Storia · capitolo 9

Capitolo 8

La linea dell'acqua di Alessandro

Le distanze che non fanno rumore

 

 

Sull’isola le distanze non erano mai le stesse.

Erano fatte di pause, di silenzi trattenuti, di strade percorse senza fretta. A volte la polvere si alzava a ogni passo, altre volte era il fango a rallentare il tempo e il passaggio de giorni.

Valery iniziò a riconoscere il momento della giornata in cui Robert sarebbe potuto comparire e senza accorgersene stava diventando attesa.  

Non lo aspettava fisicamente, ma la mente sì. I pensieri si facevano più lenti, lo sguardo distratto, catturato da immagini invisibili. Era come se qualcosa, dentro, si stesse preparando.

Lo incontrò davanti alla vecchia rimessa delle barche dove Robert stava sistemando una porta che non chiudeva più. Le cerniere cigolavano, protestavano.

«Sei brava a scegliere le cose che resistono», disse lui, senza voltarsi.

Valery capì che parlava della corda. O forse no.

«Non è per scelta», rispose sorridendo. «È più… per necessità.»

Robert annuì continuando a lavorare. Ogni gesto era misurato, preciso.

Valery osservava le sue mani: non erano belle nel senso classico, ma avevano una calma che le rendeva affidabili.

«Resti?» chiese lui, infine.

Non “vuoi restare”. Non “puoi”.

Si arrese.

«Se lo vuoi.»

«Certo.»

Si sedette su una vecchia sedia appoggiata a un tavolo venato dal tempo. Rimase in silenzio. In disparte per non disturbare, come se ogni movimento potesse spezzare quella magia. Lo guardò a lungo immaginando cose che la fecero arrossire.

Lui, ogni tanto le lanciava un’occhiata fugace, un saluto silenzioso, come a confermare che la sua presenza fosse quasi insostituibile.

Quando ebbe finito, Robert si asciugò le mani sui jeans rotti in più punti e le sorrise.

Finalmente lei spalancò le porte della conversazione. Non tanto per riempire il momento ma lasciando che il tempo facesse il suo lavoro.

«Sai», disse ad un certo punto Robert, «ci sono posti che ti fanno sentire meno sbagliato.»

«Cosa intendi?»

«Voglio dire che ti accettano senza chiederti niente.»

Valery sentì un nodo stringersi.

«È per questo che sei rimasto? Perché qui non ti senti sbagliato?»

Robert la guardò.

«È per questo che non me ne sono ancora andato.»

«Io invece ho ripensato alla nostra prima conversazione, a quando ti ho detto che non avevo motivo per andare.»

«E...»

«Adesso invece vorrei volare via.»

Robert sorrise.

«Cos’è cambiato?»

«Non lo so.»

«Forse semplice normale curiosità.»

Disse quelle parole con lentezza, come una sentenza che passa inosservata ma fa sentire il suo peso.

Valery le sentì forti, decise, anche se non rappresentavano una certezza.  

«Parli come se tu avessi anni di esperienze alle spalle.»

«Non è l’età.»

«E allora cosa?»

«Quello che ti brucia la pelle.»

«Capisco.»

«Non puoi se non hai ancora provato l’amore.»

Valery si voltò.

«Mi dispiace.»

Un leggero movimento del collo e Robert chiese: «per che cosa?»

«Se ti sei bruciato.»

«Quando commetti degli errori può succedere.»

Ci fu n momento di silenzio, poi Robert continuò.

«Fa parte di un gioco a cui non si può rinunciare.»

«Un gioco? È così che reputi l’amore?»

«Non nel vero senso della parola, ma… sì è un gioco. Seduzione, aspettative, litigare, riappacificarsi, insomma…»

Valery osservò la naturalezza con la quale esprimeva concetti che per lei erano alieni.

Robert non disse altro spostando la conversazione sul tempo e sui lavori che avrebbe dovuto fare in quei giorni. Valery lo ascoltò fino a quando il sole si nascose dietro le colline e la sera ammantò il cielo con i suoi colori violacei.  

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