dal vassoio. Nessuno ha lanciato niente addosso a nessuno.»
Matilda lo fissò con disprezzo: «Avrete notizie dai miei avvocati, questo è poco ma sicuro. Me la pagherete tutti quanti. Andiamocene, ragazzi!», esclamò voltandosi e uscendo dal locale seguita dal resto del gruppo.
Demian, però, si fermò per un istante davanti a Zoe, sembrando dispiaciuto mentre i loro sguardi si incrociavano: «Zoe, io...» disse a bassa voce.
«Demian!!» lo richiamò Matilda dall'ingresso con la voce più stridula del solito. «Andiamo, vieni!»
Demian abbassò lo sguardo e seguì il gruppo fuori. Zoe rimase a guardarlo mentre spariva oltre la porta, sentendosi ferita: credeva che fossero diventati amici e, per un momento, aveva sperato che lui restasse.
«Ehi, va tutto bene?» domandò il ragazzo che l'aveva appena difesa.
Zoe si voltò verso di lui, ancora confusa: «S-sì... scusami. Io...»
«Zoe! Avanti, torna qui!» la richiamò suo padre.
Lei annuì e si allontanò, anche se il cuore continuava a batterle forte: quel bicchiere si era mosso da solo, e dentro di sé Zoe ne era assolutamente certa.
- - -
- Quella sera, a casa -
Zoe era nella sua camera, distesa sul letto, con il gatto, raccontandogli l'accaduto.
«Non capisco come sia successo, Artù... Chi è stato? Pensi che l'amuleto possa avermi toccata in qualche modo? Aver fatto qualcosa di strano?»
Artù, arrotolato sulla sedia di fianco, sbuffò. «Continuo a dubitare che sia stata tu. Forse c'era qualcun altro in quel locale. Di' un po', non hai avvertito nulla di insolito?»
La ragazza esitò. «Mh... Sì, forse. È venuto un professore... Mi ha chiesto della collana ma, non so... Probabilmente sono solo paranoica»
Il tono del gatto si fece improvvisamente serio. «Non credo... Sapresti descrivermi quest'uomo?»
«Uhm... sì.» Zoe rifletté un secondo. «Allora, un uomo dalla presenza imponente. Alto, spalle larghe. Capelli neri. Indossa un di cappello a cilindro, abiti scuri. Ha un volto affilato... occhi ambrati...»
Il gatto sbiancò. «Zoe... credo di conoscere quell'uomo...»
«In che senso "conoscerlo"?» rispose lei
«Quell'uomo...» Artù era terrorizzato. La sua voce tremava.
«Artù, calmati, respira...» Zoe iniziò ad accarezzarlo, sperando che fosse d'aiuto, per calmare il suo amico.
«Zoe...» il gatto ansimò «Quell'uomo, è un guardiano, come me... Il guardiano, della strega, che mi ha inflitto questa forma.»
«Che cosa?!» grido la ragazza «E che ci fa qui? Come fa ad essere ancora vivo... Insomma, lui, non è come te? Tu provieni dal Settecento, e...»
«Zoe... è solo una supposizione!» la interruppe Artù. «Ma dobbiamo tornare laggiù e scoprire la verità. L'unica certezza che abbiamo è che quell'uomo, chiunque sia, brama l'amuleto... e noi abbiamo il dovere di sventare i suoi piani.»
Zoe sospirò, osservando il ciondolo che le dondolava tra le dita. «Non ci capisco più niente... Se lui è un guardiano e non può usare la magia, perché lo vuole così tanto?»
«È proprio ciò che dobbiamo scoprire. Ed è probabile che quell'uomo non stia agendo da solo» rispose, guardandola dritta negli occhi.
Zoe abbassò lo sguardo, riflettendo. «Forse... dietro tutto questo c'è la strega che mi hai nominato prima? Quella che ti ha trasformato?»
«Non ne ho idea, ma questa storia... non mi piace per niente.»
La ragazza strinse l'amuleto al petto e quella notte si addormentò così, con il ciondolo custodito nel palmo della manAncora una volta, quello strano sogno la raggiunse:
- Una figura sfuocata, probabilmente una donna, si muoveva nella nebbia.
E di nuovo quella voce, dolce e distorta dal vento le sussurrava qualcosa all'orecchio: «Zoe... sei tu la chiave... il potere è dentro di te...» Poi, nel sogno, l'amuleto scattò. Si aprì a metà, sprigionando una potente e accecante luce dorata. Un'unica parola si rifletté chiaramente al suo interno, incisa nell'aria: Artemys.
