- Un Nuovo Inizio -
Seduta sul sedile posteriore, Zoe guardava il panorama scorrere veloce. I capelli rossi le incorniciavano il viso, mettendo in risalto i suoi occhi verdi, nei quali si mescolavano curiosità e una sottile inquietudine.
Al volante, suo padre Richard guidava con calma. Era un uomo dai capelli scuri, sempre in ordine, con un sorriso dolce capace di tranquillizzarla nei momenti di confusione.
Zoe tornò a guardare le nuvole che passavano oltre il finestrino, pensando alla vecchia casa e a tutto ciò che si era lasciata alle spalle.
La loro destinazione era Moonridge.
Il motivo del viaggio era The Corner, una locanda di cui Richard sarebbe diventato il responsabile. Per entrambi era un'occasione importante, forse l'inizio di qualcosa di nuovo.
Eppure, Zoe aveva una strana sensazione. Come se quella città la stesse aspettando.
E poi c'era il pensiero più grande, quello che sovrastava tutto il resto: la Royal Stage Academy.
Una scuola per futuri artisti. Il palcoscenico dei suoi sogni e, allo stesso tempo, un mondo completamente nuovo da scoprire.
Nuovi compagni. Nuove strade. Una nuova vita.
«Allora, emozionata?»
La voce di suo padre, gentile e affettuosa, scivolò nell'abitacolo, rompendo quel silenzio che si era fatto quasi glaciale.
«Un po'... ma credo di essere più nervosa che altro» rispose la figlia, voltandosi a guardarlo.
«È normale. Nuova città, nuova scuola, gente mai vista... ma tu saprai cavartela, come sempre.»
Richard le rivolse uno dei suoi sorrisi infallibili.
Zoe accennò a un mezzo sorriso, giocando con una ciocca dei suoi capelli rossi.
«Mh. Nuova città, nuova scuola... e magari anche una nuova me?»
«"Nuova te", eh? Mi piace come suona» ridacchiò lui, senza distogliere gli occhi dalla strada. «Spero solo che la vecchia Zoe non sparisca del tutto. Sai, a me quella ragazza piace parecchio.»
«Magari proverò a tenere il meglio di entrambe, dai!»
La tensione nelle sue spalle si sciolse. La risata che seguì fu il primo suono davvero normale da quando avevano lasciato la loro vecchia città.
L'auto svoltò.
Un grande cartello di legno intagliato diede loro il benvenuto ufficiale:
BENVENUTI A MOONRIDGE
Le ruote si fermarono davanti a una villetta dal tetto spiovente, su due piani, circondata da un piccolo giardino. Non era grande come una reggia, ma aveva un aspetto accogliente.
Zoe scese dall'auto con il cuore diviso: da una parte era entusiasta per ciò che l'aspettava, dall'altra sentiva ancora la nostalgia per quello che si era lasciata alle spalle.
Appena entrata, fu colpita dall'odore forte della vernice fresca. La casa era quasi vuota e un silenzio strano riempiva le stanze, rotto solo dai loro passi sul pavimento lucido.
Nel bagagliaio, gli scatoloni racchiudevano tutta la loro vita passata, pronti per essere aperti e sistemati nella nuova casa.
«Beh, non sarà Versailles, ma con un paio di cuscini e una bella pizza fumante, il gioco è fatto! Almeno per stasera...!» esclamò Richard, rompendo il vuoto delle stanze.
Zoe scoppiò a ridere.
«Mi hai ufficialmente salvata dai fornelli, quindi approvo! Mi va benissimo.»
«Eh sì, per oggi ti salvi, signorina! Ma lo sai che da domani avrò bisogno della mia aiutante numero uno.»
Zoe rise di nuovo, ma i suoi occhi furono attirati da qualcosa oltre il vetro della finestra.
Si avvicinò e rimase senza fiato.
Oltre il confine della loro nuova casa, si stagliava una struttura luminosa ed elegante, che sembrava quasi brillare di luce propria.
«È quella, papà?!»
«Sì, tesoro. Quella sarà la tua scuola. Allora, che te ne pare?»
La Royal Stage Academy era enorme. Maestosa. Con le sue linee architettoniche ricercate e quell'aura di prestigio, non sembrava un liceo, ma quasi un castello.
