Capitolo 9
Quello che non si chiede
May si accorse del cambiamento prima ancora che Valery potesse nominarlo.
Non era qualcosa di evidente ma a una madre non passava inosservato. Non usciva più spesso, sorrideva senza entusiasmo. Era un mutamento sottile: Valery sembrava meno in lotta con le giornate, come se avesse smesso di difendersi da tutto.
«C’è qualcuno?» chiese una sera, mentre sparecchiavano.
Valery non rispose subito.
«Ho fatto centro?»
«C’è… qualcosa.»
La madre sorrise appena.
«Ed è peggio o meglio?»
Valery ci pensò.
«È più lento. Più intimo.»
May capì.
«Sembra un bravo ragazzo.»
Valery si voltò di scatto come a chiedere spiegazioni, poi si arrese. Una madre sapeva sempre tutto, o quasi.
«Sembra» rispose rassegnata.
«E Dorothy che ne pensa?»
Valery la guardò di sbieco.
«Da quando ti interessano le considerazioni di Dorothy?»
Ci fu una pausa.
«Da adesso.»
Non rispose subito. In realtà non ne avevano mai parlato davvero. I loro commenti volavano leggeri: né domande né risposte, semplici parole lanciate in aria senza malizia, senza giudizi.
«Crede solo che sia amore.»
May sorrise.
«E tu? Tu che cosa pensi?»
Valery alzò le spalle.
«Penso che sia un cambiamento.» Sbuffò. «Una porta che si apre.»
May le diede le spalle mentre tornava in cucina.
«Attenta a non farla sbattere.»
Sull’isola, Robert continuava a essere Robert.
Non faceva promesse, non cambiava il suo modo di stare. Il tempo aveva concesso spazio e lui lo aveva afferrato al volo. Le conoscenze divennero amicizie, le amicizie qualcosa di solido: un valore aggiunto per cui restare.
Valery iniziò a notare le piccole cose: il modo in cui le lasciava spazio, come se il suo corpo avesse già imparato il perimetro del suo silenzio. Il tocco delle sue mani quando la sfioravano: erano gentili e silenziose, non pesavano d’invadenza ma erano presenti. E le loro labbra sapevano sfiorarsi senza mai urgenza.
Un pomeriggio, mentre camminavano lungo il sentiero che portava alle scogliere, Valery si fermò.
«Hai paura che finisca?»
Robert non fece finta di non capire.
«In un certo senso sì, ma fa parte del gioco.»
Lei lo guardò di sbieco.
«Ancora quella parola?»
«Sai come la penso.»
«Io non sto giocando.»
Roberto sorrise, poi le prese il viso tra le mani.
«L’amore è un gioco, e il gioco può diventare amore.»
«Ed è per questo che resti? Per... amore.»
Valery esitò appena prima di dirlo.
Lui le lasciò il volto e si voltò lentamente.
«No, resto perché posso.»
Capì che la risposta era uscita senza pensare. Ci fu una pausa che gli permise di correggere il tiro. «E perché perderlo sarebbe peggio.»
Valery sentì quella risposta scendere dentro di lei come una verità non negoziabile. Rimase ad ascoltare il silenzio che prese forza tra di loro.
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
Un insolito viaggio di andata e ritorno
UN INSOLITO VIAGGIO DI ANDATA E RITORNO Era un sabato mattina di fine aprile. In attesa del treno delle 9:10 per Napoli, Olivia si stava godendo la colazione in un bar poco fuori dalla Stazione Centrale di Milano, prima di intraprendere il suo insolito viagg
L'imperdonabile
Un uomo ingabbiato in un oscuro segreto, tormentato da un amore per una donna che sembra condividere lo stesso dolore. Il destino attende dietro l'angolo il momento giusto per farsi avanti, per rendere reale il sogno a lungo rinnegato, ma sta ai protagonisti r
Il custode dei riflessi
Ettore è un piccione che ha imparato a rallentare. Dal muretto del lungomare osserva il mare, le facciate di vetro e le vite che scorrono dietro le finestre. Tra tutte, lo colpisce quella di Elena: ogni giorno china davanti a uno schermo, impegnata a creare im
Le ali di Veronica
"Le ali di Veronica" è il toccante viaggio di crescita, resilienza e riscatto di una donna determinata a non farsi definire dalla malattia. All'età di sei anni, a Veronica viene diagnosticata la SMA tipo 3. Nonostante le difficoltà fisiche e la progressiva per