E subito dopo, un suono… Driiiin. Driiiin. -
Ma era solo la sveglia suonò rumorosamente, strappandola dal sonno.
Zoe aprì faticosamente gli occhi e allungò un braccio per interrompere quel rumore fastidioso, ma Artù fu più rapido. Il gatto balzò sul comodino e colpì l'orologio con una zampata decisa, spegnendolo di colpo.
«Perché non cambi il suono di questo stupido aggeggio infernale?» protestò, drizzando le orecchie infastidito.
«Si chiama "sveglia", Artù...» mormorò lei con la voce ancora impastata dal sonno.
«Per me resta un aggeggio infernale! Come fa la gente di quest'epoca a svegliarsi serena con un rumore così assordante?»
Zoe si mise a sedere sul materasso, guardandolo con un sorrisetto assonnato. «Se fosse una dolce e calda melodia, Artù... ti sveglieresti o resteresti nel mondo dei sogni?»
Il gatto aprì la bocca per ribattere, ma si bloccò. Per la prima volta da quando si erano incontrati, non ebbe l'ultima parola. Si limitò a voltare il muso con finta superiorità, mentre Zoe, ridacchiando sotto i baffi, si alzò dal letto e scese in cucina.
Il padre era seduto al tavolo, intento a leggere il giornale.
«Buongiorno, tesoro. Dormito bene?»
«Buongiorno, papà. Sì sì!» rispose, accennando un sorriso.
Si sedette a tavola, prese il suo caffellatte e due fette biscottate e ci spalmò sopra della marmellata di ciliegie.
«P-papà!» disse la ragazza con tono preoccupato «Riguardo a ieri... Non verrai seriamente licenziato, vero? E io... potrò ancora venire ad aiutare, giusto?»
«Ma si tesoro... stai tranquilla. Alla fine, quel ragazzo che è intervenuto, ci ha aiutati molto. E il capo sono io, quindi certo che puoi venire ancora. So che non hai fatto nulla di proposito, è stato un incidente. Non devi preoccuparti.»
«P-però. Quella è una mia compagna di scuola la conosco bene... è sicuramente ricca, non vorrei che facesse causa sul serio...»
«Come ti ho già detto, andrà tutto bene. Stai tranquilla, fai colazione e va a scuola» rispose il padre sorridendole.
Durante la colazione, qualcuno bussò alla porta. Zoe andò ad aprire. Era Milly, frizzante come sempre.
«Ehilà! Pronta a sopravvivere a un'altra giornata di noia scolastica?»
«Eh... sì, più o meno. Buongiorno, Milly» rispose Zoe, ancora un po' rintontita.
«Mh... Non mi sembra che tu sia del giusto umore! Dai, andiamo! Così mi racconti cosa ti è successo.»
«Ciao papà! Io vado...» Zoe venne trascinata fuori dalla porta dalla sua amica e, a malapena, riuscì a salutare il padre.
Artù sgattaiolò fuori, dalla finestra della camera di Zoe e le seguì.
Zoe e la sua amica si incamminarono verso scuola.
«Allora?» Milly le diede una leggera spallata. «Hai quella faccia da tipico "dramma esistenziale". Spara.»
La ragazza cercò di sorridere, poi sospirò «Ero al locale ieri, stavo servendo i tavoli e, Matilda con il suo gruppo erano li...»
Milly fece una smorfia. «E già quest'inizio non promette nulla di buono.»
La ragazza balbettò. «I-il bicchiere... dal vassoio si è mosso da solo. E le si è rovesciato addosso.»
«Dai! Non ci credo «E chi è stato questo fenomeno?» chiese Milly.» rispose
Zoe la guardò, seria. «Un "fenomeno paranormale", Milly. Quale parte del "da solo" non hai compreso?»
Seguì un silenzio breve... ma pesante.
«Oh... O-ok, è molto strano ma... Ci deve pur essere una spiegazione logica!» disse Milly, cercando di restare razionale.
«Pensavo fosse a causa dell'amuleto. Che forse si attivasse da solo, non so... Ma Artù mi ha detto di no e, beh. Comunque non era questo il problema, ma...»
«"Ma?"» Milly la fissò.
Zoe abbassò lo sguardo. «Matilda ha iniziato a urlare. Ha detto che l'avevo fatto apposta. Voleva che mi licenziassero. A me e a mio padre...» La sua voce si incrinò appena.
L'espressione di Milly cambiò completamente. I suoi occhi si accesero di rabbia. «Giuro che quella…»
«E poi c'era anche Demian. Ha visto tutto. Si è avvicinato... sembrava volesse dire qualcosa.»