«È bellissima...» mormorò Zoe.
L'entusiasmo svanì in un soffio, sostituito da una morsa allo stomaco.
«Ma... ne sarò davvero all'altezza? Ho paura di non riuscire a trovare il mio posto in mezzo a così tante persone piene di talento.»
Abbassò lo sguardo, sentendosi piccola davanti a quella grande costruzione.
Richard le si avvicinò e le posò una mano sulla spalla.
«Se non riesci a trovare il tuo posto, Zoe, sai cosa devi fare? Devi crearlo. Puoi fare tutto. Sei la mia bambina e non hai nulla da invidiare agli altri.»
Zoe tornò a sorridere, grata per quelle parole.
Mentre guardava l'edificio, provava emozioni contrastanti. Eppure, nonostante la paura, sentiva una strana energia scorrerle dentro.
Per la prima volta dopo tanto tempo, ebbe la certezza che la sua vita stava per cambiare davvero.
Il mattino seguente, Zoe si svegliò con il cuore che batteva forte.
La luce del sole entrava tra le tende e, per un istante, rimase immobile a guardare un soffitto che ancora non conosceva bene.
Poi capì tutto d'un tratto.
Era il suo primo giorno di scuola.
Dopo aver fatto colazione quasi senza sentire il sapore del cibo, si vestì in fretta. Jeans scuri, una felpa semplice e le sue solite scarpe da ginnastica.
Non voleva sembrare troppo appariscente, ma i suoi capelli rossi sembravano avere altri piani: brillavano sotto la luce del mattino.
Richard la lasciò davanti al cancello con un ultimo sorriso e un cenno della mano.
Quando l'auto di suo padre si allontanò, Zoe rimase sola davanti all'edificio.
Il grande cancello e le mura eleganti della Royal Stage Academy trasmettevano un senso di importanza che metteva un po' di soggezione.
Zoe fece un respiro profondo, strinse forte la tracolla dello zaino e varcò la soglia.
L'atrio era pieno di vita.
L'aria vibrava di energia, carica di sogni e ambizioni. Intorno a lei, centinaia di studenti ridevano, parlavano o suonavano.
Era un mondo dove l'arte non era un passatempo, ma il respiro di tutti.
Zoe si sentiva come una piccola barca in un oceano in tempesta. Camminava smarrita, cercando di orientarsi tra i corridoi infiniti e i soffitti decorati.
All'improvviso, da un angolo del corridoio...
SBAM!
L'impatto fu secco.
Una ragazza le piombò addosso come un ciclone. Zoe perse l'equilibrio e cadde a terra insieme all'altra, mentre i fogli volavano ovunque.
«Scusami tanto! Non ti avevo proprio vista!» esclamò la sconosciuta, precipitandosi ad aiutare Zoe a rialzarsi.
«No, scusami tu! È stata colpa mia... sono così distratta, perdonami!» rispose Zoe, chinandosi subito per raccogliere i fogli.
Mentre li recuperava, alzò lo sguardo.
La ragazza davanti a lei sembrava un'esplosione di colori: capelli biondi con ciocche rosa e azzurre, due treccine che le incorniciavano il viso e grandi occhi marroni pieni di energia. Anche i suoi vestiti erano allegri e vivaci, in netto contrasto con la semplice felpa di Zoe.
«Sei nuova? Non ti ho mai vista in giro!» disse la ragazza, guardandola con curiosità.
Si alzò di scatto e le tese la mano con un grande sorriso.
«Sono Milly! Molto piacere e benvenuta nel caos!»
«Io... sono Zoe. E sì...» rispose Zoe, porgendole i fogli. «Scusami ancora per il disastro, davvero...»
«Ma no, tranquilla! È stata colpa mia. Temevo di essere in ritardo» rispose Milly, agitando i fogli in aria. «Stavo ripassando una delle mie canzoni e non mi ero resa conto dell'orario. Voglio assolutamente un assolo quest'anno... AH! Sono in crisi!»
Zoe non poté fare a meno di ridere.
L'energia di Milly era contagiosa.
«Beh, mi sembri super determinata. Sicuramente ce la farai! Io invece... credo di essermi già persa. Questa scuola è un labirinto. Sto cercando gli armadietti, mi hanno assegnato il... 114!» disse, leggendo il numero sul telefono. «Ma non so da che parte girarmi...»
