Storia · capitolo 10

- Note in disaccordo -

Artemys di dblackangel

Fortunatamente i corridoi erano vuoti: gli studenti erano tutti nelle rispettive classi, intenti a seguire le lezioni. Le uniche a gironzolare erano Milly e Zoe, seguite dall'entrata scenica di Artù.

«Z-zoe! Quel gatto ha appena...» balbettò Milly, con gli occhi spalancati e la voce incrinata.

«SH!» Zoe la zittì coprendole la bocca, poi la trascinò con sé nel bagno delle ragazze.

Artù le seguì con passo svelto, la coda dritta e lo sguardo infastidito.

«Abbassa la voce, ti prego» sussurrò Zoe.

«Piantala... Non serve tutto questo dramma, ragazzina dai polmoni d'oro» sbuffò Artù, arrampicandosi sul lavandino.

Milly balzò all'indietro, piantandogli contro un dito tremante.

 «H-ha parlato di nuovo! Cos'è, un demone? Un mostro? Un—»

«Un povero sciagurato! Ecco cosa sono...» la interruppe lui con una punta di scherno. «Il mio nome è Artù: Gatto, guardiano della magia, a quanto pare, e causa d'infarti improvvisi.»

«M-ma cos'è... come fa a parlare, e che cosa sta dicendo, non capisco!»

Zoe sospirò. Per evitare che Milly avesse un'altra crisi, tirò fuori l'amuleto da sotto la felpa, intenta a volerle rivelare tutto. Il pendente emanava una luce tenue. «Non volevo parlarne, è una lunga storia. Ma...» mormorò Zoe, stringendo il ciondolo. «Milly, devi sapere che...»

«C-cos'è quello?» chiese Milly, ancora sconvolta.

«Un amuleto. L'ho trovato qui a scuola... in un passaggio segreto. Insieme al gatto di fronte a te» Spiegò, scuotendo la testa. «È veramente complicato da spiegare.»

«"Complicato" è dir poco» commentò Artù.

«Ti spiegherò tutto dopo, davvero...» disse Zoe con tono deciso. «Ma adesso promettimi che resterai calma. E che non urlerai più.»

Milly deglutì, pallida. «V-va bene... ma se quel gatto mi parla ancora, giuro che scappo dalla finestra.»

Artù sorrise. «Confido che le vostre doti nel salto superino di gran lunga la vostra grazia nel portamento, allora.»

«Zoe... ti prego, fallo smettere» sussurrò Milly, nascondendosi dietro la sua amica, terrorizzata.

«Andiamo, Artù. Ora basta» intervenne Zoe, per poi afferrare Milly per il braccio. «Noi abbiamo lezione. Tu fai il bravo e cerca di non farti vedere da nessun altro.»

«Aspetta Zoe, io dovevo dirti una cosa importa...» iniziò Artù. Ma le ragazze erano già uscite, e lui non poté far altro che sospirare.

«Zoe... Devi raccontarmi tutta questa storia dopo scuola...» esclamò Milly, cercando di stare al passo dell'amica.

«Sì, lo so! Ma ora non pensarci, andiamo in classe...» rispose Zoe, quasi senza fiato.

Si diressero in fretta verso l'aula dove le attendeva il professor Oliver. «Accidenti, spero solo che il professore non sia andato su tutte le furie per questo ritardo...» mormorò.

«Ma figurati!» rispose la sua amica con un sorriso. «Gli farai dimenticare l'orologio non appena inizierai a suonare. Con quelle tue manine d'oro, lo incanterai!»

Zoe rise alla battuta della sua amica, ma fu per lo più una risata nervosa, anche perché, più tardi, avrebbe dovuto spiegarle tutto ciò che era successo prima.

Arrivarono davanti all'aula dove Matilda e il Professor Oliver le stavano aspettando. Le ragazze aprirono la porta, e lui si voltò verso di loro.

«Ah, finalmente! Eccovi. Zoe, ti stavamo aspettando.»

Veramente io non stavo aspettando proprio nessuno, tantomeno lei... pensò Matilda.

La ragazza si bloccò sulla soglia. «S-scusi se ci abbiamo messo tanto, professore... Noi...»

«Non importa!» rispose il professor Oliver, scuotendo leggermente il capo. «Matilda pare che abbia dei seri problemi a capire cosa significhi "lavoro di coppia". E ho bisogno di te... Milly, tu prendi la chitarra e segui Zoe. Iniziate pure quando volete.»