«E…?» aggiunse l'amica, già intuendo la risposta.
Zoe abbassò ancora di più lo sguardo. «Non ha detto niente. Quando Matilda lo ha chiamato... l'ha seguita.»
Si interruppe un istante, poi continuò più piano: «Non lo so. Pensavo... pensavo che fossimo diventati almeno un po' amici.»
«Che idiota... non posso crederci.» Milly si portò una mano sul viso, in segno di rassegnazione.
«Come fa a stare con una persona così meschina? Stavolta ha davvero esagerato. Dopo ciò che è successo durante la lezione... non può comportarsi in questo modo. Se lo prendo…»
Zoe divenne completamente rossa e la interruppe. «M-Milly, non è successo niente a lezione di musica. Niente!»
«Certo Zoe, certo...» mormorò Milly tra sé, ridacchiando
Le ragazze arrivarono a scuola.
Ma Artù si fermò di colpo - Sarà meglio che io non entri là dentro. Troppi ragazzini. Rischierei di essere scambiato per il trastullo della scuola, e non ci tengo affatto. -
Invece Zoe e Milly varcarono il cancello e, non appena entrarono, videro Eva arrivare con Leo vicino agli armadietti.
«Oh-oh, guardali! Mi sa che abbiamo una nuova coppia!» disse Milly all'orecchio di Zoe, dandole una gomitata giocosa sul fianco.
Si avvicinarono alla loro amica. Eva arrossì appena le vide.
«Buongiorno, ragazzi!» dissero Milly e Zoe all'unisono, guardandoli con sguardo sospetto.
«B-buongiorno, ragazze!» rispose Eva, balbettando.
«Allora, le cose sembrano andare bene qui. Dovete forse dirci qualcosa?» domandò Milly con il suo solito tono malizioso.
Eva e Leo diventarono ancora più rossi.
«M-Milly, avanti, smettila! Contieniti, così li metti in imbarazzo» le sussurrò Zoe.
«Ok-ok, scusate. Devo imparare a contenere il mio entusiasmo. Però... siete super carini insieme!»
«Milly!» dissero i tre in coro, con tono polemico.
«Ops...» fece Milly, facendo una smorfia, poi tutti scoppiarono a ridere...
Ma quell'attimo di spensieratezza durò poco.
Dal fondo del corridoio arrivarono Matilda, Clarisse e Vanessa. Avanzavano come su una passerella, i loro passi che scandivano un ritmo altezzoso e sicuro.
Matilda, al centro del gruppo, stringeva una bottiglia di soda tra le dita, le labbra piegate in un sorriso velenoso. Si avvicinarono a Zoe senza dire una parola, mentre il chiacchiericcio del corridoio si spegneva lentamente.
Poi, con una lentezza studiata e crudele, capovolse la bottiglia, rovesciandole addosso tutto il contenuto. Davanti a tutti.
«Ecco qui! Ti ho restituito il favore... piccola cameriera!» disse con la voce tagliente come una lama. «Ti sei messa contro la persona sbagliata.»
Tra la folla, alcuni ragazzi scoppiarono a ridere. Altri rimasero immobili, in un silenzio carico di shock. Eva e Leo erano a bocca aperta, paralizzati dall'assurdità di quel gesto; con Matilda, la cattiveria non aveva bisogno di un pretesto, era puro spettacolo. Milly, invece, era diventata verde dalla rabbia: le mani erano serrate in due pugni bianchi, il corpo teso e pronto a scattare da un momento all'altro.
Poco più distante, vicino agli armadietti, c'era Demian insieme a Ethan e al resto della squadra.
Zoe restò immobile, sentendo il liquido appiccicoso colarle lungo i capelli e il viso. Per un istante infinito sollevò lo sguardo verso di lui. I loro occhi si incrociarono nell'aria pesante del corridoio.
Ma, ancora una volta... lui non mosse un passo. Non disse una parola.
Le lacrime iniziarono a pungere gli occhi di Zoe, offuscandole la vista. Senza emettere un suono, si voltò e corse a perdifiato verso il bagno, sentendo il peso di tutti quegli sguardi addosso.
«Andiamo, Milly...» disse Eva.
Entrambe si voltarono, lanciando un'occhiata di disprezzo verso Matilda, e seguirono Zoe verso il bagno.
Milly, mentre correva, diede anche una spallata a Demian. «I miei complimenti, Demian, davvero...» sussurrò.
Lui non poté replicare. Ma Milly aveva ragione.