«Oh, ma ti accompagno io! Il mio è proprio lì vicino, vieni!» rispose la ragazza, facendole cenno di seguirla. «Ti capisco perfettamente, sai? Io mi perdo ancora adesso. A momenti mi serve il navigatore anche solo per trovare il bagno!»
Le due ragazze si incamminarono e, tra una battuta e l'altra, la tensione di Zoe iniziò a sciogliersi.
C'era già una strana, naturale sintonia tra loro.
Arrivarono davanti alla sfilata di armadietti.
Poco più in là, intenta a sistemare i libri con una precisione millimetrica, c'era un'altra ragazza.
«Oh, Eva! Buongiorno!» esclamò Milly, fiondandosi verso di lei.
Eva si voltò con un portamento calmo, quasi in contrasto con l'iperattività di Milly.
«Ti presento Zoe, è nuova! L'ho "abbattuta" in corridoio, ma è sopravvissuta!»
Le ragazze si misero a ridere.
Zoe le tese la mano.
«Molto piacere, Eva!»
«Piacere mio, Zoe. Benvenuta!» rispose la ragazza con un sorriso accogliente, stringendole la mano con gentilezza.
Quella ragazza aveva un'eleganza tranquilla che contrastava con l'esuberanza di Milly. La pelle ambrata, i capelli scuri pieni di ricci raccolti in due chignon e gli occhiali sottili le davano un'aria composta. Anche il modo di vestire era molto più formale, quasi come se avesse scelto ogni dettaglio con estrema cura.
Zoe fece fatica a credere che fossero amiche, visto quanto erano diverse.
Eppure, guardandole, ebbe la sensazione che fosse proprio quella differenza a renderle perfette insieme: un equilibrio tra caos e ordine.
«Allora Zoe, dicci, in che classe sei?!» chiese Milly, incapace di stare ferma.
«La 2°A... Sapete dov'è?»
«Ah! Siamo in classe insieme... Tutte e tre!» esclamò Milly, saltellando di gioia e stringendole entrambe in un abbraccio collettivo.
Eva scosse la testa, divertita, ormai abituata all'esuberanza dell'amica, e rivolse a Zoe un'occhiata di scusa che sembrava dire: È fatta così, prendila com'è.
Zoe ricambiò il sorriso, sentendosi per la prima volta meno sola.
Ma quell'attimo di euforia fu spazzato via in un istante.
Il corridoio sembrò cambiare improvvisamente atmosfera.
Le risate e le conversazioni si fecero più sommesse, mentre diversi studenti si voltavano nella stessa direzione.
Zoe seguì i loro sguardi.
Tre ragazze stavano avanzando verso di loro con passo sicuro, come se quel corridoio appartenesse a loro.
Al centro camminava una ragazza dai capelli biondo platino, perfettamente acconciati, e dal trucco impeccabile. Indossava abiti che sembravano costosi anche a distanza e aveva un'aria talmente sicura di sé da far sembrare tutti gli altri quasi invisibili.
Ai suoi lati camminavano altre due ragazze.
Una aveva i capelli scuri, lisci, con una frangia geometrica e un'espressione seria, quasi impassibile.
L'altra aveva capelli rosso ramato e mossi e, a differenza delle sue compagne, sembrava avere qualcosa di più vivace nello sguardo.
Zoe si chinò leggermente verso Milly ed Eva.
«Ehm... chi sono loro?» domandò sottovoce.
Milly seguì il suo sguardo e il suo sorriso si spense quasi immediatamente.
«Oh.»
Fece una pausa, come se stesse cercando il modo migliore per spiegarglielo.
«Quelle sono le persone che dovresti assolutamente evitare se vuoi arrivare viva alla fine dell'anno.»
Eva le lanciò un'occhiata esasperata.
«Milly.»
«Che c'è? Non ho detto niente di falso.»
Zoe tornò a guardare il trio, incuriosita.
«Quella al centro è Matilda» disse Eva, abbassando leggermente la voce. «È una delle ragazze più conosciute della scuola. E diciamo che... è meglio non attirare la sua attenzione.»
«Soprattutto se non vuoi essere il suo prossimo bersaglio» aggiunse Milly.
