Capitolo 4
Mamma.
Mamma. Non ci crederai, ma adesso ricordo la prima volta che ti ho chiamata mamma. Eravamo sul tuo lettone e avevo le mani sulla tua faccia. Giocavo con le tue guance, ti prendevo le labbra e mi divertivo a testarne la consistenza, a conoscerle. Quella volta, per la prima volta, ti ho chiamata mamma. Tu hai sorriso. Mi hai sorriso come se ti avessi fatto uno dei complimenti più grandi al mondo. Mi hai sorriso di felicità e di gratitudine. Mi hai sorriso come se ti avessi riconosciuta. Come se tu stessi aspettando quella parola da tutta la vita. Ho sentito, sotto di me, la tua felicità sussultarti in petto, spezzarsi in piccoli respiri perché era troppo grande per uscire tutta in una volta. Ti ho guardata senza capire. Non ho mai saputo di portare un peso così grande in bocca. Due sillabe che ci hanno legate per sempre. Sono felice di averti dato io questa gioia. Sono felice di essere stata io a darti questa emozione così grande. Sono orgogliosa di me stessa e così sono orgogliosa di te. Perché sono parte di te. Sono contenta di essere stata causa di quella tua immensa felicità, anche solo per un attimo, anche solo con una parola. Adesso che lo ricordo, quanto ti stava bene quel sorriso, mamma! Avrei voluto vederti così tutti i giorni. Sono stata fortunata ad averti. In quasi tutti i miei sogni sei stata l'ultimo pensiero. Sono sempre tornata da te. Come quando mi facevo male e correvo tra le tue braccia piangendo e mi toglievi tutto il dolore, tutte le lacrime. Non ho mai pensato al prezzo di questo egoismo. Ho sempre creduto che tutto si dissolvesse con la forza del tuo amore. Non mi sono mai resa conto che era semplicemente un passaggio di dolore da me a te. Te lo prendevi tu, lo assorbivi e in silenzio lo tramutavi in qualcosa di utile. Soprattutto ne nascondevi la forma in modo che io non potessi capire che l'esperienza, la pazienza, la tenacia che avevi fossero frutto del mio dolore, della stessa pasta ma con sembianze diverse. Sei stata brava, mamma. So quanto mi hai amato e so che non finirai mai. Sento il tuo petto sotto il mio orecchio, la vibrazione profonda della tua voce che canta per me e mi sento in pace. Chiunque dovrebbe ricevere delle attenzioni così. Piango per chi non le conosce. Mi addolora sapere che esiste gente che non ha goduto del calore di una persona che la ama incondizionatamente, che si chiami mamma, papà, sorella, fratello, amante. Mi dispiace perché proveniamo tutti da un’unica parte. Forse siamo la stessa esistenza ripetuta e vissuta più volte e più volte contemporaneamente. Forse mi amo da sola, in realtà. Pensi con un po' più di compassione al mondo se immagini che tutte le atrocità più becere mai perpetrate sono state commesse da noi stessi su noi stessi. E poi pensi che possiamo interrompere tutto, solo dicendo basta. Dobbiamo solo volerlo. Sono davvero tanto felice. Non so cosa succederà adesso, ma non ho paura, non mi sento sola, è esattamente il contrario. Non ho paura perché so che, qualsiasi cosa sarà, sono amata. Me ne vado amando tutti perché la fortuna che ho avuto io deve essere di tutti. Allora spero che le persone sentano, quando sarà il momento, un po’ del mio calore e che questo le rassicuri. Lo spero tanto. Tutto quello che ho da dare lo devo a te e a papà e a Gian. Sai, ho sognato questo momento e avevo il telefono spento, adesso mi fa sorridere. Adesso sento un po’ freddo, ma è un brivido piacevole. Spero che potrai perdonarmi, mamma. Spero che riuscirai a capirmi. Non avercela con me. Mi mancherai. Ricordami felice. Ricordami con le mie manine. Le mie manine sulla tua faccia. Mentre ti chiamo mamma. Non ho capito perché non l'ho mai fatto prima. Adesso sono stanca. Chiuderò un poco gli occhi. C'è un sacco di pace qui. Ti sento mentre canti. Ti voglio bene. Mamma.
Delia aprì gli occhi.
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