Storia · capitolo 14

Capitolo 13. LE RIFLESSIONI

La mia storia tragicomiconcologica di giovanna capretta

In questo racconto ho inserito spesso un po’ di ironia, ma la cosa è molto seria.

Durante le mie esperienze in oncologia ho visto molte persone farcela, ma ho anche dovuto vedere qualcuno non farcela. Ho visto le lacrime disperate di chi ha avuto la notizia dell’inefficacia delle terapie, ho visto poltrone vuote (…), ho dovuto andare a qualche funerale seppellendo un pezzetto del mio cuore assieme a delle care amiche che hanno vissuto con coraggio accompagnate da una malattia parassita che si fa aggressiva succhiando le energie alle persone...

I tumori sono una cosa seria, e la vita è sempre un terno al lotto, una ruota che gira. Nessuno sa come andrà. Ogni persona ha la sua storia, diversa da tutte le altre storie, ognuno vive ed affronta la malattia in un modo diverso. Io non so se avrò altre recidive, ma so che voglio fare tutto ciò che non sono ancora riuscita a fare, quindi mi serve ancora tanto tempo, perché ho tante idee in testa. Non rinuncerò sicuramente a nulla: voglio cantare, voglio studiare, voglio leggere, voglio conoscere, voglio prendermi una laurea…

A volte qualcuno mi chiede consigli su come affrontare un tumore… Non ho consigli. L’unica cosa che mi sento di dire è: viviamo la vita nel modo più normale possibile, viviamo per gioire di ogni piccola cosa che ci fa star bene, viviamo perché ognuno di noi ha un posto ed un compito da portare avanti in questo mondo, viviamo perché questa vita è l’unica possibilità che abbiamo, non rimandiamo mai a domani, perché il domani non è certo… Se vogliamo fare qualcosa, facciamolo oggi.

E quando state bene, fate tutto quello che vi fa stare ancora meglio. Studiate, leggete, cantate, pregate, lavorate, costruite, credete in qualcosa e soprattutto amate ciò che fate e amate le persone che vi stanno vicine! Qualsiasi cosa succeda, non fermatevi a piangere. E se le lacrime sgorgheranno, non esitate a condividerle con qualcuno che vi aiuti ad asciugarle. Se piangete, fatelo con la convinzione che non si piange in eterno. Non datevi mai per spacciati, non credete a nessuno di quelli che vi dicono che non ce la farete. Ogni fine di qualcosa segna l’inizio di qualcos’altro.

Mia nonna aveva una massima: “fino alla morte non si sa la sorte!”, e lei è arrivata a 99 anni, passando due guerre mondiali, difficoltà di ogni genere, stenti, paure…

Ognuno di noi ha la sua strada da percorrere, una strada che può essere lunga o corta, facile o tortuosa, ma che va sempre avanti. Ci penserà solo il nostro destino a fermarla: quando vuole lui, come vuole lui, senza chiedere il permesso a nessuno. Possiamo fare solo una cosa: viviamo!

 

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