Zoe deglutì, ma Milly le diede una pacca sulla spalla. «Vai, mostriamo a quella serpe che cosa sappiamo fare» le sussurrò.

La ragazza si sedette alla postazione dove era poggiata la tastiera di Matilda. Le dita le tremarono appena, poi cominciarono a muoversi sui tasti. Le prime note riempirono la stanza come una brezza, e presto la melodia divenne intensa e carica di emozione. Milly con la sua chitarra la accompagnò, seguendo il suo ritmo e creando un'armonia perfetta.

Matilda incrociò le braccia. Il suo sorriso di sfida si spense, sostituito da uno sguardo gelido, pieno di rabbia. Quando le ultime note svanirono, il professore applaudì.

«Ecco, questo sì che è un lavoro di squadra: coordinazione, tecnica e ascolto reciproco. Matilda, prendi nota, è così che si fa.»

La reginetta distolse lo sguardo senza rispondere, con la faccia inorridita. La campanella suonò e lei uscì senza accennare una parola.

Milly scoppiò a ridere. «Hai visto la sua faccia? Epica!»

Zoe rise piano, poi sentì un accenno di senso di colpa. «Però... Non volevo metterla in imbarazzo...»

«Non l'hai messa in imbarazzo. Hai solo brillato, perché hai talento. E l'hai messa al suo posto» replicò la sua amica.

Uscirono insieme dalla classe e, alla fine del corridoio, Zoe vide Demian che stava uscendo dalla loro aula di esercitazione.

«Oh! Aspettami qui Milly...» disse, correndo veloce verso il ragazzo. Milly la guardò con stupore e sorrise.

«Ehi... Ehm, volevo scusarmi per... Perché ci ho messo tanto e non sono più tornata» mormorò Zoe, guardando verso il basso.

Demian sollevò una mano, come se volesse dirle qualcosa senza usare le parole, e con un gesto esitante le avvicinò un dito al mento, sollevandole dolcemente il viso per incrociare il suo sguardo. «Ma no, non devi scusarti. Era stato il professore a—»

Non ebbe il tempo di finire la frase, né di sfiorarla del tutto. Matilda sbucò alle loro spalle come un'ombra improvvisa. Senza degnare Zoe di uno sguardo, si insinuò tra i due, spezzando bruscamente quel contatto. Allacciò il proprio braccio a quello di Demian con una stretta possessiva.

«Didì, eccomi! Andiamo, non stare qui a perdere tempo con le futilità» disse, accentuando il tono dolce ma palesemente velenoso. Poi si voltò, trascinandoselo dietro senza dargli il tempo di replicare.

Prima di sprezzare dietro l'angolo, Demian si voltò verso Zoe. I suoi occhi la cercarono un'ultima volta...

«Beh...» sospirò Milly. «Quello sguardo vale più di mille parole.» Zoe abbassò il capo, cercando di nascondere un piccolo sorriso.

Le ragazze si voltarono per dirigersi verso gli armadietti, ma Zoe urtò qualcuno.

«Ahi— M-mi scusi!» Alzò lo sguardo... e rimase interdetta. «Professore...»

Era il professor Corbin. «Scusami tu, signorina» disse lui con gentilezza. «Ti sei fatta male?»

«N-no... sto bene» balbettò.

«Il "Corvo" che si scusa ed è gentile... Questo sì che è strano» le sussurrò Milly all'orecchio.

L'uomo sorrise, fingendo di non aver sentito. L'amica trattenne una risata, per poi ricomporsi.

«Oh! S-scusi ancora, professore— Arrivederci...» Zoe abbassò lo sguardo e arrossì.

Il professore fece un cenno e si allontanò. Milly e Zoe si diressero, invece, dalla parte opposta del corridoio; ma una voce, da lontano, le raggiunse.

«Ehi! Ragazze!» Era Eva, con i libri stretti al petto. «Com'è andato oggi il lavoro in coppia? Io ero con Vanessa... lasciamo perdere. Credo di aver sviluppato un'allergia.»

Milly scoppiò a ridere. «Un'allergia? Fammi indovinare: hai fatto tutto da sola?»

Eva sospirò, esausta. «Peggio. Ho dovuto rispiegarle ogni cosa tre volte. Tre. E poi mi guardava e diceva: "Ah, quindi devo iniziare dopo di te?"» La ragazza scosse la testa. «Il tempo, il ritmo, l'attacco... Era come se stesse aspettando un segnale cosmico.»