«E le altre due?»
«Quella con i capelli scuri è Clarisse» continuò Eva, indicando discretamente la ragazza alla destra di Matilda. «È sempre con lei.»
«E l'altra è Vanessa» continuò Milly. «Anche lei fa parte del loro gruppo.»
Zoe annuì lentamente, osservandole mentre si avvicinavano.
Non sapeva spiegare il motivo, ma c'era qualcosa nel modo in cui tutti sembravano reagire alla loro presenza che le metteva a disagio.
Matilda non aveva ancora detto una parola, eppure sembrava già essere riuscita a dominare l'intero corridoio.
Quando arrivarono davanti a loro, Zoe sentì un brivido lungo la schiena.
Matilda si fermò proprio davanti a lei.
Per qualche secondo non disse nulla.
Si limitò a squadrarla dall'alto in basso, soffermandosi sui suoi capelli rossi con un'espressione di puro e gelido disgusto.
Poi le labbra si piegarono in un sorriso velenoso.
Il volto di Matilda si alterò, tradendo una profonda irritazione. I suoi occhi azzurri brillarono di una luce pericolosa e stava per replicare con qualcosa di decisamente più pesante...
Ma prima che potesse farlo, il brusio del corridoio si spense improvvisamente.
Zoe si voltò, confusa.
Una donna stava avanzando verso di loro.
Doveva avere poco più di quarant'anni e aveva un'eleganza severa che la faceva sembrare quasi fuori posto in mezzo agli studenti. I lunghi capelli castani erano raccolti in uno chignon così perfetto da sembrare scolpito, mentre il completo nero fumo che indossava sembrava assorbire la luce circostante.
Non disse ancora nulla, ma la sua sola presenza fu sufficiente a far calare un silenzio quasi innaturale nel corridoio.
Zoe si chinò leggermente verso Eva.
«Chi è?» domandò sottovoce.
Eva non distolse gli occhi dalla donna.
«La preside.»
Milly si sporse appena verso Zoe e aggiunse, con un tono molto più basso del solito:
«La signora Brown. E fidati, non vuoi mai essere chiamata nel suo ufficio.»
Zoe deglutì.
«Così terribile?»
«Diciamo che quando sorride, di solito è peggio» mormorò Milly.
Eva le lanciò un'occhiata esasperata.
«Milly.»
«Che c'è? È la verità.»
La donna si fermò davanti al gruppo.
«Allora... che succede qui? Perché c'è tutta questa confusione nei corridoi...?»
La sua voce era calma, ma tagliente.
Dietro le lenti sottili dei suoi occhiali, i suoi occhi plumbei squadrarono il gruppo, finché non si posarono su Zoe.
La signora Brown si bloccò, indugiando un secondo di troppo.
Per un istante, il baccano del corridoio sembrò svanire.
La donna parve percepire qualcosa di insolito attorno alla ragazza. Un'anomalia che non riusciva a identificare.
Le sopracciglia si contrassero appena.
Non disse nulla, ma continuò a fissarla con un'intensità che fece venire a Zoe i brividi.
Matilda si affrettò a sfoderare il suo sorriso più mellifluo per rompere quell'insolito silenzio.
Con un movimento fluido e forzato, passò un braccio intorno alle spalle di Zoe, stringendola a sé come a voler recitare la parte della studentessa perfetta.
«Niente, signora Brown. Stavamo solo dando il benvenuto... alla nuova alunna» rispose Matilda.
La sua voce era una melodia forzata che grondava ipocrisia.
La preside distolse a fatica lo sguardo da Zoe, tornando alla sua maschera di fredda severità. Squadrò il resto del gruppo, per nulla convinta.
«Sì, sì... Tutto questo è molto carino, signorina Matilda. Ma non tollero disordini nei corridoi. Questa è una scuola d'arte, ma resta pur sempre un istituto di rigore. Signorina Ashbrook, benvenuta. I suoi moduli cartacei le verranno consegnati al più presto. Adesso, filate tutte subito in classe.»
«S-sì, signora preside!» risposero quasi in coro, con una fretta che tradiva il timore che quella donna incuteva in chiunque.
Mentre si avviavano verso l'aula, Zoe sentì ancora addosso quell'aura gelida.
