Storia · capitolo 2

Capitolo 2

I sogni di Erica di Duils

Gian aprì gli occhi e si vide scrutato in faccia da quelli attenti e concentrati di Erica. Era un'espressione che non le aveva mai visto. Nascondeva la determinazione di qualcosa, lo stesso sguardo che potrebbe avere un animale a caccia. Vedeva le sue pupille spostarsi e fermarsi a scatti e in continuazione sui suoi lineamenti, cercare qualcosa ai lati della propria faccia e accarezzarlo via. Gian abbozzò un sorriso ma Erica era troppo impegnata a scandagliare il viso di lui per ricambiare. Così quella premura cadde nel vuoto e allora lui si fece serio, sentendosi nel preludio di qualcosa. Dopo qualche secondo, Erica sembrò tornare alla realtà, fu lei a sorridergli e Gian ebbe il sollievo di sapere che i sentimenti non vanno mai sprecati. Chiuse gli occhi quando Erica gli si avvicinò al viso per baciarlo dolcemente, più volte. Lui si godeva quelle effusioni ma non poteva sapere che ogni bacio era per tirare via un pezzo di vetro. Ogni bacio era il tempo che tornava indietro. Ogni bacio era un po' di salvezza. Erica cercava di salvargli la vita baciandolo. Queste è una cosa che Gian non seppe mai. Gian è stata una persona estremamente amata nella propria vita di un amore raro, deciso, incondizionato e gli è stata usata la delicatezza di non farglielo mai sapere. Sentì le labbra di Erica rallentare il ritmo per poi fermarsi per pronunciare una sola parola sussurata: basta. Lui la guardò perplesso, i due erano a pochi centimetri l'uno dall'altra e si scrutarono, al sicuro sotto la folta chioma di Erica che li nascondeva agli occhi del mondo.

Per un attimo a Gian si gelò il sangue nelle vene. Per un attimo Gian pensò che Erica parlasse di se stessa. Il cuore gli sobbalzò pensando che lei non potesse continuare a vivere così.

No.

Non poteva essere.

Stava parlando di lui. Non voleva più vederlo. Questo pensiero non servì a sciogliergli la circolazione, anzi era un terrore di uguale identità ma diverso, un terrore in cui si vedeva solo, senza di lei. Era questo che gli faceva più paura. Poi però trovò pace nello sguardo sincero e calmo di Erica. Allora si diede ancora qualche secondo per parlare con se stesso, prima che con lei. Gian si chiese se veramente credeva, nel proprio intimo, che quel momento non sarebbe mai arrivato. Stavolta non ci sarebbe stata una discussione, Erica aveva deciso, lo vedeva, lo sentiva. Erica lo aveva già lasciato. Sentì il leggero bruciore delle lacrime che salivano a cercare sfogo negli occhi e la gola si bloccò a qualsiasi stimolo che fosse di parola o del semplice deglutire. Abbozzò un sorriso comprensivo mentre accarezzava il viso di Erica e se lo godeva, per l'ultima volta insieme nel letto, comodi, sinceri. Apprezzò la bellezza del tempo, seppur dolorosa, che non sarebbe tornato più. Scoprì che riusciva ad amare Erica in un altro modo ancora, quell'amore che si può provare solo quando ci si lascia e puoi sentirne il colpo di coda, potentissimo e brevissimo. Scoprì che adesso aveva veramente amato Erica in tutti i modi possibili. Aveva collezionato per lei tutte le forme disponibili dell'amore. Anche l'ultima.

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