Zoe si mise una mano sulla fronte. «Oh, povera Eva, non ti invidio per niente...»

«Solidarietà totale» annuì Milly, con un ghigno. «Noi invece abbiamo appena assistito alla morte artistica di Matilda. È stato... meraviglioso.»

Eva sgranò gli occhi, e per un attimo il suo sguardo guizzò da Milly a Zoe, tradendo una nota di velata malinconia. «Cosa, sul serio?!»

Zoe arrossì leggermente. «Beh, Milly sta esagerando... Abbiamo solo suonato insieme.»

«Insieme?» replicò Eva, un po' colpita, stringendo i libri al petto. Guardò Milly, inclinando la testa con un sorriso sottile. «Ma Milly, non eri in coppia con Matilda?»

L'amica scosse la testa con un sorriso entusiasta. «Sì... ma! Oggi con Zoe. In perfetta armonia!» precisò. «Il professore ci ha fatto suonare insieme, ed è rimasto soddisfatto! Matilda era diventata completamente verde dalla rabbia.»

Eva si portò una mano alla bocca per trattenere una risata, scacciando quella leggera nota di gelesia. «Davvero? Oh cielo, avrei voluto tanto esserci per vedere la faccia che ha fatto!»

Zoe abbassò lo sguardo, giocherellando nervosamente con la tracolla dello zaino. «Non volevo metterla in difficoltà, però...»

L'amica la guardò con dolcezza. «Zoe, non hai fatto niente di sbagliato. Anzi, le hai mostrato cosa significa davvero lavorare in squadra.»

Milly annuì. «Esatto. Cosa che per lei è praticamente impossibile. Anche se spero davvero che la prossima volta si dia una regolata...»

Eva si sistemò meglio i libri tra le braccia, ridacchiando. «Beh, se Matilda dovesse cambiare, sarebbe davvero un evento paranormale!»

Dopo quella frase, Milly si irrigidì di colpo, sbarrando gli occhi. «Perché dici "paranormale"?» sbottò, con la voce leggermente troppo alta. «A-anche tu hai sentito...?!»

Eva la fissò, completamente confusa. «Anche io cosa? Di che stai parlando, Milly?»

«Ma-ma no, niente!» intervenne subito Zoe con una risatina nervosa. «Stava scherzando. Sai com'è fatta Milly...» Poi la prese da parte e le sussurrò all'orecchio: «Era solo un modo di dire.»

Eva chiuse il suo armadietto. «Beh sì, è vero. Ragazze, io devo andare. Ho promesso a Leo che l'avrei aiutato con delle ripetizioni di matematica.»

«Sì, certo... "ripetizioni"» ripeterono all'unisono Milly e Zoe, con un sorriso malizioso.

«Oh, avanti, smettetela!» borbottò Eva arrossendo, mentre si avviava verso la biblioteca. Le salutò un'ultima volta con un cenno della mano. «Ci vediamo domani!»

Zoe e Milly ricambiarono il saluto e si diressero verso l'uscita. Nascosto dietro una siepe, fuori scuola, spuntò un piccolo muso familiare.

«Artù, perché sei ancora qui? Qualcuno avrebbe potuto vederti!» sussurrò Zoe. Il gatto balzò verso di loro con un miagolio felice.

«Eh... Eccolo di nuovo, il "mostro parlante"?» esclamo Milly, nuovamente sotto shock.

«Vi prego, risparmiami questa scenata. Nessuno si è accorto della mia presenza...» rispose con un tono spavaldo e annoiato. Poi lanciò un'occhiata a Milly. «E tu, ragazzina dalla chioma bizzarra, cerca di darti un contegno. Vi ho aspettate per spiegare io cosa è successo.»

Per tutto il tragitto verso casa, Milly non smise un attimo di bombardarla di domande.

«Quindi, tu parli davvero? Ma è incredibile! Come fai? E... da dove vieni?»

Zoe e Artù si guardarono. «La faccenda è piuttosto lunga» rispose il gatto. «Avrai le tue risposte una volta tornati a casa. Ora, muoviamoci!»

Quando arrivarono davanti al cancello, Zoe guardò Milly seriamente. «Ehm... tu ovviamente fai finta di niente» mormorò, abbassando la voce. «Mio padre... non sa che...»

Zoe aprì la porta ed entrarono.