Un brivido le risalì lungo la schiena.
È solo l'agitazione del primo giorno...
Si impose di crederci e scacciò quel presentimento.
Arrivate davanti alla porta, le altre entrarono, ma Zoe rimase lì, immobile.
Il cuore le batteva così forte da rimbombarle nelle orecchie. I suoi piedi sembravano inchiodati al pavimento del corridoio, incapaci di fare quell'ultimo passo.
Fu allora che sentì una presenza alle sue spalle.
Un leggero brivido le percorse la schiena, come se l'aria intorno a lei fosse cambiata all'improvviso, diventando più densa, quasi elettrica.
«Ehm... scusami. Hai intenzione di entrare?»
La voce non era scortese. Era profonda, calda, come il riverbero di una nota bassa su un pianoforte.
«Perché, sai... stai bloccando il passaggio.»
Zoe si voltò e, per un istante, il mondo intorno a lei sembrò dissolversi.
Davanti a lei c'era un ragazzo alto, dalle spalle larghe, con i capelli biondo cenere lasciati cadere spettinati sulla fronte.
Ma furono i suoi occhi a fermarle il respiro.
Erano di un verde chiaro, limpidi e luminosi, pieni di una curiosità calma e gentile.
Non aveva l'aria del classico ragazzo popolare arrogante. Il suo sorriso, timido e sincero, trasmetteva una sicurezza rassicurante.
Ebbe un déjà-vu improvviso.
Anche lui, incrociando lo sguardo della ragazza, parve vacillare, come se il tempo si fosse allungato in un silenzio sospeso solo per loro due.
«Zoe!! Vieni, siediti qui con me ed Eva!»
La voce squillante di Milly squarciò l'incanto come un sasso in uno specchio d'acqua.
La ragazza si riscosse bruscamente, abbassò lo sguardo e mormorò un rapido:
«S-scusami!»
Poi si precipitò dentro.
L'aula la lasciò senza fiato.
Non era una stanza normale. Alle pareti pendevano poster di grandi maestri del passato e icone moderne, mentre strumenti musicali di ogni tipo, dai violini ai sintetizzatori, erano disposti con un disordine artistico che rendeva l'aria densa di creatività.
Zoe avanzò verso i banchi con le gambe che sembravano fatte di gelatina.
Si sedette accanto a Milly, mentre Eva prese posto subito dietro di lei.
Nonostante cercasse di concentrarsi, non poté fare a meno di voltarsi ancora una volta.
Lui era ancora lì, fermo sulla soglia, con lo sguardo fisso su di lei.
«Ti senti bene? Sei tutta rossa...» le sussurrò Eva, poggiandole una mano sulla spalla con dolcezza.
«Oh, sta benissimo!» ridacchiò Milly, dandole una gomitata. «Si è solo incantata davanti a Didì!»
«Didì?!» Zoe la guardò confusa, ripetendo quel nome assurdo.
«È lui» spiegò Eva, indicandolo con un cenno del capo. «Il ragazzo che stavi bloccando sulla porta. Si chiama Demian, ma Matilda lo chiama "Didì".»
In quel momento, Demian entrò finalmente in classe.
Ma non si diresse verso i banchi in fondo.
Andò dritto verso Matilda.
Sotto lo sguardo di tutti, i due si scambiarono un bacio veloce, un gesto che sembrava quasi una dichiarazione di possesso.
Un istante dopo, Demian voltò la testa.
I suoi occhi verdi incontrarono di nuovo quelli di Zoe, ma lui abbassò lo sguardo di scatto, quasi ne fosse rimasto scottato.
«Sai com'è...» riprese Milly, abbassando la voce. «Lui è proprietà privata di Matilda. Inguardabile, inavvicinabile e intoccabile. Se solo provi a posargli gli occhi addosso, lei ti cancella dall'esistenza.»
Zoe sentì una strana sensazione di vuoto allo stomaco.
Non era gelosia, non poteva esserlo. Dopotutto, non sapeva nemmeno chi fosse.
Eppure, quel momento le lasciò addosso una sensazione difficile da ignorare.
Come se qualcosa, dentro di lei, avesse riconosciuto Demian prima ancora che la sua mente potesse capire perché.
Continua...
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