Storia · capitolo 11

Capitolo 10

La linea dell'acqua di Alessandro

L’eco delle cose non vissute

 

 

Con il passare dei mesi, l’isola cambiava ritmo.

Le giornate diventavano più lunghe, così come le ombre. Le stelle, più luminose, ornavano un cielo sereno.

Valery e Robert si sfioravano non più per distrazione. L’eco iniziale era mutato. Ogni contatto era una decisione minuscola ma consapevole: una mano che accarezzava l’altra mentre passavano un oggetto, una spalla che restava troppo vicina. Un tocco leggero. Un brivido inaspettato che sfociava in una passione gentile. Le labbra che si incastravano perfettamente le une alle altre in un sottile gioco di sensi.

Una sera, seduti sulla sabbia umida, Valery disse: «Ho sempre pensato che l’amore fosse un movimento.»

«Spiegati.»

«Andare verso.»

Robert sbuffò e guardò il mare.

«In effetti visto così, direi che hai ragione. Ma a volte questo movimento di costringe a restare.»

«Restare dove?»

«In un punto che inizialmente non promette niente ma che poi si rivela sorpresa, e quel punto allora diventa la meta finale, il posto dove non smetti di andare.»

Valery chiuse gli occhi. Percepì la verità di quelle parole colpirla piano, senza violenza. Non conosceva l’amore ma stava imparando che forza avesse.

«E se poi fa male?» chiese.

Robert non rispose subito. Lasciò che le immagini tornassero a rendere più chiara quella risposta.

«Farà male comunque», disse infine. «Due persone, per quanto affini, hanno sempre punti di vista differenti, pensieri contrastanti.»

«Quindi non c’è differenza, sarà sempre doloroso?»

«La differenza è se sarà un dolore vuoto o uno che ti ha cambiato.»

Valery si voltò verso di lui. Lo guardò davvero per la prima volta senza difese. Vide la calma. La resistenza, sì, ma anche qualcosa di più profondo: una forma di fedeltà al presente, alla realtà delle cose, che in lei era totalmente assente.

Non pensò ad altro che a quel sentimento, alla sua forza, a quello che poteva essere senza pregiudizi.

Quella notte dormirono insieme, senza fretta, senza bisogno di arrivare da qualche parte, ma con la consapevolezza che quel desiderio si sarebbe avverato.

La mattina Valery tornò a casa. Lo fece con leggerezza, cullata dalle sensazioni provate per la prima volta e con la certezza che qualcosa, dentro, aveva smesso di arretrare.

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