«Zoe?» la voce di suo padre arrivò dal soggiorno. «Sei tornata!» Si fermò vedendo la sua amica. «Oh! Abbiamo ospiti.»

La figlia accennò un sorriso. «Sì papà! Lei è Milly, l'amica di cui ti ho parlato.»

«Piacere!» disse lui con entusiasmo. «Io sono Richard.»

«Piacere, signor Richard!» rispose Milly, sorridente.

«Vuoi qualcosa da bere? Un succo, una bibita...?»

«Oh, sì, va benissimo un succo, la ringrazio!»

«Perfetto, arrivo subito!» disse Richard, dirigendosi verso la cucina. Intanto fece cenno alle ragazze di accomodarsi.

Poi tornò con due bicchieri di succo di frutta alla pesca, porgendoli alle ragazze, e si sedette. Le ragazze sorrisero. «Grazie!»

«Allora, Milly! Zoe mi ha detto che il vostro incontro è stato... un "incidente"?»

«Il primo giorno... sì! Io e Zoe ci siamo scontrate per il corridoio.»

Scoppiarono a ridere solo a ripensarci.

«Ah, tipico di Zoe!» rise anche lui. «Allora, oggi invece... è andata bene a scuola?»

Zoe sospirò. «Mh, sì...» disse esitante.

«Oh... perché lo dici in quel modo?» chiedeva lui, divertito, incrociando le braccia.

«Diciamo che... è stato movimentato» rispose la figlia, lanciando un'occhiata veloce ad Artù.

Milly trattenne una risata. «Sì, direi decisamente troppo.»

Il padre annuì, curioso. «Beh, Milly... se sei sopravvissuta insieme a lei, devi essere davvero una ragazza paziente! Non è da tutti.»

«Papà!» lo rimproverò Zoe, imbarazzata. Lui rise. «Che c'è? Non ho forse ragione? Sei sempre così distratta!»

«A dire il vero, penso sia il contrario... è lei ad essere paziente con me!» disse Milly.

Risero tutti e tre, mentre Artù restava in disparte con una faccia decisamente apatica. Le ragazze posarono i bicchieri sul tavolo.

«Comunque, sono contento che Zoe abbia già fatto amicizia. Non è facile cambiare città, scuola...» Zoe abbassò leggermente lo sguardo, poi accennò un sorriso.

Milly la guardò per un attimo, più seria. «Non è da sola. Ci sono io... e anche Eva. Zoe è in buonissima compagnia» disse, prendendo la mano dell'amica.

Per un secondo calò un silenzio. Richard sorrise dolcemente. «Mi fa piacere sentirlo.» Poi prese i bicchieri vuoti e si alzò per riportarli in cucina. «Bene! Ora vi lascio alle vostre... "faccende" da ragazze» fece un occhiolino.

La figlia colse subito l'occasione. «Beh... noi saliamo in camera, papà!»

«Ma certo! Andate» disse sorridendo.

«Grazie, papà di Zoe!» aggiunse Milly.

Le due si alzarono e Zoe fece cenno alla sua amica. Insieme salirono le scale, con Artù che le seguiva silenzioso. Si diressero nella camera della ragazza. Zoe poggiò l'amuleto sul letto e un riflesso dorato illuminò le coperte.

«Bene. Eccoci qui. È l'ora della verità» disse Milly con un pizzico di sarcasmo. «Avanti, raccontatemi. Cos'è successo? Hai detto che a scuola c'è... un "passaggio segreto"?»

«Esatto... proprio dietro gli armadietti. La tua amica, con la sua curiosità, è riuscita a scendere laggiù e ha trovato l'amuleto che vedi lì. E anche me... Da una parte è stata una fortuna, almeno per me.»

Zoe e Milly si scambiarono uno sguardo inquieto.

«"Almeno per te"? Perché?» chiese Milly, prendendo in mano l'amuleto per vederlo meglio. «E quest'amuleto invece, cos'è?»

«Milly, so che ti sembrerà assurdo, ma... è magico. Quando è caduto si è aperto. È uscito un fascio di luce che ha colpito una statua, e quella statua era Artù. Il gatto che hai davanti a te» spiegò Zoe alla sua amica.

Milly la guardò come se avesse visto un fantasma. Rimase a bocca aperta e poi urlò: «Che cosa, Zoe? Ma mi stai prendendo in giro? Com'è possibile? Era una statua? Quel gatto era una—»

«Ehi, adesso datti una calmata, "ragazzina stramba". E respira...» disse Artù. «Tra l'altro, c'è un dettaglio che dovresti conoscere... Io, in realtà, sono un umano.»

