Storia · capitolo 13

Capitolo 12. LA MERCEDES DEI CVC!

La mia storia tragicomiconcologica di giovanna capretta

Una volta ero nella stanza delle chemio, seduta sulla poltrona a fianco di quella della Regina Madre ed ho avuto un “incidente di percorso”: dopo tante infusioni in vena, sempre sullo stesso braccio, le mie vene hanno iniziato a ribellarsi. Quel giorno le infermiere non riuscivano a trovarmi la vena.. Erano in cinque infermiere e, a turno, ognuna di loro ha provato ad infilarmi l’ago-canula. La prima ha trapassato la vena, quindi quando il liquido ha iniziato ad entrare si è formato un rigonfiamento. Ho bloccato la flebo e chiamato: è venuta la seconda infermiera che ha ritentato con il secondo buco. Pareva andasse bene. Parte la flebo ma il liquido esce dal buco superiore che io stavo tentando di tenere schiacciato con un dito. Mi tolgono anche il “secondo tentativo” e arriva la terza infermiera. Si ripete la scena (ed io con due dita a tenere schiacciato i due punti). Sono arrivata al quarto buco ed ho detto alle infermiere: “mi spiace, ma ora ho finito le dita…” (con cos’altro potevo tener premuti tutti quei buchi?). Quindi chiamano in aiuto l’anestesista che, con gesto eroico, mi infila l’ago-canula tra la base del mignolo e dell’anulare sul dorso della mano… La “regina madre” era preoccupatissima per me, e io, non sapendo di preciso che fare, ridevo: un po’ per disperazione e un po’  perché avevo davanti l’immagine dei cartoni animati  e mi pareva che il liquido dovesse uscirmi da tutti i buchi a mo’ di innaffiatoio come se fossi io stessa un personaggio di una puntata di “Tom e Jarry”…

Da quella volta la decisione: “ti mettiamo un CVC” . Il “CVC” (catetere venoso centrale) consiste in un tubicino infilato nella giugulare che ti esce dalla zona clavicolare con un aggeggio al quale va collegata le flebo. In pratica invece di farsi bucare ogni volta, il farmaco entra direttamente in vena attraverso quel tubicino. Grande esperienza anche quella… Mi fissano l’appuntamento per inserire questo apparecchio e capito “a fagiuolo”: proprio quel giorno avevano i nuovi modelli di CVC. L’anestesista (che ha il compito di effettuare l’operazione) era contento ed emozionato; mi ha detto “ti metto una fuori serie: questa è la Mercedes dei CVC”. Ma che fortuna! Peccato che l’installazione della Mercedes non è andata esattamente come doveva. L’anestesista ha lavorato un pezzo, perché, da quanto ho capito, questo aggeggio aveva un sistema di inserimento diverso dai soliti… Lo ho visto sudare, ma mi sono preoccupata davvero quando, dopo le terza puntura di anestetico, ha esclamato “Gesù, aiutami tu!” uscendo dalla stanza con le mani trai i capelli! Ecco, io ben cosciente del fatto che “Gesù” non aveva ancora mai inserito un CVC, e che in quel momento sembrava non essere presente, ho pensato che qualche problema effettivamente ci fosse ed ho detto all’anestesista: “se per lei va meglio, io sono abituata con una vecchia 500, non mi serve proprio la Mercedes”… Ma, o Gesù alla fine è arrivato o, chissà, dopo una breve sosta di riflessione il CVC è andato al suo posto. E per un po’ di settimane è andato bene, anzi, benissimo!!! Peccato che quando sono passata dalle terapie settimanali a quelle tri-settimanali, si è intasato. Tolto d’urgenza con 40 cm di coaugulo interno… No coment! (o meglio… il solito treno di vagoni merci carichi di intercalari veneti…).

Per fortuna avevo terminato le chemio e il farmaco dell’immunoterapia poteva essere somministrato anche sotto-cutaneo. Così ho finito le mie lunghe esperienze con le flebo e sono passata a questo nuovo modo, molto più comodo. Dovevo solo stare per un’ora ferma immobile a letto dopo l’iniezione.

Un giorno ero in una stanza con una signora. Io ero a letto che leggevo in attesa di far passare l’ora, e la signora a fianco a me era con la flebo. Il marito della signora, notando che io non avevo nessuna bottiglia attaccata, ad un certo punto mi dice: “ma lei viene qui a riposarsi?”. Eh certo, io quella mattina mi ero alzata con un’idea fissa: “dove vado a riposarmi oggi? Ma sì, oggi vado in oncologia a Montebelluna, dormo un’oretta e poi torno a casa!”. E così quel giorno sono tornata a casa anche divertita!

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