Nemmeno lui si aspettava un gesto del genere, anche se sapeva che non era la regina della bontà... Eppure, non riuscì ad agire... non seppe cosa dire né a Milly, né a Zoe, né a Matilda...
Nel bagno, Zoe si appoggiò al lavandino con le mani tremanti, fissando il proprio riflesso di-storto dalle lacrime. Sentì la porta spalancarsi e si asciugò il viso freneticamente con la manica.
«Zoe?!»
Si voltò di scatto: erano le sue amiche, entrate di corsa con il fiato corto.
«Ah, ragazze... siete voi» mormorò lei, con la voce spezzata da un singhiozzo che non riuscì a trattenere.
Milly aprì la bocca per consolarla, ma le parole le morirono in gola. All'improvviso, una luce dorata iniziò a sprigionarsi dalla pelle di Zoe, diffondendosi intorno a lei lieve e silenziosa come un respiro.
Sotto gli sguardi sbalorditi delle tre, accadde qualcosa di stranissimo: le macchie di soda scomparvero nel nulla, come evaporate in un istante. Le fibre del tessuto sembrarono rigenerarsi, tornando asciutte, pulite e stirate, come se la bottiglia di Matilda non fosse mai stata aperta.
Zoe e Milly si guardarono con gli occhi sgranati, il silenzio nel bagno rotto solo dal ronzio quasi impercettibile dell'energia che sfumava.
Eva, rimasta un passo indietro, scosse la testa come per svegliarsi da un sogno. «Ma... Cosa è successo?!»
«Zoe, non è che tu...» Milly tentò di dare voce all'incredibile sospetto che le balenava in testa, ma Zoe la interruppe subito.
«N-no! Io non ho fatto nulla, Milly!» balbettò, facendo un passo indietro e guardandosi le mani come se fossero oggetti estranei.
Eva spostò lo sguardo dall'una all'altra, la confusione che si trasformava in una punta di ferita esclusione. «Ragazze... mi state nascondendo qualcosa? Qualcuna mi spiega che diamine sta succedendo?»
- Driiiiin - suonò la campanella
«N-no, Eva... però ti spiegheremo tutto più tardi» rispose Milly.
Lei le guardò, stringendo le labbra. «Quindi è così. C'è qualcosa di cui sono all'oscuro?»
Zoe fece un passo avanti, esitante. «Sì, ma... Milly lo ha scoperto per caso. Te ne avremmo parlato anche noi, davvero.»
«Sì, certo...» mormorò Eva, poco convinta.
Poi si voltò e si allontanò, dirigendosi verso la classe.
«Aspetta, Eva!» dissero le due amiche all'unisono.
Ma era già andata via. Zoe e Milly si guardarono, rassegnate.
Poi uscirono dal bagno e si incamminarono verso la classe.
Quando entrarono in classe, Matilda rimase di sasso, solo per un secondo.
Zoe era impeccabile. Neanche l'ombra di una goccia di soda.
Ma, ovviamente, non bastò questo a fermarla. «Piaciuta la doccia, ragazzina?» disse con un sorrisetto velenoso.
Metà della classe scoppiò a ridere. Lei si sentì di nuovo sotto i riflettori, imbarazzata.
«Perché non ti rinfreschi tu, piuttosto? Gela un po' di questa cattiveria!» aggiunse Milly, aprendo la sua bottiglia d'acqua sopra la testa di Matilda.
«C-cosa stai facendo, sei pazza!» gridò «Oh! Quanto ti detesto!!» Matilda uscì di corsa dalla classe, con Clarisse e Vanessa che la rincorsero.
Milly fece una smorfia «Quante storie per un po' d'acqua...»
Tutta la classe rise di nuovo.
Milly divenne un idolo. Qualcuno finalmente diede una lezione alla "reginetta della scuola".
La professoressa di storia entrò con un leggero ritardo, poggiando i libri sulla cattedra.
«Buongiorno ragazzi, sedetevi pure.»
Tutti eseguirono, ma l'attenzione fu subito rapita dalla figura che attendeva fuori dalla porta.
«Prima di iniziare, vi comunico che da oggi avrete un nuovo compagno. Vieni pure, entra.»
Il ragazzo varcò la soglia. Aveva i capelli rossi e ribelli e un giubbotto di pelle nera pieno di borchie. Indossava jeans scuri e una catena gli pendeva dal fianco, tintinnando a ogni passo.
Quel rumore metallico era familiare a Zoe...
Aveva un'aria intimidatoria e un modo di fare sicuro, quasi sfacciato. Non sembrava proprio il tipo con cui scherzare…
Continua...
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