Milly fu quasi sul punto di svenire. Poi afferrò Zoe per le spalle, scuotendola. «Ok, amica mia. Qui la situazione è più grave del previsto... Sicura che non siamo impazzite?! Cosa c'era dentro quel succo che ci ha dato tuo padre?»

Zoe trattenne una risata, poi si ricompose. «I-io non so cosa dirti Milly, penso sia stato quell'amuleto. Si è aperto dopo che è caduto a terra, e...» le rispose con la voce tremante.

«Ottimo. E se provassimo a ritirarlo per terra per vedere che succede?» ghignò Milly, afferrando l'amuleto e minacciando di scagliarlo giù.

«Ferma Milly!! Non osare—» Zoe rise e le tolse l'amuleto dalle mani. «Scherzi a parte... qui dobbiamo capire come fare per far tornare Artù come prima...»

La sua amica tornò seria. «Dobbiamo dirlo ad Eva... È nostra amica ed è intelligente. Può darci una mano a capire cosa sta succedendo.»

Zoe esitò. «Forse sì... Ma non vorrei finire con il coinvolgere troppe persone in questa storia, ho paura...»

«Zoe ha ragione, sarebbe saggio non farne parola con altri...» disse il gatto, scuotendo leggermente la coda. «Tutto questo deve restare tra noi, chiaro?»

Milly sbuffò leggermente, ma poi sorrise. «Va bene! Manterrò il segreto e vi aiuterò con questa ricerca... Ma ora devo proprio andare. Zoe, noi ci vediamo domani! E ciao, "gatto umano parlante"» gli fece l'occhiolino e poi uscì dalla stanza.

«Tsk...» rispose la creatura.

Non appena la porta si chiuse, lasciando Zoe e Artù nel silenzio della stanza, l'atmosfera cambiò di colpo. Il gatto si fece serio, le orecchie scattate in avanti. Sospirò, guardando la ragazza dritto negli occhi.

«C'è un'altra cosa, Zoe... Prima ho visto qualcuno aprire gli armadietti e scendere nei sotterranei...»

La ragazza si spaventò, sentendo un brivido freddo lungo la schiena. «C-come? Chi—»

Provò a chiedere, colta da un'improvvisa ansia, ma proprio mentre Artù aprì la bocca per provare a raccontarle i dettagli di quello che aveva visto, dei colpi leggeri alla porta li interruppero. Il gatto tornò immobile in un istante, fingendosi un normale felino domestico.


La porta si aprì e apparve il signor Richard, con la giacca addosso. «Zoe, io sto uscendo, vado al locale!»


Zoe guardò Artù con la coda dell'occhio. Poi scosse la testa: aveva bisogno di distrarsi. «Oh, papà! Vengo con te, aspettami! Ci vediamo dopo, Artù!» sussurrò prima di uscire e chiudere la porta.


Al locale la serata filò liscia. Tra i tavoli da spareggiare e il via vai dei clienti, Zoe riuscì finalmente a staccare un po' la spina da tutto quel caos magico, anche se lo sguardo di Demian e le frecciatine di Matilda continuavano a ronzarle in testa.


Zoe e suo padre tornarono a casa di sera, abbastanza presto; una volta in camera, la ragazza si mise d'impegno e finì di fare alcuni compiti rimasti in sospeso. Poi, sfinita dalla giornata stressante, si addormentò direttamente sulla scrivania...


Quella notte, però, il riposo durò poco. La sua mente la trascinò in un sogno strano, sospeso nel tempo.


Si trovava in un luogo indefinito, completamente avvolta da una nebbia scura. All'improvviso, l'amuleto che portava al collo iniziò a brillare, sprigionando una luce d'oro calda, intensa e purissima, che squarciò il buio intorno a lei.


Fu in quel momento che la sentì. La voce di una donna. Melodiosa e lontana. Iniziò a chiamarla per nome. «Zoe...» ripeté più volte.


La ragazza si voltò, si guardò intorno, ma la donna non c'era. Nonostante la stranezza, Zoe non provò paura; sentì anzi una profonda e rassicurante sensazione di calore che le avvolse il cuore.


Zoe si svegliò di soprassalto, aprendo gli occhi nel buio della camera, con quel richiamo che le risuonava ancora nella mente come un'eco.


- Accidenti, sembrava così reale... -


Continua...

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