Capitolo LE “PRINCIPESSE DELLE FAVOLE”
La grande differenza tra il mio primo tumore (nel 2014) e il mio secondo (nel 2019) fondamentalmente è stata la compagnia. La prima volta ho affrontato le terapie “da sola”, mentre la seconda volta abbiamo creato un gruppo: un po’ perché eravamo in molte donne provenienti da zone vicine, un po’ perché i pesi è sempre meglio portarli con più braccia per suddividere la fatica. Il gruppo è stata un’esperienza di “auto aiuto” a volte molto utile, a volte meno. Si sono creati dei legami e delle amicizie, abbiamo fatto delle esperienze assieme. Ci eravamo denominate “le Principesse delle Favole”: abbiamo trovato un’immagine che ritraeva le principesse della “Walt Disney” senza capelli, e la abbiamo assunta quale immagine identificativa del gruppo. Eravamo una serie di “principesse” e la “regina madre” (la signora più matura del gruppo).
Alla fine la compagnia ci è servita per ridere per cose che non fanno ridere, andare a far festa tutte assieme a mangiare una pizza, a chiacchierare durante le ore di chemioterapia.
Una volta ci siamo accordate e siamo andate a mangiare una pizza in un paese vicino. Ci siamo presentate con turbanti, fazzoletti in testa, parrucche o… nulla se non il “nudo scalpo” suscitando sguardi curiosi tra i presenti: la gente ha sempre una forma di timore nei confronti delle malattie e vedere una decina di donne in evidente momento di terapie oncologiche crea imbarazzo: quell’imbarazzo causato dalla paura per la malattia in genere. Abbiamo anche fatto delle foto tutte assieme, dove ci tenevamo per mano, sorridenti, sfoggiando ognuna un look diverso, ognuna con la propria personalità. Insieme si scaccia il male!
Oggi, a distanza di quasi 6 anni, ci vediamo e ci sentiamo molto meno: il tempo passa!
Abbiamo vissuto assieme un periodo difficile delle nostre vite, ed il gruppo (non un mero gruppo social, ma un gruppo di persone, un gruppo vero) è stato utile perché abbiamo condiviso gli stessi problemi, le stesse paure, situazioni tra loro simili. Oggi le cose sono cambiate per tutte. Non per tutte in meglio, non per tutte in peggio. Una di noi la abbiamo accompagnata per l’ultimo saluto… Ognuna ha ripreso il proprio cammino fatto di storie diverse, di problemi diversi e di difficoltà diverse, di gioie grandi o di dolori profondi. I "cammini" comuni per forza di cose uniscono le persone e le portano a trovarsi, ma poi le strade tornano a dividersi. Questo non significa che non debba più esistere un gruppo come questo: mantiene i contatti (anche se radi, anche se occasionali), resta un legame, un filo conduttore, un pezzo di vita condiviso che non va cancellato o dimenticato, un pezzo di vita che ci ha fatto crescere e ci ha insegnato qualcosa. C'è e deve mantenere il suo posticino. Questo è stato un vero gruppo accomunato dal coraggio, dalla forza e dalla speranza. Abbiamo percorso un pezzo di strada tenendoci per mano. Questo è stato fondamentale. Nelle intenzioni iniziali questo gruppo avrebbe dovuto servire anche per altre persone, anche per il futuro, per aiutare chi entrava nel tunnel della malattia. Ma poi ci siamo rese conto che aiutare è una cosa difficile, impegnativa, delicata: meglio operare con le associazioni esistenti e riconosciute che hanno anche il supporto di competenze ed esperienze. Ma questa esperienza ci resterà nel cuore e ci aiuterà a non dimenticare le cose importanti ed i valori veri!
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